AFFARI ILLEGALI DI FAMIGLIA
LO SPETTACOLO
Autore: Emanuela Giordano Descrizione
" Il testo trae ispirazione da alcune storie che mi sono state raccontate con un profondo senso di vergogna. Purtroppo uno degli aspetti più delicati di questa nuova povertà è il senso di umiliazione, il non voler accettare di essere precipitati in una condizione di miseria. Sono donne che provengono spesso da un cotè piccolo o medio borghese e l'idea di essere diventate povere e soprattutto di non poter garantire ai figli un minimo di decoro le fa sentire colpevoli. Ho cercato di raccontare questo disagio, questa 'anomalia' sociale sempre più dilagante usando anche l'arma dell'ironia. La commedia umana, come ci ha insegnato Eduardo, è eternamente in bilico tra la farsa e la tragedia, la risata e il pianto... " (Emanuela Giordano)
Scheda spettacolo a cura di
Luisa Monnet LE RECENSIONILa recensione di Luisa Monnet
Incanta, semplicemente, Emanuela Giordano con un altro spaccato di vita quotidiana, raccontato nel suo teatro fatto di parole e di gesti che si fondono in una metrica di pura poesia dell’anima: una quieta, intensa presenza emana dai due attori in scena, che raccontano con estrema semplicità e grande simpatia la storia di una madre e di un figlio “parcheggiati”, in attesa di rientrare nella loro casa. Che per quelle poche ore non è più loro, ma viene data in affitto.
L’arte di arrangiarsi appunto, ovvero di fare affari. Il figlio Oscar lo ripete spesso alle orecchie stanche ma non indifferenti di Emma, una madre sempre presente a se stessa e a quel ragazzo così “particolare”, che nella sua apparente ingenuità guarda lontano. I due sono una famiglia, in altre parole sono tutto quello che hanno l’uno per l’altra. Soli in mezzo alla società che li classifica in fretta come “poveri ma non disgraziati”, qualche volta perfino ladri, ma inseguendo dignità e sogni che restano sempre un po’ più in là.
Volano parole leggere e risate che inumidiscono gli occhi quando ci si rende conto che quel testo e l’elusiva leggerezza che anima i due attori sono permeati da ombre ben più spesse e da una cornice di realtà che di ameno ha ben poco. La realtà delle donne, madri, lavoratrici, troppo spesso abbandonate con le loro famiglie e all’interno delle stesse famiglie.
Esistono tanti modi per “impegnarsi” e fare di questa storia di abbandono, di dignità e di umorismo sagace un esempio vibrante di teatro impegnato e di denuncia sociale. Quello che affascina invece nella regia della Giordano e nella mano con cui sceglie e muove i suoi straordinari attori è esattamente il contrario: la grazia, l’umiltà, una recitazione quasi cinematografica – per usare un termine fin troppo in voga – una grande attenzione ai piccoli dettagli che identificano i moti del cuore piuttosto che l’impostazione della voce e del corpo. Ed ecco che davanti agli occhi divertiti prima e sbalorditi poi del pubblico compaiono due figure assolutamente reali, commoventi e straordinariamente vere.
Roma, Teatro Cometa Off
6 marzo 2008
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