ACIS AND GALATEA
LO SPETTACOLO
Autore: g. f. haendel Descrizione
nuovo allestimento in coproduzione con il festival di aix en provence
Scheda spettacolo a cura di
Francesco Rapaccioni LE RECENSIONILa recensione di Ilaria Bellini
Tutto è danza “Acis and Galatea” è un masque, forma di spettacolo tipicamente inglese dove convivono danza, musica, canto e dialoghi, che Händel compose su richiesta del Duca di Chandos per essere rappresentato all’aperto nella residenza estiva di Cannons. Il soggetto è tratto dalle Metamorfosi di Ovidio; il libretto in inglese trae l’apporto poetico di tre librettisti illustri del tempo (John Gay, Alexander Pope e John Hugues) e narra degli amori fra il pastore Acis e la ninfa Galatea contrastati dal ciclope Polifemo che per gelosia uccide Acis, poi risuscitato dall’amore della ninfa e trasformato in ruscello.
Lo spettacolo in scena al Malibran è una coproduzione con il Festival di Aix en Provence, dove è stata presentata l’estate scorsa affidata alle voci di giovani cantanti dell’Académie del Festival nella realizzazione sceno-coreografica di Saburo Teshigawara, artista giapponese di cui avevamo recentemente apprezzato alla Fenice il masque per eccellenza “Dido and Aeneas”. Tutto è danza e il fluire di musica e canto si traduce in un movimento coreografico che non conosce sosta e si declina in gesti ondulatori e fluidi fatti di ripiegamenti ed espansioni che talvolta esplodono in sussulti contorti che rimandano ai movimenti ciclici della natura e che nel loro armonico divenire costituiscono una rappresentazione credibile delle Metamorfosi di Ovidio.
Galatea, come il nome lascia supporre, è illuminata da una luce che ne esalta il diafano candore ed illumina lo spettacolo di una grazia e di un fremito doloroso davvero commoventi. Se pur rarefatti, Acis ha movimenti più maschili per tradurre l’ardore del sentire amoroso, l’amico pastore Damone trasmette nel suo ondeggiare fremente forza e vitalità, Coridone ha scattanti movimenti da insetto, il “cattivo” Polifemo si oppone agli altri per una presenza più sgraziata che lo rende ridicolo, come quando struscia con trasporto davanti al viso una canna di giunco mosso dal desiderio nei confronti della ninfa flessuosa. Nove cantanti si alternano nei cinque ruoli solisti e nelle cinque parti corali dimostrando notevole affiatamento, armonia e sensibilità interpretativa. La malinconica Galatea di Joelle Harvey emana grazia da autentica danzatrice, ma anche la voce agile e cristallina incanta e commuove. Da seguire Pascal Charbonneau, un Acis soave e al tempo stesso di notevole forza espressiva, dalla voce tenorile piena e consistente. Il basso russo Grigory Soloviov è un Polifemo dalla voce sonora e brunita, volutamente rozzo e ridicolo nella tuta di lattex nera, ma lo stile vocale è sorvegliatissimo. Il Damon di Rupert Charlesworth si impone per carisma scenico e un canto sempre a fuoco, ottimo anche il Coridon di Zachary Wilder. Completano il coro dei pastori la sensibile Magali Arnault Stanczak, il preciso Joseph Barron ed il delicato Christopher Lowrey. Giovane anche il direttore, il talentuoso Leonardo Garcia Alarcon, che con gesto mobile e sensibile ottiene dall’orchestra della Fenice sonorità piene che mettono in risalto il variegato ventaglio espressivo della partitura. Un pubblico particolarmente attento ha tributato sentiti applausi dimostrando particolare apprezzamento per l’esecuzione musicale. Visto il 30.10.11 a venezia (ve) Teatro: malibran SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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