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LA MODESTIA

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LO SPETTACOLO

Autore: Rafael Spregelburd
Regia: Luca Ronconi
Genere: drammatico
Compagnia/Produzione: Santacristina Centro Teatrale/Festival dei Due Mondi di Spoleto/MittelFest/Piccolo Teatro di Milano
Cast: con Maria Paiato, Paolo Pierobon, Fausto Russo Alesi, Francesca Ciocchetti

Descrizione
Talento indiscusso della scena internazionale, capace di imporsi in un panorama teatrale tradizionalmente poco permeabile alla drammaturgia extraeuropea, Rafael Spregelburd, nato a Buenos Aires nel 1970, si è rivelato uno degli artisti più geniali ed eclettici dell’ultimo decennio.
Commedia sarcastica, affidata a quattro attori che interpretano otto personaggi, "La modestia" è una storia di equivoci e di espedienti, che si svolge in un unico luogo che allude a due spazi e a due momenti diversi: la Buenos Aires dei nostri giorni, e un paese balcanico in un passato indefinito. La confusione e lo spaesamento pervadono i personaggi: nessuno si sente mai a casa propria, le battute, apparentemente razionali e pertinenti, nascondono la mancanza di
certezze e di logica. In questo ribaltamento delle categorie di spazio e tempo, nella continua negazione delle identità dei personaggi, si rinsalda l’eccezionale incontro tra Luca Ronconi e Spregelburd.
Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

PICCOLO TEATRO TEATRO GRASSI
Via Rovello 2 - Milano (MI)
Tel: 02 72333222
Email: info@piccoloteatro.org Sito Web: www.piccoloteatro.org


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

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LE RECENSIONI


La recensione di Elena Dalmasso

Un'esibizione di umiltà

“La modestia”, nuovo spettacolo messo in scena da Luca Ronconi, è un gioco a incastri che naviga nell’ambiguità e nella mancanza di direzione. L’autore - l’argentino Rafael Spregelburd - ha posto “La modestia” come terzo capitolo di una eptalogia ispiratagli da un dipinto di Bosh, che nel Cinquecento aveva raffigurato i sette peccati capitali. Spregelburd crea una serie di opere che indagano i peccati capitali della nostra epoca, muovendosi lungo percorsi non lineari e assolutamente spiazzanti.
“La modestia” presenta due situazioni che continuano ad alternarsi: da una parte i personaggi si trovano – nella moderna Buenos Aires - a districarsi tra storie d’amore, di legge, di tradimento e di famiglia; dall’altra - in un passato non meglio precisato e in un altrettanto non meglio precisato paese dell’Europa dell’Est - i personaggi si trovano a vivere una situazione paradossale tra malattia e morbosità, tra desiderio di ricchezza e fama e distruzione morale.

La scena (di Marco Rossi) è sempre la stessa per quanto, ad ogni cambio di scena/epoca, si aggiungano continuamente elementi, che diventano parte integrante di entrambe le storie in una sorta di perenne accumulo che appesantisce e incastra. Allo stesso modo la luce (il progetto è di A.J. Weissbard) definisce con sempre meno chiarezza i limiti delle storie, facendole scivolare una dentro l’altra a ritmo sempre più serrato. E gli attori (i bravissimi Francesca Ciocchetti, Maria Paiato, Paolo Pierobon e Fausto Russo Alesi) trascinano il pubblico in un vortice ogni volta più complesso da seguire e lo portano, insieme a loro, allo smarrimento.

A Buenos Aires troviamo una situazione paradossale: Maria Fernanda ha un marito, Alejandro, da cui si sta separando. Frequenta Arturo, vicino di casa ed ex socio di Alejandro. Arturo sta cercando, con l’aiuto dell’avvocato San Javier, di costruire una linea difensiva per un misterioso e accennato disastro in mare in cui è in qualche modo coinvolto. La moglie di Arturo (esilarante e disperata, interpretata dalla Paiano) cerca di trovare la sua dimensione in questo triangolo, trascinando se stessa e la sua pazzia in giro per la stanza.
Nel passato troviamo invece due coppie: Anja è sposata con Terzov, scrittore messo in ginocchio dalla tubercolosi. Un medico straniero, Smederovo, si offre di curarlo in cambio di alcuni manoscritti di Terzov (che non sono in realtà suoi, ma del padre di Anja) dalla cui pubblicazione spera di guadagnare una fortuna. La moglie di Smederovo, Leandra, si innamora di Terzov. Tutti questi incroci di interesse, passione, raggiro, malattia, portano i personaggi verso un finale tragico. Sullo sfondo di un conflitto, siamo sballottati tra la malattia che rende prigionieri e la guerra che rende rifugiati.

“La modestia” presenta dei personaggi persi: persi dentro se stessi, dentro la lingua che parlano, dentro lo spazio che abitano e l’epoca che vivono. È uno spettacolo difficile da seguire (e i mormorii del pubblico in sala lo hanno ricordato per tutta la durata della pièce) che in realtà non pretende di essere seguito. Si continua a cambiare idea sui personaggi, sulla loro relazione, sulle loro azioni. È uno spettacolo ossessivo (Terzov ad un certo punto esprime questo concetto: “Saremo ricordati come gli scrittori del periodo in cui tutti scrivevano dell’ossessione”). La modestia – ridotta a peccato – rimane serpeggiante (Leandra, infuriandosi con Terzov, gli dice: “Non esibisca la sua umiltà davanti a noi, non vede dove viviamo?”) e quello che resta alla fine è un opprimente senso di frustrazione.

Visto il 10/01/2012 a Milano (MI) Teatro: Piccolo Teatro - Teatro Grassi

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Voto: Voto del Redattore: Elena Dalmasso

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