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A LIBERA FIGURA
A libera figura

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LO SPETTACOLO

Regia: Michele Abbondanza
Genere: teatrodanza
Compagnia/Produzione: Compagnia Abbondanza Bertoni
Cast: Andrea Baldassarri, Natascia Belsito, Silvia Bertoncelli, Eleonora Chiocchini, Giannalberto de Filippis, Diego Invernizzi, Tommaso Monza, Fanny Oliva, Lucia Pennacchia, Francesca Zaccaria, Antonella Bertoni, Michele Abbondanza

Descrizione
Le libere figure sono disuguali, tendono a decentrarsi, marcano differenti direzioni.
L’io non era rimasto sequestrato dalla massa e aveva deciso da che parte stare.
La più atavica delle paure, quella di essere toccati, prende ora le forme della distanza, procurando ai singoli il coraggio di liberarsi dall’involucro protettivo de “La massa” (Iª densità). Gli individui si decentrano, le “narrazioni” quindi si moltiplicano partendo da elementi figurali dai molti significati possibili. La densità di concentrazione si riproduce nelle singole parti. La totalità diventa plurima e non più si chiude in un’unica figura compatta e rassicurante: la massa, ma con la forza centrifuga che da essa si sprigiona, libera forme e figure in una pluralità di segni, anche come possibilità di verità meno parziale su “La densità dell’umano”.
Scheda spettacolo a cura di
Giulia Capodieci
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LE RECENSIONI


La recensione di Giulia Capodieci

La danza delle complesse solitudini

A cosa ci conduce la ricerca di individualità? Cosa siamo disposti a perdere per ritagliarci un nostro spazio?
Una schiera di uomini, dai vestiti uguali e anonimi, addestrati a ritmo di metronomo ripetono movimenti sincopati, di colpo uno di loro si separa tentando di trovare un suo spazio personale e libero.
Nella solitudine si respira, i movimenti si ampliano in contrasto con quelli compulsavi, soffocati dall’insieme. Una ricerca di individualità in un continuo ribellarsi ed essere nuovamente risucchiati dalla massa indifferente. L’individuo si libera per qualche istante per poi ricadere nei tic e nella sicurezza priva di confusioni che l’omologazione regala.
Nella preziosa cornice del festival Bolzano Danza, va in scena la seconda tappa del progetto “La densità dell’umano” della compagnia Abbondanza-Bertoni: una panoramica sulla società contemporanea, una riflessione filosofica e sociologica espressa attraverso il toccarsi e rifiutarsi dei corpi, esplorando la poetica dello spazio alla ricerca di tensioni creative.
In “A libera figura” lo spazio si amplia, al suo interno i danzatori si muovono in tutte le possibili direzioni, creando e rompendo schiere e gruppi, spiazzando continuamente lo sguardo dello spettatore con scene simultanee e decentrate e portandolo ad assaporare i più piccoli dettagli.
Uno spazio vuoto che si riempie di densità, attraversato dai 12 interpreti che mescolano abilmente la tecnica ad una forte presenza scenica estremamente teatrale, in un complesso gioco di spostamenti di sedie e corpi.
La scelta di agire su uno spazio neutro usando un oggetto semplice e quotidiano è un tratto distintivo dell’intero progetto. Se ne “La Massa” veniva usato un solo tavolo, simbolo di unione e comunità, in “A libera figura” predominano le sedie, oggetto che obbliga a prendere una posizione personale ma che enfatizza anche i posti vuoti.
Quante immagini può nascondere una semplice sedia? Come nei “Prigioni” di Michelangelo, la fluidità e la forza con cui emerge la moltitudine di immagini fa pensare che lo spazio già le contenesse e che gli artisti debbano solo andare a recuperarle dalla roccia, scavandola con il respiro e con ogni fibra corporea, per lasciarle poi sedimentare nella fantasia degli spettatori.
I corpi si muovono senza risparmiare energia, spostando le sedie, interpretandole, creando, trasformando e distruggendo le immagini come nella sequenza di un fotogramma cinematografico.
La musica a tratti psichedelica e frenetica enfatizza i passaggi fra le scene in cerca di brevi momenti di respiro, diventando di volta in volta claustrofobia, incalzante o onirica.

“A libera figura” lascia lo spettatore libero di perdersi in molteplici riflessioni, senza moralismi né dogmi. Ogni immagine amplia lo scenario, ogni corpo aggiunge sfumature, restituendo un quadro poetico, a tratti ironico, ma estremamente lucido sul sottile confine che trasforma l’individualità in tante solitudini a contatto.
 

Visto il 27/07/2010 a Bolzano (BZ) Teatro: Comunale (Teatro Studio)

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Voto: Voto del Redattore: Giulia Capodieci

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