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A DUE PASSI DA ME
A due passi da me

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LO SPETTACOLO

Autore: Matteo Meduni
Regia: Carlo Dilonardo
Genere: musicale
Compagnia/Produzione: Compagnia StellaMaior
Cast: Vincenzo D’Angelo, Valeria Nardella, William Ansaldi, Federica Fabbri, Alessandro Bevilacqua, Gianniccolò Pisaneschi, Annamaria Fittipaldi

Descrizione
Anna, ragazza ventiduenne che ha chiuso da poco una relazione d’amore importante, si trasferisce nell'appartamento adiacente a quello di Lorenzo, giovane cantautore, alla ricerca della giusta ispirazione che lo aiuti a comporre “la canzone perfetta” da presentare ad un importante concorso canoro. Le due vite sono apparentemente lontane: ma oltre ai loro sogni, alle aspirazioni e alle avventure che entrambi vivono in compagnia dei rispettivi ed inseparabili amici, anche le loro strade sono unite da un’imprevedibile coincidenza…

"Questo testo e questa messinscena 'musicale'- spiega il regista Carlo Dilonardo - descrivono il mondo dei ventenni con un linguaggio leggero ed ironico molto vicino a quei giovani, ma non lontano da chi, pur non avendo più vent’anni, per fortuna, sogna ancora".
Scheda spettacolo a cura di
Luisa Monnet

LE RECENSIONI


La recensione di Luisa Monnet

A due passi da me

Lorenzo e Anna, ma anche Carlo, Davide, Fabrizio, e poi Claudia e Sara: piccole storie di ventenni rinchiusi in due appartamenti contigui e in facili schemi di malessere giovanile. Destinati all’incontro perché “A due passi da me”, è un appuntamento, quello tra i due protagonisti, che si fa aspettare in tutti i novanta minuti della pièce, mentre sfilano battibecchi, progetti, delusioni, amicizie e abbandoni.

Il teatro Roma ha dato un bel palcoscenico e ampio spazio a questa giovane produzione firmata nei testi e musiche da Matteo Menduni e messa in scena da Carlo Dilonardo, reduce da un’altra commedia, di levatura più sottile, “Non rubare”. In una recente intervista proprio il regista parlava di questi due aspetti della gioventù di oggi, quel chiaroscuro tra sogni e amori immaturi, e il disagio, il male di vivere particolarmente evidente in questa fascia di età, facendone il proprio progetto registico e drammaturgico.
In questa commedia musicale, dove il dialogo cede facilmente spazio alla canzone e al ballo, ha sicuramente prevalso il tono leggero, autoironico dei protagonisti, dei loro rapporti, del loro sguardo sulla società, il lavoro e i sentimenti. La “pulizia” e l’”onestà intellettuale” cui ha fatto riferimento Dilonardo, parlando del proprio lavoro, in questo sono state rispettate e l’opera è uno spaccato sufficientemente realistico di una certa fetta di giovani d’oggi, alle prese con le prime esperienza di vita in proprio, con sogni frustrati, ma anche con scelte coraggiose e verità da scoprire.

Ma tutto si ferma qui: il palcoscenico – cerchio sacro e impietoso – amplifica ed evidenzia l’imperfezione di quest’operazione, dove la drammaturgia e la relativa messa in scena restano in superficie e non hanno il coraggio (o la possibilità) di osare di più. È un peccato perché, qua e là, si colgono spunti di approfondimento interessanti nelle storie e nelle costruzioni dei personaggi. Perché, infatti, dotare i due ragazzi protagonisti, Lorenzo e Anna (ben caratterizzati e armati di vivacità e onesta gli interpreti Vincenzo D’Angelo e Valeria Nardella) di tanti amici affezionati e ognuno con un proprio vissuto, se poi questi restano costantemente sullo sfondo, banalmente condannati a ruolo di spalla?
Se ne stacca brevemente Carlo (un Alessandro Bevilacqua semplice ma convincente), con la sua lettera/confessione a Lorenzo, mentre parte per l’Africa: un buon momento di teatro vero in una cornice troppo semplice e abbozzata, fatta di canzoni, balli (perfino contro-balli con tanto di ‘figuranti’).

La sensazione è che scrittura e regia non si siano messe d’accordo nella realizzazione e sicuramente non si siano aiutate: una maggiore attenzione alla “vita” e alla possibile ricchezza dei personaggi sarebbe servita, mentre il testo, scritto da un professionista della musica, ma certo non drammaturgo, mostra evidenti debolezze nello svolgersi della storia, che avanza a fatica, scarsa nell’interesse e nell’evoluzione dei personaggi, sprecando momenti originali (una telefonata inattesa tra i due protagonisti che poteva dare vita a una situazione utile).
Dunque, se lo stesso regista afferma che il musical ha esigenze maggiori rispetto alla prosa, certo non le abbiamo viste ieri sera. Spazio e coreografie a parte, sono mancati aspetti importanti nella costruzione di uno spettacolo, prosa o musical che sia: gli attori, giovani e dunque immaturi, sono stati mandati in scena con una preparazione insufficiente per tecnica e costruzione del ruolo - non ha giovato un uso del microfono impreciso che ha penalizzato enormemente quel po’ di dialogo tra i personaggi – e anche l’uso delle coreografie, delle luci e della scena, costruita con cura, non è bastato ad innalzare il livello della pièce, troppo superficiale.

Visto il 11/06/2010 a Roma (RM) Teatro: Roma

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Voto: Voto del Redattore: Luisa Monnet

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