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AMLETO
Amleto

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LO SPETTACOLO

Autore: William Shakespeare
Regia: Corrado d’Elia
Genere: tragedia
Compagnia/Produzione: Teatri Possibili
Cast: Marco Brambilla, Paola Giacometti, Maurizio Desinan, Gustavo La Volpe, Roberto Marinelli, Fabio Paroni, Elisa Pella, Maurizio Suraci, Andrea Tibaldi; Scene: Fabrizio Palla

Descrizione
Racconta di me e della mia causa, non dimenticare....

Sono queste le ultime parole che Amleto morente rivolge ad Orazio, l'amico carissimo, l'unico sopravvissuto della storia.
E questi accoglie la preghiera e ne diventa il testimone.

Col procedere del tempo però, com'è normale, il ricordo si sbiadisce e si deteriora e nella mente di Orazio la vicenda si confonde e si scompone.
In una stanza vuota raccontiamo ma, forse è più esatto dire, ricordiamo la vicenda di Amleto, così come la memoria di Orazio ce la rimanda: una sequenza più o meno logica di quadri in cui i volti e le immagini emergono dal buio con la rapidità di un battito di ciglia.

La scena è una stanza della memoria, claustrofobica e senza via d'uscita.
Le azioni si susseguono al ritmo ossessivo del ricordo, si confondono e si mischiano come avviene nella mente di Orazio, che ci restituisce una storia spezzata, frammentaria, ma colma di umanità.

Dopo il successo degli spettacoli Otello, Romeo e Giulietta
Scheda spettacolo a cura di
La Redazione

LE RECENSIONI


La recensione di Fabienne Agliardi

Una Lezione di teatro con la L maiuscola, signori miei. Quello che è riuscito a fare Corrado D’Elia è qualcosa che va al di là anche dell’inaspettato. Inaspettato, perché ormai, dopo centinaia di allestimenti in tutte le salse, non sai più nemmeno se e cosa aspettarti di nuovo. Eppure D’Elia c’è riuscito. Nel suo teatro da 150 posti sui Navigli, il Teatro Libero, libero di nome e d’intenti, libero anche di volare e di portare un risultato straordinario come questo. Una stanza vuota, con piastrelle grigio-bianche a cubi. Apparentemente senza via d’uscita. Come in un fotogramma cinematografico, cala il buio pesto, s’alza la musica hard rock e inizia la pellicola della memoria. Orazio ne attiva il metaforico rewind, raccontando frammenti di storia. Flash di ricordi, sì, ma sempre legati dal doppio filo logico e cronologico. Appaiono e scompaiono i personaggi, velocissimi e puntuali. Sembra magia, ma è perfezione di tempi teatrali. Non si capisce da dove sbuchino:invisibili porte girevoli o carrucole risucchianti dall’alto? Niente di tutto ciò. Una scenografia inesistente eppur complessa che si svela nel celebre “essere o non essere”: l’unico momento in cui le porte si aprono, dischiuso simbolo del libero arbitrio. Luci rosso sangue quando nell’aria c’è morte e vendetta, gestualità evocativa da trattenere il respiro, affiatamento scenico eccellente. L'Amleto di Corrado D'EliaI protagonisti. Claudio (Gianlorenzo Brambilla), aria da parvenu, illetterato commendatore dall’orologio d’oro, ostenta la sua usurpata posizione con una presenza in scena pressoché fissa; passa i 100 minuti avvinghiato lascivamente a Gertrude, la quale spesso lo corregge nel suo confuso e scorretto eloquio. Ofelia (Elisa Pella), meravigliosa ninfa, vive e muore con eleganza e grazia. Splendida la scena in cui Laerte cerca di sottrarla alla morte. Splendida lei. Da tenere d'occhio. Rosencrantz e Guildenstern hanno un ruolo preminente, sia da vivi che da morti. Volutamente molto diversi dal punto di vista fisico, paradossalmente sono comunque sempre confondibili e interscambiabili, tanto che loro stessi non si riconoscono più. Vuoti e meschini sì, ma con un tratto di simpatia e di comunicatività in più. L'Amleto di Corrado D'EliaE poi lui, Amleto. Seppur in jeans, è rigorosamente “dressed in black”. Un Corrado D’Elia ispiratissimo, senza nessuna sbavatura, lo porta all’apogeo. Un Amleto in 100 minuti, senza scenografie, senza attrezzi di scena, senza ingombranti costumoni d’epoca, ma comunque estremamente completo e intenso. Un allestimento dalle intuizioni formidabili, dipanato con intelligenza, competenza e cuore, sintetico ma mai superficiale. Contemporaneo eppure incredibilmente “shakesperiano”: non si butta via nulla, anzi, si guadagna. Sicuramente il migliore degli ultimi due lustri. Capolavoro. Il resto è silenzio. Milano, Teatro Libero, 2 dicembre 2006
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Voto: Voto del Redattore: Fabienne Agliardi

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