SERVO DI SCENA
LO SPETTACOLO
Autore: Ronald Harwood Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
POLITEAMA ROSSETTI, SALA ASSICURAZIONI GENERALI LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Francesco Rapaccioni
UN CORTOCIRCUITO DELL'ANIMA Il testo, magistralmente portato sulle scene da Peter Yates in un film indimenticabile, tratta della gente di teatro per analizzare i meccanismi dei rapporti interpersonali e per guardare con impietoso realismo nell'anima dei protagonisti, emblematicamente uomini e donne dell'oggi nella difficoltà di vivere equilibrate e serene vite lavorative e affettive. Persone che non possono sfuggire a un cortocircuito dell'anima. “Sono stufo di dipingermi la faccia sera dopo sera, di mettermi vestiti non miei”. Ronald è un attore attempato nominato baronetto, il cui equilibrio mentale si è destabilizzato. Un cortocircuito che l'ha portato a spogliarsi per strada, abbandonando quegli abiti quotidiani che non riconosce come suoi, dopo anni di metamorfosi in palcoscenico. “Sir” è un uomo accentratore e tirannico, egocentrico, non rispettoso dell'altrui sensibilità. Da anni gli garantisce un equilibrio precario Norman, l'assistente: “dresser” in inglese, termine intraducibile perchè riguarda un ruolo da noi inesistente. Norman non solo si occupa del camerino dell'attore, ma ne è il segretario, l'amico fidato, il tuttofare, quasi l'alter ego. Colui che filtra tutto quello che dall'esterno entra in contatto con Ronald, sia in senso materiale che mentale. Un rapporto non paritario perchè il servo di scena venera l'attore. Non si tratta di amore, ma di molto di più. E questo perchè Norman è solo, pieno di dubbi, gli piace autocommiserarsi, manca di quel soffio vitale che farebbe la differenza. Ma lui solo riesce a vedere il cuore di Ronald e a convincerlo a salire sul palcoscenico, interpretando perfettamente il ruolo shakespeariano. Quando tutti lo davano per sconfitto, quando Sir dice a Norman “Devi dire al burattinaio di cambiarmi i fili”, il servo di scena trova un'ultima possibilità per l'attore. Prima di morire. Siamo in Inghilterra, durante la seconda guerra mondiale. I bombardamenti tedeschi non interrompono lo spettacolo, i razionamenti bellici modificano (un poco) le abitudini di vita, alimentari, di abbigliamento. La perfetta scena di Margherita Palli mostra un camerino strutturato in tre ambienti: bagno, spogliatoio, salottino. I muri sbrecciati, oltre che evocare i bombardamenti, consentono di mostrare il corridoio e le porte degli altri camerini. Sopra il palcoscenico, visto prima dal fondo scena e poi dalla platea. Impressionante la cura degli attrezzi di scena, quelle mensole piene di tutto, i particolari storici meticolosamente ricostruiti. Parimenti perfetti i costumi, sempre di Margherita Palli (peccato solo i moderni calzini del protagonista). Contribuiscono allo spettacolo le luci di Gigi Saccomandi e i suoni.
Franco Branciaroli è un ideale Ronald, un uomo pieno di sé che tratta tutti gli altri solo come necessari alla propria vita, un attore che confonde ormai la vita e la scena, anzi piuttosto seleziona quel che gli fa maggiormente comodo; impostato nel recitare Shakespeare, mette tale enfasi anche nella vita quotidiana e nei rapporti intimi. Uno spettacolo perfetto dal punto di vista tecnico e attoriale. Pubblico non troppo numeroso ma rapito dallo spettacolo, nel finale applausi calorosissimi. Visto il 30.3.12 a macerata (mc) Teatro: lauro rossi La recensione di Simone Manfredini
LA RECITA PIÙ DIFFICILE La commedia The Dresser di Ronald Harwood, Servo di scena nella traduzione italiana, è, nella sua essenza più profonda, oltre che un vero e proprio inno al teatro, un memento di quello che fu l'eroismo dell'Inghilterra negli anni '40 dello scorso secolo: pur devastata dai bombardamenti nazisti, la nazione non volle piegarsi al nemico e, nonostante tutto, seguitò a condurre la propria esistenza, con tutto l'aplomb che da sempre la contraddistingue, fingendo che nulla fosse mutato. In questo clima generale anche Norman, il servo di scena alias segretario personale del primo attore, non concepisce neppure per un momento che Sir Ronald, cui egli presta tutte le proprie cure, possa, sebbene colpito da un malore, non andare in scena con il suo Re Lear annullando uno spettacolo per il quale gli spettatori hanno già pagato il biglietto. La vicenda si fa però complicata in quanto “Sir”, così chiamato pur senza averne il titolo, si mostra confuso e ha dimenticato gran parte delle battute: i contrattempi si moltiplicano, fanno sorridere e mettono in luce i sentimenti dei personaggi oltre a tutte le difficoltà che si trova a vivere una compagnia eroica, ma priva di mezzi, il cui capocomico, un tempo osannato da pubblico e critica, ha fatto di Shakespeare il centro della propria vita e del teatro un usbergo contro la barbarie. Il clima generale un po' rocambolesco, intriso del tipico umorismo inglese, si fa più tragico nel finale quando le condizioni di “Sir”, al termine della recita, improvvisamente peggiorano ed egli muore col sorriso sulle labbra, dopo aver mostrato a Norman un abbozzo della propria autobiografia nella quale egli è prodigo di ringraziamenti per tutti, scordandosi però anche solo di menzionare il suo dresser. Per Norman la morte di Sir Ronald è devastante, egli si vede tradito dal suo mentore, ma soprattutto si sente perduto perché non riesce a concepire una vita fuori dal teatro, senza il quale, dopo anni di gratuita dedizione, per lui non vi è sopravvivenza. Bellissima la scena su due piani di Margherita Palli che ha curato anche i costumi: al piano superiore si trova il teatro col suo palcoscenico e un sipario malridotto, in quello sottostante i camerini, affollati di oggetti e in male arnese a causa dei bombardamenti che hanno sbrecciato muri e porte.
La parte di Sir Ronald è concepita per un grande attore e Franco Branciaroli lo è a tutto tondo. Splendido il tono lievemente magniloquente e pomposo che egli conferisce al suo personaggio del quale sottolinea senza forzature l'egocentrismo, ma anche la stanchezza tipica di un uomo in declino. Tra le pieghe del torpore che talvolta pervade il capocomico si intravede tutta la ricchezza di una vita trascorsa fra i successi, anche se ormai piombata nella tristezza di uno squallore che egli non pare percepire appieno. Ad assistere ad un vero capolavoro che ha come tema fondante l'insostituibilità del teatro, ironia della sorte, un pubblico inspiegabilmente scarso che ha però mostrato di apprezzare lo spettacolo; molti gli applausi finali. Visto il 13/03/2012 a Cremona (CR) Teatro: A. Ponchielli La recensione di Wanda Castelnuovo
SERVO DI SCENA
Il Servo di scena - figura ignota al nostro mondo teatrale nell’accezione inglese di dresser cioè ‘segretario personale e factotum del primo attore’ - è stato tipico del mondo anglosassone quando esistevano attori che dedicavano completamente la loro vita (senza aiuti pubblici) alla diffusione del verbo shakespeariano. Un assistente non solo con il compito di aiutarlo nello scegliere e indossare gli abiti di scena, ma anche nel ripassare le parti, suggerirgliele e preparargli bevande e quanto altro utile per sostenerlo. Si potrebbe quasi affermare che a un bravo ‘servo di scena corrispondesse con proporzionalità diretta un grande capocomico. Visto il 30/11/2011 a Milano (MI) Teatro: Piccolo Teatro - Teatro Grassi SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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