AMLETO
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 2
LO SPETTACOLO
Autore: William Shakespeare Descrizione
Racconta di me e della mia causa, non dimenticare.... Sono queste le ultime parole che Amleto morente rivolge ad Orazio, l'amico carissimo, l'unico sopravvissuto della storia. E questi accoglie la preghiera e ne diventa il testimone. Col procedere del tempo però, com'è normale, il ricordo si sbiadisce e si deteriora e nella mente di Orazio la vicenda si confonde e si scompone. In una stanza vuota raccontiamo ma, forse è più esatto dire, ricordiamo la vicenda di Amleto, così come la memoria di Orazio ce la rimanda: una sequenza più o meno logica di quadri in cui i volti e le immagini emergono dal buio con la rapidità di un battito di ciglia. La scena è una stanza della memoria, claustrofobica e senza via d'uscita. Le azioni si susseguono al ritmo ossessivo del ricordo, si confondono e si mischiano come avviene nella mente di Orazio, che ci restituisce una storia spezzata, frammentaria, ma colma di umanità. Dopo il successo degli spettacoli Otello, Romeo e Giulietta
Scheda spettacolo a cura di
La Redazione LE RECENSIONILa recensione di Fabienne Agliardi
Una Lezione di teatro con la L maiuscola, signori miei. Quello che è riuscito a fare Corrado D’Elia è qualcosa che va al di là anche dell’inaspettato. Inaspettato, perché ormai, dopo centinaia di allestimenti in tutte le salse, non sai più nemmeno se e cosa aspettarti di nuovo. Eppure D’Elia c’è riuscito. Nel suo teatro da 150 posti sui Navigli, il Teatro Libero, libero di nome e d’intenti, libero anche di volare e di portare un risultato straordinario come questo.
Una stanza vuota, con piastrelle grigio-bianche a cubi. Apparentemente senza via d’uscita. Come in un fotogramma cinematografico, cala il buio pesto, s’alza la musica hard rock e inizia la pellicola della memoria. Orazio ne attiva il metaforico rewind, raccontando frammenti di storia. Flash di ricordi, sì, ma sempre legati dal doppio filo logico e cronologico. Appaiono e scompaiono i personaggi, velocissimi e puntuali. Sembra magia, ma è perfezione di tempi teatrali. Non si capisce da dove sbuchino:invisibili porte girevoli o carrucole risucchianti dall’alto? Niente di tutto ciò. Una scenografia inesistente eppur complessa che si svela nel celebre “essere o non essere”: l’unico momento in cui le porte si aprono, dischiuso simbolo del libero arbitrio. Luci rosso sangue quando nell’aria c’è morte e vendetta, gestualità evocativa da trattenere il respiro, affiatamento scenico eccellente.
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