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ADDICTIONS – SPETTACOLO DI DANZA IN FORMA DI CONCERTO
ADDICTIONS – spettacolo di danza in forma di concerto

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LO SPETTACOLO

Autore: Marcello Gori, Annamaria Ajmone e Ilaria Tanini
Regia: Fulvio Vanacore
Genere: teatrodanza
Cast: Marcello Gori, Annamaria Ajmone e Ilaria Tanini

Descrizione
Da qualsiasi parte la si guardi, la nostra società è senza dubbio la più grande produttrice di dipendenze della storia: tra cellulari, computer, tv, medicinali, sesso, droga e cioccolata, il ventaglio di opportunità è di un'ampiezza imbarazzante, ed in continua ed esponenziale evoluzione.
Utilizzando i linguaggi della danza e della musica, Addictions presenta alcune dipendenze emblematiche del nostro tempo, nel tentativo di capire se c'è un filo che lega intimamente quelle più innocue a quelle più allarmanti, quelle più diffuse a quelle più inconsuete.
Uno spettacolo sfacciatamente pop, che attraverso il concerto-performance di una electro band postmoderna, mette alla berlina l'assuefazione collettiva alle pulsioni consumistiche, sdrammatizzandole ironicamente, in un spazio colorato dove ci si può permettere anche di ridere di se stessi e delle proprie debolezze più inconfessabili.
Scheda spettacolo a cura di
Elisa Cazzato

LE RECENSIONI


La recensione di Elisa Cazzato

IRONICHE ADDICTIONS AL CRT SALONE

Addictions – andato in scena al CRT Salone - è uno spettacolo irriverente e malizioso; un mix esplosivo di musica, danza e puro spettacolo, con coreografie di Annamaria Ajmone e Ilaria Tanini, testi e musica di Marcello Gori, su regia di Fulvio Vanacore.

Prima dello spettacolo, nel foyer si ricorda al pubblico l’importanza e la necessità che questo Paese ha di fare cultura, rinnovando l’invito a protestare contro i tagli alla cultura; un argomento che il CRT (per fortuna) non si stanca mai di sottolineare.

Lo spettacolo ha inizio con psichedelici giochi di luce, progettati da Matteo Cavenaghi, che accompagnano i rapidi cambi di situazione e contribuiscono a rendere ancora più pop l’atmosfera di questo recital. 
Bellissima la voce dei tre interpreti e originale anche il lavoro musicale, sia sui pezzi inediti, che sul mix di “citazioni” che spaziano da Amanda Lear, alla colonna sonora del mitico film Il tempo delle mele.
Sono omaggi sempre perfettamente inseriti nel contesto, così come le coreografie ideate dalle due danzatrici sostengono l’idea di base dello spettacolo, senza apparire mai eccessive o coprire il significato finale: un’ironica riflessione sulle dipendenze. Gli abiti consistono sono in un camice bianco con coccarda tricolore per lui, micro vestiti di paillettes e lurex per le ragazze.

I tre riescono a rendere un quadro abbastanza esaustivo delle addictions che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo provato. La controprova è la risata generale del pubblico in alcuni momenti, quando ci si riconosce nei cedimenti emotivi che - a volte - ci rendono inspiegabilmente dipendenti da qualcosa (in assenza di qualcuno).
L’ampiezza delle possibilità di dipendenze offerte dalla modernità è vastissima: computer, tv, medicinali, sesso, alcol, droga e cioccolata.
La chiave dello spettacolo è sottolineare come a volte non ci si renda nemmeno conto di essere diventati dipendenti da… Riuscitissima è l’idea di inscenare una comune (ma ignorata) forma di addiction:  quella alle serie Tv; chi non è mai stato sveglio fino a sera tardi per guardare Sex and the City, Friends o CSI? Da lì a ritrovarsi chiusi in casa in un “individuale mondo virtuale”, il passo potrebbe essere breve. Anche mangiare cioccolata, non sostituisce le coccole di un partner, ma si sa che è una dolce (e comune) illusione che provoca assuefazione. Ironico (e assolutamente reale) è anche il modo di sintetizzare un “comune” rapporto con l’alcol: in pochi bicchieri, si passa dal considerare la cameriera bruttina come l’ipotetica donna della propria vita… scene non proprio ordinarie ma decisamente comuni.

 

Canzoni e movimenti sono trama e ordito di un tessuto artistico vivace, frizzante. Idee brillanti, bella voce e molta voglia di dare un senso ironico ad un significato più profondo: la pedante ricerca dell’IO che spesso ingombra la nostra vita.
Lo spettacolo si conclude con una canzone a tre voci, che funge quasi da morale dello spettacolo; in fondo l’adolescenza e i turbamenti individuali non sono “vizi che passano da grandi”,  e il primo passo per liberarci dalle piccole o grandi dipendenze con cui fronteggiamo paura della solitudine è ammetterle, magari cominciando proprio col riderci sopra.
 

Visto il 17/03/2011 a Milano (MI) Teatro: CRT- Salone di Via Dini

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Voto: Voto del Redattore: Elisa Cazzato

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