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RUSTEGHI - I NEMICI DELLA CIVILTÀ
Rusteghi   i nemici della civiltà

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LO SPETTACOLO

Autore: Carlo Goldoni
Regia: Gabriele Vacis
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Fondazione Teatro Stabile Torino/Teatro Regionale Alessandrino
Cast: Eugenio Allegri, Natalino Balasso, Jurij Ferrini

Descrizione
"I Rusteghi" appartiene alla maturità compositiva di Carlo Goldoni, che coincide anche con gli ultimi malinconici anni della permanenza a Venezia, la quale ha perso il ruolo di potenza dell'Adriatico. Queata commedia parla ancora al nostro tempo, all'intolleranza travestita da moralismo, alla difficoltà di mettersi in relazione, alla mancanza di comunicazione di un'epoca, Il disinganno di Goldoni è ancora vivo nelle parole dei protagonisti e descrive una società buia e alla deriva, ma ancora presente nella nostra pratica quotidiana.
Date repliche a cura di
Compagnia del Fil de Fer
Scheda spettacolo a cura di
Compagnia del Fil de Fer

LA LOCATION

PICCOLO TEATRO TEATRO GRASSI
Via Rovello 2 - Milano (MI)
Tel: 02 72333222
Email: info@piccoloteatro.org Sito Web: www.piccoloteatro.org


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 24/04/2012 al: 06/05/2012)

LE RECENSIONI


La recensione di Maria Renda

Vecchi, maschi e maleducati "I rusteghi" di Vacis

Vecchi e maleducati, o meglio ancora bisbetici: questi i Rusteghi di Goldoni, nella evoluzione famosa dalle maschere ai tipi ai caratteri, per la versione di Gabriele Vacis.
 

Metà Settecento: ultimi anni che Goldoni passa a Venezia, repubblica ormai in decadenza. Lunardo, padre avaro sposato in seconde nozze e con una figlia da marito, promette in sposa la ragazza a Filippetto, rampollo dell’amico Maurizio, senza che i due giovani si siano mai visti. I due padri concordano nel vietare anche un solo incontro fra i due prima del matrimonio. L’emancipata signora Felice decide far conoscere i due fidanzati, coinvolgendo nell’imbroglio la matrigna di Lucietta e la zia di Filippetto. I due si piacciono ma l’inganno viene scoperto e il matrimonio rischia di saltare, finché la parlantina della signora Felice non appiana tutto.
 

“Mia, mia: la colpa è mia - dice Felice: e intanto disvela ipocrisie e grettezze che lasciano prevalere le ragioni della roba su quelle dell’amore.
 

Il confine labile fra scena e fuori scena, tratto tipico di Vacis, è reso attraverso i cambi di costume a pubblico. Gli otto attori in scena gestiscono infatti tutte le parti, e questo gioco divertito non scade mai nel vezzo meteteatrale ma rimane attività concreta, non pretestuosa, senza retorica e senza cerimonie.
Anche perché gli interpreti maschi sono bravissimi nell’interpretare anche i ruoli femminili: e una parola a questo proposito va detta sulla scelta del cast, sulla misura nell’uso dell’istrionismo, sulla freschezza convincente dell’interpretazione , sempre notevole e notata, di Juri Ferrini.
 

L’uso di attori uomini in scena è leggibile anche come riferimento alla commedia dell’arte: ma è solo uno degli indizi della raffinata cura e conoscenza del testo che sottende il lavoro della regia. Non è da meno la cura  - luci e costumi - di Roberto Tarasco.
 

Visto il 20/03/2011 a Casalecchio Di Reno (BO) Teatro: Comunale

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Voto: Voto del Redattore: Maria Renda


La recensione di Wanda Castelnuovo

Rusteghi I nemici della civiltà

Entrare in teatro con gli attori già in scena è piuttosto singolare per una commedia di Goldoni come i Rusteghi, ma lo è ancora di più il fatto che gli stessi siano vestiti con tute e abiti moderni; suona poi assolutamente insolita la scena con oggetti incellofanati tra i quali si muovono gli interpreti, maschili anche per le parti femminili: gli abiti indossati e mutati sul palco differenziano i sessi e trasformano i singoli attori che impersonano più parti.
Tutto evidenzia che ci si trova di fronte a un’interpretazione in chiave moderna con cui Gabriele Vacis, regista piemontese sicuramente preparato e innovativo, simboleggia l’attualità dei messaggi sottesi nella commedia.
Certamente i classici hanno in sé valenze universali e atemporali essendo in grado di dimostrare come non si verifichi nihil novi sub sole e avendo di conseguenza la possibilità di essere calati in ogni epoca. La fervida fantasia del regista piemontese vede nell’egoistico dispotismo maschile dei protagonisti che vivono nella crisi della Venezia settecentesca le radici dell’ideologia sviluppatasi proprio nella ‘padania’ in un simile periodo di decadenza (come l’attuale) e il retaggio di una mentalità antica quale si può ancora oggi trovare in alcune osterie della zona.
Goldoni coglie con sottile ironia non solo il declino del mondo aristocratico, ma anche il nascere di una borghesia spesso gretta, meschina e incapace di aprirsi a quel mondo sensibile, attento e vivace così ben caratterizzato da La locandiera.
All’ottimismo di un inno all’intelligente intraprendenza femminile e alla sua capacità di affermarsi nella società si contrappone nei Rusteghi la grettezza di un gruppo di maschi prevaricatori che non permettono di manifestare liberamente sentimenti e idee né alle consorti, né ai figli. Tra le righe della commedia (scritta in dialetto veneziano nel 1760 e rappresentata al San Luca nel 1762) si legge lo sconforto del commediografo così in difficoltà nella sua amata città da decidere di trasferirsi a Parigi.
Stoltezza di ieri e di oggi delineata con ironia da Goldoni e simboleggiata da Vacis con il rinoceronte, richiamo a Jonesco e a Rhinocéros in cui vengono dileggiati gretti, mediocri e conformisti.
E i Rusteghi impersonano questo mondo di ottusi e prepotenti incapaci non solo di fare vivere liberamente gli altri, ma essi stessi prigionieri e schiavi acritici delle ‘regole' imposte dalla società.
Lo spettacolo - eclettico anche per ciò che riguarda la lingua che comincia da uno stretto veneziano con sotto/sopratitoli in lingue criptiche (quasi ironica trasposizione fumettistica di parolacce) per passare a un italiano frutto di una traduzione /riduzione operata dal regista e da Antonia Spaliviero - si avvale anche di filmati di commedie goldoniane e di altri (la cui presenza simbolica non è sempre chiaramente comprensibile) risultando complessivamente gradevole anche grazie alla bravura di tutti gli attori.
Pur essendo divertente e originale, lascia un po’ di nostalgia per il testo tradizionale la cui vivacità e arguta costruzione è ben capace di comunicare e fare comprendere la disillusione di Goldoni sull’umana incapacità di ragionare: ma è cambiato qualcosa rispetto al passato?

Visto il 24/04/2012 a Milano (MI) Teatro: Piccolo Teatro - Teatro Grassi

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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Maria Giulia Grondona

Standing Ovation per i Rusteghi e le loro "donne"

Standing Ovation. Così il pubblico del Teatro della Corte di Genova ha accolto la prima di “Rusteghi” per la regia di Gabriele Vacis. Tutti infinitamente  bravi infatti i protagonisti. Soprattutto nell’interpretare con maestria i ruoli femminili senza mai decadere nella caricatura. E quanto bravi sono i più giovani. Il richiamo della commedia è alla figura del padre-padrone di una civiltà che oggi appare così lontana e ad una figura femminile assai mortificata all’epoca. Accade così che due promessi non solo non scelgono liberamente il proprio matrimonio ma non possono nemmeno vedersi prima delle nozze. Richiami ad una condizione antica ma anche tanta ironia in questo allestimento. Coinvolgimento del pubblico con attimi di scuse da parte degli attori verso il comportamento di alcuni colleghi, richieste di eventuali medici o spettatori disposti a salire sul palco. Il tutto con maestria. E il pubblico risponde. Non si può non menzionare la straordinarietà di Jurij Ferrini e soprattutto il suo divertimento nell’interpretare la signora Felicia e il signor Maurizio. Grande anche Eugenio Allegri ma, ripetiamo, da sottolineare la bravura recitativa dei quattro giovani: Nicola Bremer, Christian Burruano, Alessandro Marini, Daniele Marmi.

Visto il 26/04/2011 a Genova (GE) Teatro: Della Corte

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Voto: Voto del Redattore: Maria Giulia Grondona

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