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ALLE 2 I MONACI TORNANO IN CONVENTO

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LO SPETTACOLO

Autore: Antonio turco
Regia: Caterina Venturini
Genere: teatro civile
Compagnia/Produzione: Compagnia Stabile Assai di Rebibbia

Descrizione
23 maggio 1992. ore 18.00. A Capaci si consuma l’ennesimo dramma della mafia. Vengono uccisi il giudice Falcone, la moglie e la scorta. Si protrae un decennio di morti illustri. Sullo sfondo di questa tragedia nazionale, Giacomo e Agata vivono la loro stagione d’amore. Un amore difficile perché appartengono a 2 famiglie in forte contrasto. La ragazza proviene da un nucleo mafioso. Le aspirazione di Giacomo sono quelle di fare il musicista e di contribuire alla diffusione di una cultura diversa in Sicilia. I due ragazzi cresceranno tra problemi, drammi sociali e la volontà di tanti giovani siciliani di ribellarsi alla mafia che continua a dettare legge… e non solo in Sicilia.
“Alle 2 i monaci tornano in convento” simboleggia paradossalmente, attraverso l’inizio della quiete e del silenzio, il momento in cui vennero collocati gli ordigni della strage.
Lo spettacolo conclude il trittico di opere dedicate alle città criminali tra il 1975 e il 1992. Anni che hanno cambiato la storia de
Scheda spettacolo a cura di
Elisabetta Colla

LE RECENSIONI


La recensione di Elisabetta Colla

ALLE 2 I MONACI TORNANO IN CONVENTO

Romeo e Giulietta ai tempi della mafia. Mentre passano in rassegna tragici e ben noti eventi della storia recente, quali in primis l’omicidio dei giudici Falcone e Borsellino, si raccontano al Teatro Parioli - nella ben riuscita pièce “Alle 2 i monaci tornano in convento” della Compagnia Stabile Assai di Rebibbia - anche le disgrazie personali di Giacomo ed Agata, innamorati ma appartenenti a due famiglie in contrasto fra loro. Lui, figlio di un professore, ama la musica e spera di lasciare la Sicilia con la sua morosa. Lei, maestra, cresciuta in una famiglia mafiosa, rinuncia a lui per salvarlo dalle minacce del padre e si sposa con Tano, un imprenditore affiliato. Intorno ai due giovani si alternano sul palco, a raccontarsi, come sulla piazza di un paese, personaggi chiave del territorio dove si svolge l’azione, come il prete, i familiari, il padre/boss, le vittime e i carnefici,  accompagnati da musica e canzoni d’autore eseguite rigorosamente dal vivo da un gruppo di splendidi musicisti (Giò Bosco, voce gospel/blues, Lucio Turco, batterista jazz, Mario Donatone, tastiere e voce, Roberto Turco, basso e voce, Antonio Turco, voce e chiatrre, Paolo Petrilli, fisarmonica e tastiere, Corrado Ferrari, voce e tammorra, Alberto Petri, mandolino e violino, Enzo Pitta, tastiere e voce, Fabrizio Collevecchio, percussioni). Davanti al proscenio, e per tutto lo spettacolo, siedono, vestiti di nero, ora silenti ora recitanti in lugubri cori, alcuni personaggi simbolici, legati fra loro da lembi di stoffa, quasi a simboleggiare un vincolo atavico in una situazione senza via d’uscita. Lo spettacolo, il cui titolo evoca l’ora in cui – in contrasto con la quiete del convento – viene dato il segnale per collocare gli ordigni della strage di Capaci, conclude la trilogia di opere dedicate dalla Compagnia alle città criminali tra il 1975 e il 1992, circa un decennio di morti illustri, che ha modificato la storia del nostro Paese. I rapporti fra Stato e criminalità organizzata, legalità ed illegalità, la soggezione ad un potere mafioso che non perdona i disobbedienti, interni ed esterni al clan, ed al cui volere supremo tutti  devono sottostare pena la morte, sono ben evidenziati dagli autori, Antonio Turco (educatore proveniente dal mondo della giustizia minorile) e Caterina Venturini (diplomata alla Bottega del Teatro di Gassman, regista della Compagnia Stabile Assai). Nel corso dello spettacolo, nel quale hanno recitato detenuti ed ex-detenuti di Rebibbia, alla presenza delle autorità del Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria (tra cui Luigia Culla, Emilio di Somma e Stefano Ricca, direttore della Casa di Reclusione di Rebibbia)  si realizza pienamente la mission del trattamento penitenziario: attraverso il lavoro, l’istruzione e le espressioni artistiche, in questo caso il teatro, è possibile che i detenuti compiano un percorso rieducativo e risocializzante pienamente soddisfacente. Fra gli altri autori ricordiamo Sandra Vitolo, la psicologa della Casa di Reclusione di Rebibbia, Francesco Rallo, detenuto ergastolano, Patrizia Spagnoli, terapeuta responsabile del laboratorio teatrale del carcere di Spoleto e Gaetano Campo, detenuto semilibero che da anni offre un significativo contributo alla stesura dei testi ed alla realizzazione degli eventi. Da sottolineare che la Compagnia Stabile Assai di Rebibbia è il più antico gruppo teatrale operante in ambito penitenziario italiano ed ha esordito nel 1982 al Festival di Spoleto: tutti i testi teatrali portati in scena dalla Compagnia sono inediti.

Visto il 03/05/2011 a Roma (RM) Teatro: Parioli

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Voto: Voto del Redattore: Elisabetta Colla

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