PER NON MORIRE DI MAFIA
LO SPETTACOLO
Autore: Pietro Grasso Descrizione
Quando comincia la nuova mafia? Come ha cambiato la vita della Sicilia e dell’Italia? Che cosa ci resta ancora da fare e da sperare con sconfiggerla? Sono solo alcuni degli interrogativi che il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso si pone nel suo libro “Per non morire di mafia” che viene ora riproposto in versione teatrale da Sebastiano Lo Monaco. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
POLITEAMA ROSSETTI, SALA ASSICURAZIONI GENERALI LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Francesco Principato
Fare tana contro la mafia
Teatro comunale Luigi Pirandello mezzo vuoto ieri per la prima di Per non morire di mafia, versione drammaturgica del libro di Pietro Grasso. Ma non c’era da meravigliarsi: Agrigento non ha mai mostrato grande sensibilità a certi temi. Foto di scena di Diego Romeo Visto il 02/03/2012 a Agrigento (AG) Teatro: Pirandello Comunale La recensione di Roberto Rinaldi
Per non morire di mafia rompe il silenzio Il giudice Paolo Borsellino confidò alla moglie Agnese, pochi giorni prima di morire nella strage di via D'Amelio che il tempo della sua vita era scaduto e chi lo avrebbe condannato a morte non “sarebbe stata la mafia”. Il suo omicidio era stato deciso altrove come sta accertando la magistratura che sta ascoltando testimoni eccellenti e falsi pentiti autoaccusatisi di essere stati gli esecutori materiali dell'assassinio del magistrato e della sua scorta. L'operazione di depistaggio era servita a coprire i veri mandanti della strage, funzionari e servizi deviati. Si è parlato di trattative con la mafia per una non meglio specificata “ragion di Stato”, fatto sta che sia Borsellino che il suo collega e amico Giovanni Falcone furono trucidati e non certo per una semplice vendetta mafiosa, come molti hanno tentato di far credere. I due magistrati erano stati tra i protagonisti del Pool antimafia che aveva istruito il maxi-processo alla Cupola che comminò ben diciannove ergastoli, oltre che portare all'arresto dei primi politici coinvolti. L'inizio della fine. Ma l'elenco dei servitori dello Stato, colpevoli solo di aver fatto il proprio dovere non si ferma qui, sono decine e decine le vittime tra giudici, poliziotti, giornalisti, a perdere la vita in attentati mortali. E l'unico modo per non dimenticarli è seguire il monito di Pietro Grasso il Procuratore Nazionale Antimafia, autore del libro “Per non morire di mafia” insieme ad Alberto La Volpe, quando scrive: “Finché la mafia esiste bisogna parlarne, discuterne, reagire. Il silenzio è l'ossigeno grazie al quale i sistemi criminali si riorganizzano e la pericolosissima simbiosi di mafia, economia e potere si rafforza. I silenzi di oggi siamo destinati a pagarli duramente domani, con una mafia sempre più forte, con cittadini sempre più liberi”. Da queste parole si è ispirato Sebastiano Lo Monaco in un intenso monologo che non si può ridurre alla semplice definizione di spettacolo.
Non lo è nella forma in cui siamo abituati a vederlo a teatro. “Per non morire di mafia” è la versione scenica che Nicola Fano firma insieme all'adattamento drammaturgico di Margherita Fano e la regia di Alessio Pizzech, a cui noi siamo chiamati ad assistere con la dovuta attenzione per non “dimenticare”, a non far si che il silenzio cancelli la memoria di eventi così tragici e luttuosi per l'Italia stessa. Pietro Grasso nel suo libro - testimonianza spiega che la lotta alla mafia deve partire da una giustizia efficace, sistemi investigativi efficienti, avvalersi dei pentiti e delle intercettazioni telefoniche, come strumento d'indagine, e non per ultima la libertà di stampa, quella che il governo Berlusconi voleva limitare con il divieto di pubblicazione delle intercettazioni già pubbliche in fase processuale. Ma è anche necessaria una cultura dell'etica che contrasti la smodata ricerca di affermazione attraverso il potere e il denaro.
Visto il 7/12/2011 a Trento (TN) Teatro: Cuminetti La recensione di Danilo Spadoni
Sono le utopie che fanno la storia La mafia, la vita di un uomo, l'impegno di tutti: questi gli elementi su cui poggia “Per non morire di mafia” di Pietro Grasso. “La mafia non esiste”; “Falcone, Borsellino e il maxi-processo”; “5 settimane: 19 ergastoli, 1000 e più anni di carcere, 100 assolti; Tommaso Buscetta e il 10 Febbraio 1986”; punti fermi scritti su un'enorme lavagna da cui partire e tornare per raccontare di un bambino siciliano che a nascondino ama essere l'ultimo per fare “tana” e liberare tutti; di un uomo che ha deciso di sacrificare se stesso alla lotta contro la mafia convinto che “il mutamento è possibile” e che, in fondo, ancora vuol fare “tana” e liberarci tutti. L'incontro tra Pietro Grasso (Sebastiano Lo Monaco) e la mafia avviene un poco alla volta ed è un incontro che gli cambia la vita e la cambia ai suoi cari: Lo Monaco illustra, evoca, rivive fatti di cronaca e stralci autobiografici che dai primi episodi di avvicinamento di un giovane giudice di provincia, attraversano il maxi-processo, l’uccisione di Falcone e Borsellino, giungono alle indagini sulle stragi eversive degli anni Novanta e alla cattura di Provenzano da parte del Procuratore Nazionale Antimafia. Squarci di una storia siciliana che, proprio per questa scelta drammaturgica – adattamento teatrale Nicola Fano e Margherita Rubino - accenna solo, ed è un peccato, agli aspetti più destabilizzanti delle riflessioni di Pietro Grasso scrittore e magistrato, quali ad esempio i legami tra la mafia e un indefinito “aggregato economico-politico-impenditoriale”; la radicata presenza della mafia “in attività imprenditoriali lecite e illecite in alcune regioni del Centro e Nord Italia”. Una narrazione “teatrale” intensa e coinvolgente che, ben sostenuta da una scarna ma efficace ambientazione scenografica e sonora, punta principalmente sugli aspetti personali dell'uomo-magistrato (emarginazione, dubbi, paure) per restituirci non l'immagine di un eroe ma la forza di un ideale di democrazia che dall'emozione porta al progetto e dal progetto all'utopia perché “sono le utopie che rendono possibile il cambiamento”.
“Finché la mafia esiste bisogna ricordarlo, parlarne, discuterne, reagire […] perché l'indifferenza è il peso morto della storia”. Visto il 01/11/2011 a Genova (GE) Teatro: Duse SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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