A PORTA ROMANA
LO SPETTACOLO
Autore: Rino Silveri Descrizione
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Scheda spettacolo a cura di
La Redazione LE RECENSIONILa recensione di Wanda Castelnuovo
Riflettere divertendosi. Questo lo spirito della gustosa e commovente commedia dialettale - comprensibilissima anche per chi non è meneghino - ambientata in un angolo di Milano, Porta Romana, in cui realmente Piero Mazzarella ha trascorso (in un edificio ‘il palasun’ con il gabinetto in cortile in comune per tutti i condomini, semplici e genuini anche se indigenti) una parte importante della propria esistenza: l’infanzia.
Attore di talento, carattere e umanità straordinari, nato nel 1928 (a Caresana vicino a Vercelli) mentre la madre, attrice milanese, e il padre siciliano stavano calcando le scene, ha recitato dall’età di 10 anni nel ruolo di Cosetta (en travesti) ne ‘I Miserabili’ di V. Hugo e da allora non ha più smesso anche se, per essere vicino ai propri figli, ha scelto di rinunciare alle tournée e di dedicarsi al teatro dialettale di cui è divenuto un portabandiera eccellentissimo. Genere ingiustamente sempre meno seguito - come egli stesso lamenta - per insipienza o forse perché si teme di non capirlo: pregiudizio assolutamente errato in presenza di un Maestro del calibro di Mazzarella. Gli anni sono scivolati in senso reale e metaforico e i protagonisti del lavoro teatrale - due musicisti ultrasettantenni sodali da una vita (fratelli nella realtà) - si ritrovano a trascorrere insieme, nella stessa camera di un Istituto di riposo, giorni monotoni e grigi intessuti di ricordi, malumori, incomprensioni, difficoltà economiche e patetici tentativi di costruirsi rapporti sentimentali.
Un quadro realistico della condizione odierna degli anziani, estromessi dall’iter produttivo e pertanto inutili alla società che tuttavia blatera ampiamente sulla ‘qualità’ della vita. La camera triste ed essenziale nell’arredo rappresenta tuttavia per entrambi un surrogato di intimità e di calore la cui perdita potrebbe determinare effetti deleteri. E l’imponderabile appare dietro l’angolo perché Fausto (Mazzarella) arriva nel triste ‘nido’ con una sorpresa dirompente ‘srotolata’ da un lontano passato ancora sentito e vivo: una giovane moglie ventitreenne (Bregonzi) dalla voce promettente e artefice con la sua vis giovanile di un rivoluzionario sodalizio affettivo/spirituale che coinvolge i tre protagonisti e non solo. Sì, perché il povero Graziano - uno stupendo Silveri capace di interpretare con maestria diversissime sfumature psicologiche - da sfrattato diventa correo del nuovo ménage. Non da raccontare, ma da gustare seduti comodamente nella poltrona del teatro per ridere e meditare insieme.
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