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DUE DOZZINE DI ROSE SCARLATTE
Due dozzine di rose scarlatte

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LO SPETTACOLO

Autore: riscrittura di Tato Russo da Aldo De Benedetti
Regia: Livio Galassi
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Politeama Mancini
Cast: Michel Altieri, Katia Terlizzi, Umberto Bellissimo

Date repliche a cura di
Francesco Rapaccioni
Scheda spettacolo a cura di
Francesco Rapaccioni

LA LOCATION

RAFFAELLO SANZIO
v. Matteotti - Urbino (PU)
Tel: 0722 2281


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 29/01/2008 al: 30/01/2008)

LE RECENSIONI


La recensione di Cristiano Esposito

Tato Russo raccoglie quel mazzo di rose lanciato nel 1936 dalla penna di Aldo De Benedetti, apportando le sue innovazioni pur sempre nel rispetto della tradizione. La commedia è una delle più famose ed esportate del grande autore romano, essendo stata rappresentata in tutto il mondo grazie alla traduzione in 36 lingue. Eppure De Benedetti sembra oggi caduto nel dimenticatoio, nonostante un’intensissima attività anche cinematografica come regista, soggettista e sceneggiatore (in lavori spesso non firmati a causa della campagna razziale antisemita degli anni ’30 e ’40). Il testo di Due dozzine di rose scarlatte, emblematico di un’epoca e di un genere, conserva la perfezione dei dialoghi e dell’impianto teatrale, accompagnata da un’ironia sottile e raffinata. Tato Russo vi ha aggiunto colore e ha compiuto un riuscitissimo lavoro di attualizzazione. E’ così che il protagonista, Alberto, che nella versione originale era un ingegnere, diventa un cantante e il suo amico Tommaso il suo agente. In casa sua c’è un televisore al plasma che punteggia i momenti di noia e imbarazzo, sua moglie Marina canta e balla la macarena e tra gli scaffali si può notare addirittura un tapiro d’oro. Insomma siamo di fronte ad un teatro che conserva l’aura dei telefoni bianchi, con al centro la borghesia che De Benedetti sapeva anche ridicolizzare, cogliendone le frivolezze. La trama, esile e giocata con pochi personaggi, è dominata dagli equivoci a catena innescati da un mazzo di rose che risveglia la speranza dell’imprevisto, dell’avventura in un rapporto coniugale minato dall’abitudine. Se nel testo di De Benedetti nessuno inizialmente può dubitare dell’amore di Alberto e Marina, qui si intuisce sin dall’inizio la smania di evadere da una vita stagnante e monotona. Ed ecco che il virtuale (un presunto amante che in realtà non esiste) s’impone sul reale e lo condiziona, un po’ come accade oggi con la navigazione in Internet che, come suggerisce il regista della commedia Livio Galassi, ci immerge “nell’illusione di illudersi”. La scenografia di Tonino Di Ronza, che ci tiene in casa di Alberto e Marina per l’intera rappresentazione, è dominata da un bianco asettico e da un’attrezzeria particolarmente curata e moderna. Dei soli quattro personaggi appare una spanna sopra gli altri Umberto Bellissimo nei panni di Tommaso; brillante anche Letizia Netti, che interpreta una cameriera di colore strampalata. Paradossalmente andavano forse caratterizzati meglio i ruoli dei due protagonisti, Katia Terlizzi e Michel Altieri (chiamato a sostituire in extremis Leopoldo Mastelloni). La recitazione è comunque abbastanza scorrevole e la rappresentazione, nel complesso, godibile. Teatro Bellini – Napoli, 1 aprile 2009
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Voto: Voto del Redattore: Cristiano Esposito


La recensione di Laura Mancini

Proseguendo la sua tournée in giro per i teatri più noti d’Italia, “Due dozzine di rose scarlatte” di Aldo De Benedetti, riscritto da Tato Russo, ha debuttato ieri sera, 3 Marzo 2009, al Teatro Sala Umberto di Roma. Ad aprire la scena, è il personaggio poco convincente della cameriera finto-africana Jossia. Si prosegue con la telefonata (solo la prima di tante) terribilmente innaturale di Tommaso. Si mette a parlare al telefono, una volta entrata in scena, anche Marina, la padrona di casa, pure lei con ritmi e toni poco credibili, per poi cantare e ballare una Macarena spenta. Insomma: l’inizio proprio non va. Pian piano la trama si spiega da sola ed entrano in scena le rose scarlatte e i piani fantasiosi di seduzione di un compiaciuto Michel Altieri. Ma lo spettacolo, pur scorrendo, non prende mai il via. Forse è proprio la voce della protagonista Katia Terlizzi che non penetra, non risulta varia, suadente e capricciosa, imprevedibile come vorrebbe il suo personaggio. C’è, effettivamente, un difetto tecnico alla base e l’attrice sbaglia qualcosa: parla troppo di testa? O di naso? O forse fa un uso forzato del diaframma? Non si capisce, ma il risultato è un modo di parlare artificioso e monotono, difficile da seguire, per niente accattivante. A tratti non si capisce neanche se pianga o rida… Suonerie di cellulari improbabili (seguite in automatico da “balletti” altrettanto vuoti), automobili di ospiti invisibili che vanno a sbattere senza motivo, televisori al plasma e karaoke, sono, insieme all’aggiunta nel testo di qualche battuta e volgarità, tutto un insieme di “trovate” che dovrebbero arricchire la commedia ma hanno solo l’effetto contrario di rallentare dannosamente il tutto e non far ridere affatto. Forse l’unico elemento simpatico è un cagnolino di peluche che muove le orecchie. Ma c’è poi realmente bisogno di tentare di “svecchiare” e rendere più simile alla tv ogni cosa che una giovane compagnia porta a teatro? Aldo De Benedetti ne ha davvero bisogno? Il teatro di taglio “classico” è davvero tanto disprezzato oggi, da dover essere snaturato – e rovinato? La trovata straordinaria dell’autore di usare un oggetto così simbolico per creare equivoci e su cui proiettare i desideri di tutti i personaggi, è eternamente efficace e coinvolgente e questa commedia in realtà testimonia come, in fondo, se al giorno d’oggi, alla voglia di evadere dal proprio rapporto di coppia si supplisce con gli incontri in chat e su internet, De Benedetti, precorrendo i tempi (o forse limitandosi a raccontare una storia vecchia quanto il mondo) proponeva la soluzione più romantica ma altrettanto anonima, di scambi di rose accompagnati da bigliettini e lettere inviate ad un indirizzo di fermo posta. Umberto Bellissimo è l’interprete che più si presta alle caratterizzazioni del personaggio di Tommaso, ma questa compagnia, regista compreso, deve ancora crescere e lavorare molto per funzionare. Nel finale, ancora a discapito della spontaneità, le ultime battute importanti sono pronunciate con un tono eccessivamente “conclusivo” a mo’ di “morale della favola”. C’è da dire, almeno, che gli abiti di scena di Katia, forniti dallo sponsor dello spettacolo, sono davvero deliziosi. Roma, Teatro Sala Umberto, Marzo 2009
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Voto: Voto del Redattore: Laura Mancini


La recensione di Roberto Mazzone

Due dozzine di rose scarlatte è una commedia di Aldo De Benedetti, datata 1936, scritta appositamente per Vittorio De Sica. La versione in scena fino a domenica 22 febbraio al Teatro Erba di Torino, ne è una efficace attualizzazione, a opera di Tato Russo, con la regia di Livio Galassi. L’interpretazione è affidata a un “poker” d’attori straordinariamente affiatati tra loro: Michel Altieri, Katia Terlizzi, Umberto Bellissimo e Letizia Netti. La trama si sviluppa seguendo il classico schema della commedia degli equivoci: una moglie si convince per sbaglio che un mazzo di rose, destinato all’amante del marito, sia indirizzato a lei e, lusingata da tale ammirazione, nasconde fiori e relativo biglietto amoroso al marito, cominciando ad apprezzare il corteggiamento del fantomatico sconosciuto. Il migliore amico della coppia, approfittando della situazione, confessa alla donna di essere lui il misterioso spasimante. Il matrimonio comincia a scricchiolare, irrompono gelosie e smania di evasione, tutti ingredienti che rendono la commedia (e l’interpretazione degli attori) alquanto reale e trasparente. L’elemento di leggerezza e comicità e rappresentato dall’amico della coppia, interpretato da Umberto Bellissimo, che strappa applausi ad ogni sua entrata in scena. Michel Altieri, ormai giovane punto fermo del teatro musicale italiano, si adopera con molta umiltà e desiderio di mettersi alla prova in questa nuova sfida professionale. A lui il merito di aver imparato in pochi giorni un intero copione, dovendo sostituire il protagonista precedentemente annunciato, Leopoldo Mastelloni; qualche piccolo accorgimento registico, ha inoltre reso possibile al giovane attore, di dare un estemporaneo assaggio delle sue doti canore, anche all’interno di uno spettacolo di prosa… Katia Terlizzi tratteggia con disinvoltura la tipica moglie dei nostri tempi, indubbiamente innamorata, ma insoddisfatta dalla routine e spesso poco indulgente nei confronti del marito. A Letizia Netti servono solo la particolarissima suoneria di un cellulare e una battuta ripetuta spesso durante la commedia per conquistare il pubblico e arricchire maggiormente la componente comica dello spettacolo. Il pubblico risponde con soddisfazione, anche se con meno calore di quanto ci si possa aspettare. Torino, Teatro Erba, 17 febbraio 2009
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Voto: Voto del Redattore: Roberto Mazzone

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