AMEDEO (O COME SBARAZZARSENE)
LO SPETTACOLO
Autore: Eugène Ionesco Descrizione
Una farsa tragica in cui un cadavere nascosto da due coniugi, cresce fino a schiacciare mobili e pareti
Scheda spettacolo a cura di
giuseppe sollazzo LE RECENSIONILa recensione di giuseppe sollazzo
Amédée (ou Comment s’en débarrasser)
L’amore fa passare il tempo, e il tempo fa passare l’amore: questa potrebbe essere la postilla alla farsa tragica di Eugene Ionesco, Amédée (ou Comment s’en débarrasser), in scena fino al 19 aprile al teatro Silvia Monfort di Parigi.
Il teatro ha sempre raccontato il conflitto dei due sessi, da Clitennestra che uccide Agamennone, passando per Otello, fino a Strindberg, tutto è stato detto sulla lotta dei sessi. Ma nel teatro dell’autore della “Cantatrice calva”, la tragedia della coppia è la tragedia dell’insensatezza del mondo.
Ionesco fa al teatro, quello che Picasso ha fatto alla pittura.
Quella dell’autore rumeno non è letteratura, ma un mondo fatto di battute e didascalie. Con un linguaggio disarticolato dà vita più che al teatro dell’assurdo - sempre meno assurdo in un mondo assurdo - alla drammaturgia della delusione e della derisione, come afferma in più di un’intervista. Amédée, uno scrittore in cerca d’ispirazione, e Madeleine, una moglie votata al martirio casalingo, nascondono un cadavere. Lo hanno ucciso loro? E soprattutto cosa rappresenta? La colpa? Il tempo? Fra pareti a strisce bianche e rosa, nuvole magrittiane sullo sfondo, con l’ausilio di canzoni che vanno da Only you a La vie n’est pas facile, i due litigano, amano, ricordano. “Se non ti sbarazzi del cadavere, divorzio!”, “domani, lo farò!”, risponde Amédeée. Intanto nella casa crescono funghi, e il cadavere, afflitto dalla “progressione geometrica, malattia incurabile dei morti”, diventa sempre più grande, fino a schiacciare pareti e mobili. Se l’autore dichiarava di confondere tutto nella vita: i sogni con la realtà, i ricordi con l’immaginazione, il suo mondo scenico lo conferma. La fantasiosa regia di Planchon gioca con la piéce, come un giocoliere con i birilli. Flash-back del bel tempo che fu, matrimoni in abito bianco, canzoni in frac e cilindro, gatti parlanti, proiezioni, lampadine da music-hall, danno vita a un teatrino dell’interiorità raccontato con garbo e divertimento. Tra i due finali scritti da Ionesco, è qui proposto quello pessimista. Una volta portato fuori il cadavere, l’uomo viene letteralmente schiacciato da un enorme piede che cade dall’alto. Danno man forte in questa giostra dell’esistenza, Patrick Seguillon attore trasformista, Colette Dompiétrini, una Madeleine arzilla e tenace nel voler occultare cadaveri ingombranti, e lo stesso Planchon, nei panni di Amédée, scrittore impegnato che non s’impegna a scrivere un rigo. Lo spettacolo è finito, andate! dice rivolta al pubblico la protagonista, ma c’è tempo per cantare ancora una volta: S' aimer d'amour,
a Paris ,
c'est magnifique…
Parigi, venerdì 27 marzo 2009
Théatre Silvia Monfort
Repliche fino al 19 aprile
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