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SERVO DI SCENA
Servo di scena

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LO SPETTACOLO

Autore: Ronald Harwood
Regia: Franco Branciaroli
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Teatro Stabile di Brescia/Teatro degli Incamminati
Cast: Franco Branciaroli, Lisa Galantini, Melania Giglio, Daniele Griggio, Giorgio Lanza

Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

POLITEAMA ROSSETTI, SALA ASSICURAZIONI GENERALI
v.le XX Settembre 45 - Trieste (TS)
Tel: 040 567201-2-3
Email: info@ilrossetti.it Sito Web: www.ilrossetti.it


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

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LE RECENSIONI


La recensione di Francesco Rapaccioni

UN CORTOCIRCUITO DELL'ANIMA

Il testo, magistralmente portato sulle scene da Peter Yates in un film indimenticabile, tratta della gente di teatro per analizzare i meccanismi dei rapporti interpersonali e per guardare con impietoso realismo nell'anima dei protagonisti, emblematicamente uomini e donne dell'oggi nella difficoltà di vivere equilibrate e serene vite lavorative e affettive. Persone che non possono sfuggire a un cortocircuito dell'anima.

“Sono stufo di dipingermi la faccia sera dopo sera, di mettermi vestiti non miei”. Ronald è un attore attempato nominato baronetto, il cui equilibrio mentale si è destabilizzato. Un cortocircuito che l'ha portato a spogliarsi per strada, abbandonando quegli abiti quotidiani che non riconosce come suoi, dopo anni di metamorfosi in palcoscenico. “Sir” è un uomo accentratore e tirannico, egocentrico, non rispettoso dell'altrui sensibilità. Da anni gli garantisce un equilibrio precario Norman, l'assistente: “dresser” in inglese, termine intraducibile perchè riguarda un ruolo da noi inesistente. Norman non solo si occupa del camerino dell'attore, ma ne è il segretario, l'amico fidato, il tuttofare, quasi l'alter ego. Colui che filtra tutto quello che dall'esterno entra in contatto con Ronald, sia in senso materiale che mentale. Un rapporto non paritario perchè il servo di scena venera l'attore. Non si tratta di amore, ma di molto di più. E questo perchè Norman è solo, pieno di dubbi, gli piace autocommiserarsi, manca di quel soffio vitale che farebbe la differenza. Ma lui solo riesce a vedere il cuore di Ronald e a convincerlo a salire sul palcoscenico, interpretando perfettamente il ruolo shakespeariano. Quando tutti lo davano per sconfitto, quando Sir dice a Norman “Devi dire al burattinaio di cambiarmi i fili”, il servo di scena trova un'ultima possibilità per l'attore. Prima di morire.

Siamo in Inghilterra, durante la seconda guerra mondiale. I bombardamenti tedeschi non interrompono lo spettacolo, i razionamenti bellici modificano (un poco) le abitudini di vita, alimentari, di abbigliamento. La perfetta scena di Margherita Palli mostra un camerino strutturato in tre ambienti: bagno, spogliatoio, salottino. I muri sbrecciati, oltre che evocare i bombardamenti, consentono di mostrare il corridoio e le porte degli altri camerini. Sopra il palcoscenico, visto prima dal fondo scena e poi dalla platea. Impressionante la cura degli attrezzi di scena, quelle mensole piene di tutto, i particolari storici meticolosamente ricostruiti. Parimenti perfetti i costumi, sempre di Margherita Palli (peccato solo i moderni calzini del protagonista). Contribuiscono allo spettacolo le luci di Gigi Saccomandi e i suoni.

Franco Branciaroli è un ideale Ronald, un uomo pieno di sé che tratta tutti gli altri solo come necessari alla propria vita, un attore che confonde ormai la vita e la scena, anzi piuttosto seleziona quel che gli fa maggiormente comodo; impostato nel recitare Shakespeare, mette tale enfasi anche nella vita quotidiana e nei rapporti intimi.
Tommaso Cardarelli è un giovanile Norman, tristemente alcolizzato per resistere alla vita: “io lotto. E non è facile”; un uomo che si è votato alla cura di un altro che non lo ricambia, un uomo che fuori dai camerini del teatro non respira, un uomo che si è forse sottratto alle proprie responsabilità in quanto incapace di affrontarle (a momenti si direbbe che solo nell'umiliazione trova il senso della propria vita); se nel finale appare eccessivo, la sua interpretazione resta memorabile per la gestualità curatissima, i movimenti calcolati al millimetro nell'apparente naturalità e la voce che esprime il riverbero di ogni impalpabile moto dell'anima.
In scena anche Lisa Galantini, Melania Giglio,  Daniele Griggio, Giorgio Lanza, Valentina Violo a dare volto all'aristocratica Milady dal profilo somigliante a Maggie Smith, alla ninfetta in cerca di popolarità disposta ad accettare i palpeggiamenti dell'anziano capocomico, alla zitella dietro le quinte che ha sprecato la sua vita nell'attesa quotidiana che il capocomico le rivolga uno sguardo, all'attore che fa ostruzionismo e a quello che si piega a ogni volere del capocomico. Tutti, uomini e donne, travolti dalla fine di Ronald. Anche per loro la morte di colui che rappresentava il solo riferimento di vita li porta a un cortocircuito. Definitivo.

Uno spettacolo perfetto dal punto di vista tecnico e attoriale. Pubblico non troppo numeroso ma rapito dallo spettacolo, nel finale applausi calorosissimi.

Visto il 30.3.12 a macerata (mc) Teatro: lauro rossi

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Voto: Voto del Redattore: Francesco Rapaccioni


La recensione di Simone Manfredini

LA RECITA PIÙ DIFFICILE

La commedia The Dresser di Ronald Harwood, Servo di scena nella traduzione italiana, è, nella sua essenza più profonda, oltre che un vero e proprio inno al teatro, un memento di quello che fu l'eroismo dell'Inghilterra negli anni '40 dello scorso secolo: pur devastata dai bombardamenti nazisti, la nazione non volle piegarsi al nemico e, nonostante tutto, seguitò a condurre la propria esistenza, con tutto l'aplomb che da sempre la contraddistingue, fingendo che nulla fosse mutato.

In questo clima generale anche Norman, il servo di scena alias segretario personale del primo attore, non concepisce neppure per un momento che Sir Ronald, cui egli presta tutte le proprie cure, possa, sebbene colpito da un malore, non andare in scena con il suo Re Lear annullando uno spettacolo per il quale gli spettatori hanno già pagato il biglietto. La vicenda si fa però complicata in quanto “Sir”, così chiamato pur senza averne il titolo, si mostra confuso e ha dimenticato gran parte delle battute: i contrattempi si moltiplicano, fanno sorridere e mettono in luce i sentimenti dei personaggi oltre a tutte le difficoltà che si trova a vivere una compagnia eroica, ma priva di mezzi, il cui capocomico, un tempo osannato da pubblico e critica, ha fatto di Shakespeare il centro della propria vita e del teatro un usbergo contro la barbarie.

Il clima generale un po' rocambolesco, intriso del tipico umorismo inglese, si fa più tragico nel finale quando le condizioni di “Sir”, al termine della recita, improvvisamente peggiorano ed egli muore col sorriso sulle labbra, dopo aver mostrato a Norman un abbozzo della propria autobiografia nella quale egli è prodigo di ringraziamenti per tutti, scordandosi però anche solo di menzionare il suo dresser. Per Norman la morte di Sir Ronald è devastante, egli si vede tradito dal suo mentore, ma soprattutto si sente perduto perché non riesce a concepire una vita fuori dal teatro, senza il quale, dopo anni di gratuita dedizione, per lui non vi è sopravvivenza.

Bellissima la scena su due piani di Margherita Palli che ha curato anche i costumi: al piano superiore si trova il teatro col suo palcoscenico e un sipario malridotto, in quello sottostante i camerini, affollati di oggetti e in male arnese a causa dei bombardamenti che hanno sbrecciato muri e porte.

La parte di Sir Ronald è concepita per un grande attore e Franco Branciaroli lo è a tutto tondo. Splendido il tono lievemente magniloquente e pomposo che egli conferisce al suo personaggio del quale sottolinea senza forzature l'egocentrismo, ma anche la stanchezza tipica di un uomo in declino. Tra le pieghe del torpore che talvolta pervade il capocomico si intravede tutta la ricchezza di una vita trascorsa fra i successi, anche se ormai piombata nella tristezza di uno squallore che egli non pare percepire appieno.
Straordinaria l'interpretazione di Tommaso Cardarelli che ci presenta un Norman sensibile, alcolista e in preda alle proprie nevrosi, che concepisce il suo compito di assistere “Sir” quasi come una missione degna di una vestale. Cardarelli è bravissimo nel curare nei minimi particolari ogni movimento, atteggiamento, tono di voce del suo personaggio, fornendo col suo talento un valore aggiunto alla meticolosa regia dello stesso Branciaroli.
Brava anche Melania Giglio nel delineare la sua Madge, una donna indurita dalla vita e da sempre innamorata di “Sir”, integerrima assistente di scena che vuole sempre tenere tutto sotto controllo. Lisa Galanti è una Milady sostanzialmente insoddisfatta, stanca di essere un'attrice senza soldi, moglie di un mostro sacro del teatro che non vuole rassegnarsi a lasciare il palcoscenico per vivere in tranquillità. Con loro Valentina Violo nei panni di Irene, Daniele Griggio in quelli di Geoffrey Thornton, Giorgio Lanza in quelli di Mr. Oxemby.

Ad assistere ad un vero capolavoro che ha come tema fondante l'insostituibilità del teatro, ironia della sorte, un pubblico inspiegabilmente scarso che ha però mostrato di apprezzare lo spettacolo; molti gli applausi finali.

Visto il 13/03/2012 a Cremona (CR) Teatro: A. Ponchielli

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Voto: Voto del Redattore: Simone Manfredini


La recensione di Wanda Castelnuovo

SERVO DI SCENA

Il Servo di scena - figura ignota al nostro mondo teatrale nell’accezione inglese di dresser cioè ‘segretario personale e factotum del primo attore’ - è stato tipico del mondo anglosassone quando esistevano attori che dedicavano completamente la loro vita (senza aiuti pubblici) alla diffusione del verbo shakespeariano. Un assistente non solo con il compito di aiutarlo nello scegliere e indossare gli abiti di scena, ma anche nel ripassare le parti, suggerirgliele e preparargli bevande e quanto altro utile per sostenerlo. Si potrebbe quasi affermare che a un bravo ‘servo di scena corrispondesse con proporzionalità diretta un grande capocomico.
Nella toccante e celebre commedia (titolo originale The Dresser) di Sir Ronald Harwood (Città del Capo 1934) - famoso e premiato sceneggiatore e scrittore teatrale, cinematografico e televisivo che da giovane è stato dresser di Sir Donald Wolfit - messa in scena dall’approfondita e coinvolgente interpretazione e dall’attenta regia di Franco Branciaroli il teatro è analizzato dal retro e in un momento particolarmente delicato della storia inglese quando nel corso della secondo conflitto mondiale la resistenza della popolazione non si manifesta solo attraverso azioni militari, ma anche tramite la cultura.
Dietro le quinte di un piccolo teatro devastato dalle bombe si compie la parabola professionale e umana di un grande attore shakespeariano, Ronald chiamato Sir malgrado tutti sappiano che non è mai stato insignito del titolo, che sopravvive essendo anziano, malato e stanco non per le cure della moglie (pur attenta alla sua salute, ma non così alla sua anima), ma per l’abnegazione continua e totale dell’umile e paziente Norman - convincente e commovente l’interpretazione del bravissimo Tommaso Cardarelli - completamente votato al suo servizio e fortemente persuaso che nulla possa fermare uno spettacolo quando ormai la sala è piena.
Nella pièce il ‘servo di scena’ conosce perfettamente l’attore senza tuttavia che si crei un vero rapporto umano se non di dipendenza priva di reciprocità e reale calore. Il capocomico utilizza, sfrutta, quasi dissangua il dresser che diventa una sorta di carta carbone teoricamente in grado di sostituirlo, ma senza il coraggio, la grinta, e soprattutto la consapevolezza di poterlo fare.
Uno straordinario omaggio alla capacità di resistere del vero, insostituibile e invincibile teatro (che nel mondo protestante affianca il municipio nella funzione educativo-sociale così come presso di noi lo fa, o faceva, la Chiesa) esemplificato da Shakespeare in un’Inghilterra simbolo del sapere e di una libertà di pensiero che non si piegano e non si vendono a padroni.

Visto il 30/11/2011 a Milano (MI) Teatro: Piccolo Teatro - Teatro Grassi

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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo

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