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20 NOVEMBRE

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LO SPETTACOLO

Autore: lars Norén
Regia: Fausto Russo Alesi
Genere: drammatico
Compagnia/Produzione: Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa
Cast: Fausto Russo Alesi

Descrizione
20 novembre è un monologo che si ispira a un drammatico fatto di cronaca avvenuto in Germania nel 2006, proprio nel giorno al quale si riferisce il titolo. Sebastian Bosse, ex studente diciottenne del liceo di Emstetten, entra armato nella scuola, apre il fuoco su allievi e insegnanti, provocando cinque feriti e una ventina di intossicati; alla fine si suicida. La notte precedente aveva pubblicato su internet alcuni appunti nei quali motivava il suo gesto.
Ispirandosi al suo messaggio e alle cronache dei giornali, Norén scava nelle pieghe dell’orrore che si nasconde nella società contemporanea, cercando di capirne l’origine e di rintracciare la cultura – o l’assenza di cultura – che lo scatena.
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LE RECENSIONI


La recensione di Daniela Cohen

Una data: 20 novembre

Luca Ronconi, direttore artistico del Piccolo di Milano e che apprezza lo scrittore contemporaneo Lars Norén, offre a Fausto Russo Alesi l’opportunità di cimentarsi come regista e protagonista di questo monologo buio, molto ben allestito al Teatro Studio dal 9 al 22 dicembre. La scelta cade in un momento sfortunato, a mio avviso: si parla sicuramente di disagio giovanile ma in particolare di quello che provoca prima mortificazione e senso di abbandono, poi sfocia in violenza e insana crudeltà, praticamente nella follia omicida. Come è purtroppo avvenuto ormai tante volte non solo negli Stati Uniti, dove giovani e perfino gioanissimi si sono macchiati di orribili assassinii di massa contro compagni e professori. Non ultimo quello di un ragazzo che, prima di dare inizio ai fuochi d’artificio, sapendo di andare a morire pure lui, ha registrato ogni pensiero e mossa su un filmino ovviamente finito in Internet.

Ecco come anche il computer ci ricorda di essere tra gli interpreti dello spettacolo e a cui Sebastian, il diciottenne infelice ma convinto di lasciare un segno proprio grazie alla sua azione distruttiva, parla quasi più che a persone in carne ed ossa. E’ evidente che ci troviamo in una situazione di alienazione da considerare con estrema attenzione, per quanto sia forse troppo tardi per porvi rimedio. Dicevo prima che il momento non è però il più adatto per parlare di un caso simile, per quanto possa appassionare e far discutere, perché da giorni vediamo giovani studenti che non hanno nessuna voglia di sparare sui professori ma con loro sfilano per le strade d’Europa gridando il loro diritto allo studio, pubblico e il più gratuito possibile. E poi perché adesso cade il trentesimo anniversario dall’osceno omicidio di un rappresentante della gioventù nel mondo di allora, John Lennon, provocato proprio da un altro emerito imbecille che dichiarava a tutte le telecamere “Ora tutti sapranno chi sono io”.

Beh, francamente, se dobbiamo perdere i migliori per parlare degli inetti, questo è davvero qualcosa che non mi interessa. ‘Se questo è il futuro non mi interessa’, pare abbia scritto il giovane assassino e Russo Alesi ben lo rappresenta, nelle sue assenze, nevrosi, fissità e stupidità. Però a me viene voglia di veder alzarsi in piedi gli uccisi, vorrei che vivessero ancora magari nella fantasia di un autore impazzito, vorrei sapere chi erano quelle anonime vittime, poiché Lennon era uno famoso ma gli altri no. Eppure la storia pare sempre la stessa: pur di essere sbattuti in prima pagina, ormai, si farebbe qualsiasi cosa... E se invece le cronache dedicassero il loro spazio soltanto per parlarci delle vittime mentre gli assassini, morti suicidi o finiti in carcere, restassero per sempre dimenticati? 

Visto il 09/12/2010 a Milano (MI) Teatro: Piccolo Teatro - Teatro Studio

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Voto: Voto del Redattore: Daniela Cohen


La recensione di Roberto D'Avascio

20 novembre, teatro in ostaggio

Un solo attore in scena. Uno sguardo carico di tensione. Una musica inquietante e monotona. Tre monitor con un videogioco in loop fatto semplicemente di violenza e omicidi. Un timer viene azionato. Il teatro è preso in ostaggio. Questa è in sintesi la trama e la cornice emotiva della messa in scena di 20 novembre, un testo teatrale scritto dal drammaturgo svedese Lars Norén, che Fausto Russo Alesi ha proposto agli spettatori del Teatro Nuovo di Napoli, curandone la regia e l’interpretazione. Lo spettacolo si ispira ad una storia vera, quella di Sebastian, un giovane tedesco che nel 2006 è entrato armato in un liceo della Vestfalia, sparando su studenti e docenti e mettendo a repentaglio la vita di circa trenta le persone, per poi suicidarsi. La messa in scena di Fausto Russo Alesi presenta un solo personaggio che racconta la propria solitudine monologante attraverso tutta la rabbia che mostra verso la sua società di appartenenza. Il diciottenne Sebastian si pone al centro del palco, circondato ai due lati della scena da un pubblico seduto che è formato da spettatori reali e fantocci quasi umani tra loro quasi indistinguibili, e procede alla sua vestizione finale: un cinturone, un coltello, bombe fumogene, tritolo, cartucce e mitra. Dichiara che questa è la sua ora e comprime il resto della sua vita e quella degli spettatori nella drammatica performance teatrale di un ora e ventuno minuti di tempo.

La messa in scena è tutta giocata su questa dimensione temporale serrata e sull’attesa frenetica della fine del tempo. Fausto Russo Alesi costruisce una scena nella quale regna l’immobilità e la tensione. Lo spettatore deve guardare e vivere questa attesa, deve soffrire con il personaggio, deve stare molto attento: questa la richiesta perentoria di chi è lì per vendicarsi delle ingiustizie e delle umiliazioni subite in passato e non più sopportabili. La drammaturgia complessiva di questo lavoro teatrale mostra, con lo scorrere del tempo, un certo calo di tensione per una certa ripetitività scenica ed una intenzionale sottolineatura di lunghe pause e momenti di silenzio, ma è anche assolutamente funzionale alla grande interpretazione di Russo Alesi, che riesce a porre tutta l’attenzione drammatica sul suo corpo, sui suoi brevi movimenti, sulla sua voce sofferente, sulla sua gestualità contratta. Un viso spento ed esangue, un corpo estremamente muscolare nella sua rigidità, un’espressione fonetica decisa e sibilante rendono la sua interpretazione di grande spessore nel descrivere le frustrazioni di un giovane angelo della morte che rifiuta fino in fondo il potere dei soldi e la società dei consumi. Arriva a piangere per quello che sta per fare, ma non crede più nell’innocenza di nessuno: «Se questo è il futuro non mi interessa», questo scrive su una lavagna, prima che il palco, allo scadere del tempo, sia avvolto nel buio della tragedia e sia ricoperto da manichini/spettatori ormai cadaveri.
 

Visto il 10/11/2010 a Napoli (NA) Teatro: Nuovo Teatro Nuovo

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Voto: Voto del Redattore: Roberto D'Avascio

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