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ANGELI E DEMONI

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LO SPETTACOLO

Autore: beethoven, verdi, boito
Regia: direttore antonio pappano
Genere: concerto
Compagnia/Produzione: fondazione accademia nazionale di santa cecilia
Cast: erwin schrott orchestra e coro dell'accademia nazionale di santa cecilia

Scheda spettacolo a cura di
Francesco Rapaccioni

LE RECENSIONI


La recensione di Ilaria Bellini

Roma, Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia, Beethoven, Verdi e Boito INFERNO E PARADISO Angeli e Demoni per l’ultimo concerto della stagione sinfonica all’Accademia di Santa Cecilia diretto da Antonio Pappano che, dopo la Prima Sinfonia di Ludwig van Beethoveen, mette a confronto, in un gioco di corrispondenze e contrapposizioni dove Bene e Male si sfidano, il Verdi senile del “Te Deum“ ed il Prologo del “Mefistofele”, opera giovanile di Arrigo Boito. Il concerto, caratterizzato da un programma in forte crescendo emozionale, si apre con la prima creazione sinfonica del grande compositore tedesco, ancora vicina ai modelli di Haydn e Mozart, di cui il direttore mette già in rilievo tutto l’impeto e il vigore propriamente beethoveniani, screziando con un forte senso del chiaroscuro (che caratterizzerà anche il resto del programma) e una leggera inquietudine i primi due movimenti. Il minuetto, in realtà uno scherzo, viene eseguito in modo particolarmente veloce per introdurre un’accelerazione dinamica e stabilire un collegamento con il tono scherzoso che caratterizzerà il recitativo di Mefistofele nella seconda parte della serata. È soprattutto nello Stabat Mater e nel Te Deum, entrambi accompagnati dall’orchestra, che rifulge la maturità verdiana: il linguaggio accurato e originale fonde lo stile della polifonia classica con quello dell’armonia moderna. Opera della vecchiaia, “addio al teatro” e congedo dalla vita, il Te Deum inizia con un doppio coro a cappella che ricorda la spiritualità rarefatta delle laudi gregoriane, ma poi interviene l’orchestra con un Sanctus tutto umano e le antiche passioni risorgono, ritrovando nello scoppio di esultanza i cangianti coloriti melodrammatici mediati dal ricordo e dalla sobrietà della vecchiaia. Antonio Pappano sottolinea la “tinta“ verdiana e le corrispondenze con le opere della maturità, con una lettura sentita e differenziata, allargando e stringendo i tempi con piglio toscaniniano, per dare grande rilievo alle pause e ai passaggi dalle pagine più elegiache alle accelerazioni di speranza e restituire i contrasti, lo scatto, il senso di annullamento mistico (bellissimo come si spegne il Miserere), facendo scaturire la varietà drammatica di una musica sacra che rispetta le umane emozioni. Del Mefistofele, opera complessa e intellettualistica che Boito, dopo il fiasco iniziale, revisionò per avvicinarla al gusto melodrammatico corrente incontrando il favore popolare, il Prologo in Cielo è pagina così ispirata e suggestiva da giustificare una proposta autonoma in sede di concerto. Il lungo episodio metafisico, caratterizzato dalla dicotomia Bene / Male, si apre con un coro celestiale di dolcissime Falangi celesti, a cui si contrappone il sardonico recitativo di Mefistofele, il basso Erwin Schrott, che, con voce profonda e suadente e il volto da angelo caduto, dissolve le atmosfere celesti con zaffate sulfuree. Erwin Schrott, che ha già affrontato sulla scena il Mefistofele di Gounod e Berlioz, ha un registro grave ricco di suono, adatto alla magniloquenza del personaggio di Boito e la voce sonora riecheggi, schernendole, le fanfare trionfali d’apertura con tracotanza sicura la cui vena bruciante, messa in rilievo dalla perfetta dizione, sembra incrinare il finale di Laude al Signore di Cherubini Penitenti e Falangi Celesti. A chi la vittoria? La pagina, dall’architettura iperbolica e sonorità fortissime, non è esente da esteriorità e retorica (soprattutto nel grandioso e trascinante affresco finale), ma Antonio Pappano con una direzione mobilissima e chiaroscurata che richiede massima precisione esecutiva, evidenzia ogni dettaglio e sfumatura ed è sorprendente come si dissolvono in un soffio di brezza le voci dei Cherubini che s’inseguono in turbini leggeri. Un solista d’eccezione, un’orchestra in assoluta sintonia con il suo direttore musicale, l’ottimo coro preparato da Andrés Maspero, la Banda Musicale della Guardia di Finanza ed il Coro di Voci Bianche dell’Opera di Roma sono stati fondamentali per la riuscita dell’insolito programma, a cui il pubblico numeroso ha tributato pieno apprezzamento. Visto a Roma, Auditorium Parco della Musica, il 5 Maggio 2009 Ilaria Bellini
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Voto: Voto del Redattore: Ilaria Bellini

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