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ALLA META
Alla Meta

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LO SPETTACOLO

Autore: Thomas Bernhard
Regia: Teatrino Giullare
Genere: teatro figura
Compagnia/Produzione: Teatrino Giullare

Descrizione
Dopo L’Ultimo Ubu? del Teatro della Tosse, la compagnia olandese Stuffed Puppet Theatre, il giovane ma già stimato gruppo romano Muta Imago, è la volta di Alla meta di Thomas Bernhard, reinterpretato da Teatrino Giullare che racconta di una guerra familiare, di un rapporto difficile tra madre e figlia, di incomunicabilità. Una madre poco umana ed una figlia rigida preparano la loro consueta partenza per il mare; tra vecchi vestiti e vecchi ricordi, aleggia l’agitazione per l’imminente arrivo del nuovo e quasi sconosciuto compagno di viaggio.
Scheda spettacolo a cura di
Roberta Diano

LE RECENSIONI


La recensione di Elena Dalmasso

Si salvi chi può

Una madre, una figlia, uno scrittore di teatro: questi i tre personaggi di “Alla meta”, testo scritto da Thomas Bernhard nel 1981. La madre è piena di nostalgia e di rabbia; è brutale con la figlia, che giudica un’incapace ritardata; è severa con se stessa e con le vicende del mondo. La figlia fa le valigie per partire, per andare al mare, la “meta” del titolo; è un gesto meccanico, ripetitivo. Lo scrittore è un amico della figlia, conosciuto anche dalla madre, che per qualche strano motivo è stato invitato a trascorrere qualche giorno con loro al mare.
Teatrino Giullare rende i protagonisti ombre, se non direttamente manichini. La madre è come sprofondata in una poltrona sui cui riesce solo a ruotare. Con un braccio di legno, lancia i suoi anatemi e le sue frecciate senza sosta. La figlia, nel frattempo, si occupa di riporre vecchi cappotti (anche se, si dice, è piena estate) in un baule. La figlia è un burattino. Nel vero senso della parola… Lo scrittore emerge ad un certo punto come emergendo dal baule. Ha un volto rovinato, sembra uscito direttamente dalla terra: l’autore di “Si salvi chi può” offre una prospettiva differente sulla vicenda. Apre la coppia morbosa madre-figlia, ma senza riuscire ad entrare e facendo fatica ad uscire.
Un testo violento sulla condizione umana, “Alla meta”, che ci mette davanti a molte delle nostre debolezze e ai nostri maldestri tentativi di salvarci e di evitare le sofferenze. Così la madre ricorda il marito, morto, come il più accanito ripetitore di “Tutto e bene quel che finisce bene”. Un marito che ha sposato solo per il suo mestiere, solo perché profondamente impressionata dalla parola “fonderia”… e anche un po’ per la casa al mare. Un racconto fatto di presente e ammissioni. La solitudine, la frustrazione, la nostalgia, la delusione. Non rimane forse delusa anche dal mare, nonostante l’imperante desiderio di andarci ogni anno?
Incredibili le scene, che Cikuska progetta e realizza per Teatrino Giullare ormai da anni. La poltrona diventa sdraio da spiaggia. Il baule, pianoforte. L’appendiabiti, finestra. Senza soluzione di continuità. Mentre, nella seconda metà della pièce, una luce che ruota e illumina la scena ad intervalli regolari, come un sole che sorge e tramonta, sembra far passare giorni e giorni nell’immobilità di quello che capita.
“Alla meta” è uno spettacolo forte e chiaro, pieno di sfumature, che Giulia Dall’Ongaro ed Enrico Deotti rendono in modo magistrale e curioso. Spiazzano il pubblico, lo sorprendono, giocano con eleganza con i mezzi teatrali, creando qualcosa di mai visto. Da vedere.

Visto il 16/01/2012 a Milano (MI) Teatro: Teatro I

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Voto: Voto del Redattore: Elena Dalmasso


La recensione di Donato Panìco

Un gigantesco baule, una poltrona e numerosi vestiti appesi a ciò che sembra un gigantesco armadio aperto. Così si presenta il palco del Teatro Libero di fronte ad una platea gremita. Va in scena “Alla meta”, piece scritta da Thomas Bernhard, drammaturgo austriaco contemporaneo, tra i massimi della moderna letteratura di lingua tedesca. Scrittore dalla vita travagliata, segnata oltre che dagli avvenimenti storici del Novecento anche dall’assenza del padre, dal rapporto conflittuale con la madre a da una grave malattia, ha concepito nella sua produzione letteraria una gran quantità di personaggi borderline. Tutti i presupposti per un perfetto connubio con il Teatrino Giullare che ha prodotto “Alla meta”, tratto dall’omonimo testo di Bernhard. La compagnia bolognese, fondata e diretta da Giulia Dall’Ongaro e Enrico Deotti, è nota per le innovative soluzioni sceniche e per accostare sul palco fantocci, maschere e travestimenti insieme agli attori in carne ed ossa, al fine di esaltare la natura dei testi e di accentuare l’alterazione dei personaggi. Sviluppatrice dell’innovativo progetto “Beckett>Bernhard>Koltes e l’artificio in scena”, premiato con il Premio Speciale Ubu 2006 per la profondità d’interpretazione dei classici contemporanei, oltre “Alla meta” di Berhard ha sino ad oggi prodotto “Finale di partita” di Samuel Beckett e “Lotta di negro e cani” di Bernard-Marie Koltes. “Alla meta” è dramma familiare che narra le vicende di una vedova e della figlia, nell’atto della preparazione delle valigie, in attesa, come ogni anno, della tradizionale partenza per il mare che questa volta vedrà la partecipazione, un po’ controversa, di un giovane quasi sconosciuto che la figlia ha recentemente incontrato. Una figlia ritardata costantemente in piedi, un fantoccio rigido e inanimato dalle movenze macchinose e dalla voce stridula, ed una madre vessatrice che mai si alza dalla sua poltrona, una donna-mostro dal volto mascherato e con un braccio atrofizzato. Infine, un giovane dal viso anonimamente coperto, completa un quadro estremo fatto di personalità allucinanti, ambiziose e cupamente ciniche. Una rappresentazione grottesca ed a tratti ironica è al contempo decisamente critica su alcune tematiche, disorientando e stordendo volutamente. Pregevole piece dall’allestimento unico, curata in ogni dettaglio, sfrutta la dimensione visiva arricchendola di artifici per trasmettere un malessere ed un profondità altrimenti difficili da rappresentare in altro modo. Perfetta scenografia e costumi, buono anche l’utilizzo misterioso delle luci. Pubblico soddisfatto, senza dubbio colpito positivamente dall’insolito spettacolo, tributa infine il giusto applauso agli ottimi Dall’Ongaro e Deotti. Milano, Teatro Libero, 04/04/2009
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Voto: Voto del Redattore: Donato Panìco

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