'A MORTE 'E CARNEVALE
LO SPETTACOLO
Autore: Raffaele Viviani Descrizione
Dalla penna del più importante autore napoletano del ‘900, non dopo Eduardo, considerato tra i grandi della drammaturgia europea - purtroppo conosciuto da pochi, anche perché scarsamente rappresentato - un comicissimo testo che fornisce uno spaccato della Napoli dei “vasci”, dove la sorte avversa si può nascondere anche dietro un’apparente grande fortuna. Pasquale Capuozzi, detto Carnevale, è un vecchio usuraio. La sua morte scatena una comica corsa alla sua eredità con un insospettabile colpo di scena nel finale
Scheda spettacolo a cura di
Laura Mancini LE RECENSIONILa recensione di Laura Mancini
Nel primo atto di “‘A Morte ‘e Carnevale” ci viene presentato il protagonista, Pasquale Capuozzi, detto Carnevale: usuraio avido ed attaccato al denaro, avaro persino nel curare se stesso, nonostante sia molto malato, restio a fare testamento o ad arrendersi a lasciare i beni materiali di questo mondo non pare intenzionato a lasciare le sue ricchezze alla sua compagna Antonella, mai legittimata, o al nipote sfortunato nel lavoro ed in ristrettezze economiche, Raffaele.
Solo quando sente che la morte è vicinissima, Carnevale ha dei ripensamenti e chiede le attenzioni dei parenti, la tazza di latte che prima disprezzava, il medico migliore in città, il miglior confessore ed infine il notaio, per regolare le questioni ereditarie in gran segretezza, lasciando tutti nel dubbio ed al contempo speranzosi.
Nel secondo atto, invece, troviamo tutti i conoscenti accanto alla salma di Pasquale: emergono, pian piano, anche l’avidità e la malizia degli altri personaggi, infatti i vicini prima spettegolano e malignano sulla cameriera Antonella, che il defunto non aveva mai sposato, presumendo che gli stesse vicino solo per interesse, poi fingono di esserle solidali; la stessa Antonella si lagna e si lamenta fingendo un dolore che non prova affatto, accettando riluttante la cioccolata calda coi biscotti che le viene offerta - solo uno degli esempi, appunto, della vena comica dell’autore e dei piccoli escamotages tramite i quali mostra lo spirito “concreto” e materiale dei suoi personaggi, prendendolo un po’ in giro. Il continuo contrasto tra aridità di spirito, cattiveria, avidità e per certi versi dramma di tutti i personaggi, è costantemente controbilanciato dalle situazioni paradossali, dall’ironia con cui l’autore, Raffaele Viviani – e in questo caso il regista Anonello Avallone – affrontano la narrazione e la storia, che di fatto non è particolarmente complessa o ricca ma viene semplicemente tirata per le lunghe fino all’esasperazione, nell’attesa di un finale che non è mai quello che si vorrebbe. Non c’è vera e propria comicità né risate esilaranti ma uno spaccato di vita nel perfetto stile della commedia napoletana, recitata in dialetto napoletano talvolta poco comprensibile e quindi non sempre coinvolgente ma ben caratterizzata dai 10 interpreti sul palco del Teatro dell’Angelo. Visto il 27/12/2011 a Roma (RM) Teatro: Dell'Angelo SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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