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AMLETO (E' VIVO)
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LO SPETTACOLO

Regia: Claudia Negrin
Genere: tragedia
Compagnia/Produzione: Skenè Company
Cast: Michele Bottini, Daniele Ornatelli, Claudia Negrin, Luca Criscuoli, Alberto Pistacchia, Claudio Gherardi, Francesco Meola, Giulia Scudenetti

Descrizione
Amleto. Un eroe non in senso classico ma nella sopravvivenza di fronte alle terribili ingiustizie del quotidiano, a ciò che non ci appartiene e non vogliamo; Amleto siamo noi. La metaforica orgia iniziale, colorata e intensa coreografia di Michele Abbondanza, sottolinea il grottesco di un mondo ipocrita da cui prendere le distanze. Mai come in "Amleto" è il Teatro stesso il protagonista, in un vortice di stili e suoni per caratteri diversi: ogni scena è un cambio di rotta, un gioco teatrale per eccellenza, dove Amleto ed il pubblico dialogano senza filtro, e dove il finale della tragedia è amaramente già scritto.
Scheda spettacolo a cura di
Elisa Cazzato

LE RECENSIONI


La recensione di Elisa Cazzato

UN AMLETO VIVO

Rappresentare l' Amleto è quasi un passaggio obbligato per una compagnia teatrale; un testo che è una continua fonte di ispirazione perché Amleto ha sempre qualcosa da dire, e l’abilità sta nel capire come.

Al teatro Blu è in scena fino al 27 marzo, l’emblematico testo di Shakespeare nella versione curata da una sorprendente Claudia Negrin, nel doppio ruolo di attrice e regista con la Skenè Company, assieme a Michele Bottini, Daniele Ornatelli, Luca Criscuoli, Alberto Pistacchia, Claudio Gherardi, Francesco Meola, Giulia Scudenetti.

Un Almeto ingegnoso, curioso e ambizioso, in cui si attua un inedito capovolgimento del ruolo spettatore-attore: Amleto non è nella lontana tragedia che si consuma in Danimarca, Amleto è vivo in ognuno di noi, più umano della tragedia e più vicino alla realtà che ci appartiene.

Ingegnoso perché non capita spesso di vedere in scena il defunto re di Danimarca trasformato in una seducente rock star vestita di pelle, borchie e catene; il figlio Amleto in jeans e camicia nera (una mise che moderno intellettuale); un’alcolizzata regina di Danimarca; un’Ofelia farfalla; degli strepitosi Rosencrantz e Guildestern trasformati in ballerini di musical anni ’20 e Polonio mascherato da clown. 
Detto questo, tutto diventa possibile.
Curiosa ma efficace e diretta l’idea di aprire lo spettacolo con una coreografia in cui i personaggi sono dei manichini nelle mani di un incerto Amleto che, assieme agli altri personaggi, rompe definitivamente il ghiaccio con lo spettatore attraverso continui via vai tra platea e palcoscenico.

La scenografia è essenziale ma appare quasi non indispensabile ai fini della spettacolarità perché, a colorare lo spettacolo, ci pensano i personaggi: tanto statici e tetri manichini, quanto robotici ballerini (le coreografie sono di Michele Abbondanza) in un continuo tira e molla tra fedeltà e libera interpretazione del testo; il teschio c’è, ma colorato di tinte psichedeliche.
Geniale l’espediente di usare la radio come voce guida degli eventi: con un richiamo a Radio Londra, la tecnologia modernizza la tragedia. I riferimenti alla modernità riguardano anche nella scelta delle basi musicali, talvolta solo attraverso impliciti echi del grande rock, fino ad un esplicito omaggio rap al moderno eroe - operaio della canzone di Caparezza Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche).

Ambiziosa infine, è l’idea di rendere Amleto uno di noi e non un lontano carattere nella Danimarca immaginata da Shakespeare. Amleto vive nelle storie di una modernità consumata dall’individualità, in cui ognuno è perso dietro se stesso e incapace di vedere realmente l’altro.

Un ottimo lavoro, che lascia un messaggio profondo senza rinunciare all’ironia.

Visto il 16/03/2011 a Milano (MI) Teatro: Blu

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Voto: Voto del Redattore: Elisa Cazzato

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