AL CAVALLINO BIANCO
LO SPETTACOLO
Autore: Hans Muller e Erich Charell
Scheda spettacolo a cura di
La Redazione LE RECENSIONILa recensione di Petra Motta
Dopo la serata passata in compagnia di “Cin Ci Là”, gli spettatori del Teatro Creberg di Bergamo sono stati invitati “Al Cavallino Bianco”, locanda delle Alpi austriache, luogo di riposo e divertimento, set ideale per innamoramenti, balli, canti ed equivoci, il tutto ancora orchestrato magistralmente dalla Compagnia dell’Oniro e dal suo capocomico Pippo Santonastaso, che ha sedotto il pubblico con le sue gag per quasi tre ore.
Operetta decisamente più classica della precedente, “Al Cavallino Bianco” ha riportato gli spettatori indietro nel tempo, ai primi anni del Novecento, agli albori del varietà, quando gli spettacoli erano un sapiente intreccio di comicità, canto e balletti. Nonostante la trama non originalissima, che ricorda “La locandiera” goldoniana privata però dello spessore psicologico dei personaggi, lo spettacolo è stato sviluppato con garbo e perizia dagli attori-cantanti. Cosetta Gigli-Gioseffa, locandiera del Cavallino, è amata dal suo primo cameriere Leopoldo, ma ha bisogno di qualche tempo e dell’aiuto delle parole dell’Arciduca in visita all’albergo per accorgersi di essere anch’ella innamorata di lui. Attorno a loro si formano altre due coppie ‘impreviste’: quella del seducente avvocato Edoardo Guarnera-Bellati e della bella Piera Grifasi-Ottilia, figlia dell’industriale veneto Zanetto Pesamenole, interpretato con grande verve da Italo Ciciriello che, a dispetto del cognome, ha sfoderato un perfetto accento veneziano da Pantalone; e quella del simpatico rubacuori Marco Manca-Sigismondo Cogoli e della sgraziata Orsetta Borghero-Claretta, figlia di un grottesco naturalista dall’accento smaccatamente ‘tetesco’, il professor Hinzelmann di Claudio Bonino.
Come accaduto per “Cin Ci Là”, il pubblico, a fine spettacolo, ha potuto godere della sentita interpretazione di Guarnera e Grifasi nel duetto “Libiamo” dalla “Traviata” di Verdi e, soprattutto, dell’omaggio comico di Pippo Santonastaso, il vero ‘mattatore’ della serata, che ha divertito e coinvolto gli spettatori, dai più ai meno giovani, in un vero e proprio pezzo da cabaret, un ‘amarcord’ dei tempi che furono, che forse ha riscosso un successo maggiore dell’operetta stessa.
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