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LO SPETTACOLO

Autore: Un progetto di Lucilla Giagnoni
Genere: recital
Compagnia/Produzione: DannyRose in collaborazione con Enaip Piemonte
Cast: Con Lucilla Giagnoni e Marco Tamagni Musiche di Marco Tamagni e Paolo Pizzimenti Collaborazione alla drammaturgia di Maura Riccardi

Descrizione
Tratto da L'oro del mondo di Sebastiano Vassalli, in Acquadoro, il viaggio avviene nel tempo, quando pochi solitari sulle rive del Ticino setacciavano la sabbia alla ricerca dell'oro, una storia presto cancellata dai grandi cambiamenti del dopoguerra.

Vassalli in L'oro del mondo racconta quell'ultima stagione e, attraverso quel mestiere, rilegge le storie di una famiglia e di un luogo di provincia.

Lucilla Giagnoni dà loro voce e vita attraverso un affresco delicato e poetico; l'accompagna Marco Tamagni con l'eleganza della sua musica, la stravaganza dei suoi strumenti e la forza della sua voce
Scheda spettacolo a cura di
Renzo Francabandera

LE RECENSIONI


La recensione di Renzo Francabandera

“A setacciare la sabbia restarono pochi solitari che poi scomparvero: con loro, sembrò anche scomparire il ricordo di un'epoca per certi versi sognata, più che vissuta. Smemorata per scelta, povera per necessità. Fuori dal tempo: come l'oro.” Ne “L’oro del mondo”, Sebastiano Vassalli racconta di quando alcuni sparuti cercatori d’oro setacciavano le sabbie del Ticino alla ricerca di pagliuzze per dare ricchezza. Tutto si sbiadì con il boom, con l’emigrazione verso la città, verso la metropoli, Milano. Era il tempo dell’infanzia dello scrittore. Di quell’epoca Lucilla Giagnoni ha fatto terreno d’indagine, con un testo teatrale di sua realizzazione che racconta, attraverso l’espediente cercato intorno alla fantasia dell’infanzia e adolescenza del personaggio Sebastiano, il periodo fra il 1956 e il 1959, anni in cui nel mondo successe di tutto, dal lancio delle navette spaziali al lancio della Cinquecento, da Lascia o Raddoppia all’invasione dell’Ungheria. Accompagnata dai suoni di Marco Tamagni, dalla stravaganza dei suoi strumenti e dalla forza calda e vigorosa della sua voce contro-narrante, l’attrice, che ha lavorato a quasi tutti gli spettacoli del Teatro Settimo nel periodo dal 1985 al 2002, intreccia un racconto che vuole cercare radici nel popolare e nelle immagini di una società di passaggio. La Giagnoni, con questo lavoro ritorna a Vassalli, su cui aveva già lavorato per “La chimera”. Molte delle suggestioni si ricollegano anche al progetto teatrale "Paesaggi", uno studio quasi decennale sul territorio novarese condotto insieme al regista Bruno Macaro, con cui ha scritto e realizzato la narrazione"Terra d’acqua”. Non c’è un’unica storia in questa pièce, ma molte voci, diversi personaggi che vivono la piazza, la locanda, un paese, un’epoca. All'indomani della Seconda Guerra Mondiale molti abitanti del nord, ora ricco, soffrivano la fame. Il boom era appena agli inizi e in molti si davano a forme davvero arcaiche di sopravvivenza, si ingegnavano, creando nuove occasioni, creando cooperative, e riscoprendo mestieri antichi, quasi mitici, come la ricerca dell'oro. Così avvenne lungo le sponde del Ticino, ad esempio, nella provincia novarese, per una stagione tanto breve quanto intesa, al tempo in cui nelle case appariva il telefono, la tv pian piano sostituiva la radio, e l’acqua corrente arrivava nelle case. La canzone univa l’Italia: successi popolari come “Che bambola” di Fred Buscaglione del 1956, e i primi accenni blues. La resa scenica di questa drammaturgia, affidata al duo Giagnoni - Tamagni, si avventura sul non agevole bilico fra recitazione, canzone e lettura di brani tratti da L'Oro del mondo. Non è un reading, nè un musical, si potrebbe dire, forse, un recital. Quello che resta un po’ debole nella trasformazione dal testo alla teatralizzazione, in un’estate di sicuro sforzo mnemonico per l’attrice che porta in contemporanea tournèe diversi spettacoli, è il suo ricorso troppo frequente al leggìo nel recitato: se c’è qualcosa che nel teatro di narrazione sancisce la potenza della comunicazione fra narratore e narrato è lo sguardo. Valga per tutti l’episodio del racconto che l’attrice fa di un esperimento di ipnosi che avviene nel paesino: c’è suspance, il mago Piva sta cercando di trasformare l’uomo in cane, poi in maiale, si cammina in quello scivoloso terreno fra ironia e dramma. E’ chiaro che lo spettatore pende dagli occhi di chi gli racconta, e quando questi si abbassano a leggere la battuta, inevitabilmente la comunicazione trova un'interruzione. Altro probabile effetto dell’intenso programma estivo è la necessità di ricorrere all'amplificazione per la voce, che in alcuni ambienti, come la Spazio Polaresco di Bergamo, in cui il Donizetti ha organizzato questa breve rassegna estiva di cui "Acquadoro" è il secondo appuntamento, può creare una spiacevole e metallica eco. Questo elemento tecnico risulta sicuramente perfettibile, perché esalta troppo l’ortoepìa in cui l’attrice si impegna, e che, in fondo, si contrappone al caldo dialetto di Tamagni, il cercatore d’oro, il cantastorie blues, potente ed efficace in tutti i suoi inserti, da quelli musicali a quelli recitativi. Anche nelle evocazioni musicali fuori dal tempo della narrazione, come “Torpedo blu” di Gaber del 1968, fino alla struggentissima interpretazione finale di “Washing of the water” di Peter Gabriel (del 1992 ed il cui tema, in una semplificata versione pianistica, accompagna in più parti lo spettacolo), Tamagni è icastico, penetrante, anima roca della terra e macchinista di un treno dei desideri verso quel tempo in cui, per fare musica e imitare l’America, si arrivava finanche a percuotere una caffettiera, e l’oro vero era quella spontaneità ricca di inflessioni e accenti, che tre decenni dopo sarà già un lontano miraggio. Bergamo, 16/7/2008
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Voto: Voto del Redattore: Renzo Francabandera

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