12 BACI SULLA BOCCA
LO SPETTACOLO
Autore: di Mario Gelardi Descrizione
La provincia soffocante e a volte disorientante napoletana. Stradone di paese isolate che a volte portano solo ad uno di quei ristoranti per cerimonie. Strutture barocche decorate con finto stucco veneziano, con statue e laghetti con i cigni. Per qualcuno sposarsi in questi luoghi è una grande aspirazione. Il conflitto politico e sociale che divide il paese sembra lontano da queste terre. In questo ambito nasce “12 baci sulla bocca” che racconta l’incontro-scontro tra Emilio, lavapiatti dai modi e dal linguaggio diretto e Massimo, fratello “ripulito” del proprietario di un ristorante. Massimo si sta per sposare con l’unica donna che ha avuto nella sua vita, è a quel punto della vita in cui o ti lasci o ti sposi, Massimo si sposa. Emilio è giovane, diretto, a volte rude nei modi, ed è ricchione, perché è l’unico termine usato a Napoli per identificare un omosessuale, Emilio è solo.
Scheda spettacolo a cura di
La Redazione LE RECENSIONILa recensione di Alessandro Grieco
Paura d’amare (e non solo) Partendo dall’assunto che è sempre un’operazione encomiabile e costruttiva quella funzionale ad offrirci l’opportunità di partecipare ad un’esperienza artistica vocata a coniugarsi con l’impegno sociale e con l’approfondimento di questioni che riguardano non solo singoli gruppi umani o comunità, ma l’intera società civile nel suo corretto ed autonomo autodeterminarsi, “12 baci sulla bocca” di Mario Gelardi si ripropone l’obiettivo, ancora più gravido di sollecitazioni, di assimilare il fenomeno, ohimè sempre attuale, dell’omofobia, ad una sorta di indagine in sedicesimi delle scaturigini politico-sociali delle derive violentemente sessiste ed eteropatriarcali radicate nel nostro territorio, in particolar modo in quello più degradato e periferico. Così, delinquenza, camorra, fascismo, ignoranza e omofobia diventano aspetti diversi di una medesima mentalità, suggerendoci ora che l’urgenza di preservare la memoria di un passato abbastanza recente è fondamentale al fine di mantenere alta la guardia rispetto a dinamiche di insolente ed arrogante prevaricazione sociale, ora rammentando a tutte le persone omosessuali, e soprattutto alle associazioni (spesso più attente alla visibilità politica che all’azione culturale), di non abdicare mai alla propria dignità, alla propria libertà ed alla legittima richiesta di rispetto e riconoscibilità. La messinscena, curata con sobrietà e misura da Giuseppe Miale Di Mauro, presenta il verificabile pregio di arrivare in maniera diretta agli spettatori, coinvolgendoli in un plot narrativo dal ritmo sostenuto e dall’impostazione giustamente popolare che, rinunciando a qualsiasi eccessiva intellettualizzazione dell’argomento, mira a commuovere e scuotere le coscienze, grazie all’interpretazione intensa di Stefano Meglio, superlativo nel ruolo del mazziere fascista, e a quella dell’ottimo Francesco Di Leva che, già applaudito protagonista di “Gomorra”, torna sulla scena confrontandosi con un ruolo che, proprio in quanto diametralmente opposto da quelli solitamente interpretati, ne conferma il talento, rivelando al contempo una certa apprezzabile maturazione artistica.Visto il 20/02/2010 a Roma (RM) Teatro: Belli SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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