LoginIscrivitiSegnala uno Spettacolo • Anno 6 - Numero 6  
Guarda le repliche di questo spettacolo!
Commenta lo spettacolo! Leggi le recensioni dei Redattori!
PRENDITI CURA DI ME
Prenditi cura di me

I Commenti

I Commenti degli Utenti

Questo spettacolo non ha ancora commenti.
Sai che puoi inserirne uno?
Per farlo clicca su Commenta lo Spettacolo!

Inoltre, puoi dargli un voto cliccando il pulsante Vota questo Spettacolo
qui in alto e puoi ricevere un promemoria via e-mail quando inizieranno le repliche, con il servizio Show Alert.

LO SPETTACOLO

Autore: Giampiero Rappa
Regia: Giampiero Rappa
Genere: drammatico
Compagnia/Produzione: Fattore K e Gloriababbi Teatro
Cast: Andrea Di Casa, Filippo Dini, Sergio Grossini, Mauro Pescio.

Descrizione
Lo spettacolo è la storia di Franco, un giovane e famoso cardiochirurgo che all'apice del successo scoprirà la propria fragilità, scontrandosi con i tradimenti, la falsità e la corruzione. Ma l'incontro con una giovane giornalista e una paziente minorenne, permetteranno a Franco di recuperare la dignità perduta e di ritrovare sé stesso.
Date repliche a cura di
Alessandro Pezza
Scheda spettacolo a cura di
Alessandro Pezza

LA LOCATION

PICCOLO ELISEO PATRONI GRIFFI
via Nazionale 183 Esquilino - Roma (RM)
Tel: 06 485600
Email: uffstampa@teatroeliseo.it Sito Web: www.teatroeliseo.it


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Stagione precedente o non previste repliche al momento

LE RECENSIONI


La recensione di Alessandro Grieco

Povera Patria

Vincitrice del premio “Enrico Maria Salerno 2007” per la drammaturgia europea, “Prenditi cura di me” di Giampiero Rappa è una pièce intensa e suggestiva, una vicenda assolutamente realistica e ricca di colpi di scena, ambientata nel contesto ambiguo e spregiudicato della sanità nazionale.
Il testo, che ha le sue scaturigini nei recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto alcune strutture ospedaliere nazionali e che potrebbe esser letto solo come condivisibile “j’accuse” della corruzione della politica nelle sinistre dinamiche del sistema sanitario italiano, è anche la storia della lacerante resipiscenza di un uomo che fa i conti con se stesso e con la propria coscienza allorché si trova a dover sopportare il fardello troppo gravoso di un potere non sempre anelato.
Il desiderio conscio del protagonista, un superlativo Filippo Dini, è quello di voler pulire il mondo che lo circonda, renderlo adamantino, perfetto, senza macchie, smascherando le frodi, le falsità e la corruzione che son tarli a questa vita.
Il desiderio rimosso, invece, è quello di distruggere il suo falso sé, di risvegliare la propria autenticità, di ritornare a sentire emozioni e sentimenti che la società borghese, dalla cui ipocrita morale si sentiva comunque difeso, gli ha artatamente sottratto, rendendolo un uomo del tutto inerte di fronte alle emozioni.
E’ lui, dunque, il paziente in cura: “Prenditi cura di me” - questo vorrebbe dire il protagonista ogni qual volta incontra qualcuno, ma in realtà, a poco a poco, comprende di non poter contare su altri al di fuori di se stesso; si sente il protagonista gibollato di una palinodia, di aver deluso le proprie aspettative e di non avere una personalità idonea a sopportare le amare responsabilità che il ruolo di potere gli avrebbe consegnato.
L’aspetto straordinario di completa fascinazione è proprio questa ineluttabilità nel passaggio del protagonista da calvinista a satrapo: è un po’ come il corno che cresce d’improvviso sulla fronte di tutti i concittadini di Bérenger, protagonista dei “Rinoceronti” di Ionesco: arriva il momento in cui la protuberanza è talmente familiare ed estesa che chi non la possiede si sente un reietto.
Una regia briosa ed efficace asseconda un testo al contempo anarchico e pragmatico, etico e politico, commovente e divertente, dove la parola è protagonista indiscussa, accompagnando con cura il ritmo e i toni della diegetica, spesso forti e frastornanti.
Dalle scenografie della Bessi trasuda l’aria da “Povera patria”, un’atmosfera restituita al pubblico con grande precisione e determinazione segnica attraverso il verde dei palazzi, il bianco delle pareti ed il rosso delle poltrone, il rosso inequivocabile di un’agenda di borselliniana memoria.
La palingenesi finale diviene allora una speranza infingarda, ma che ci permette di dire che “l’importante non è ciò che diventeremo - poeti, medici o astronauti - ma se riusciremo a essere pienamente noi stessi. Ed essere pienamente se stessi implica il coraggio di porsi continuamente in discussione”.
 

Visto il 16/11/2010 a Roma (RM) Teatro: Piccolo Eliseo

Leggi le altre recensioni dello stesso autore
Voto: Voto del Redattore: Alessandro Grieco


La recensione di Alessandro Pezza

Franco Maggi è un uomo ambizioso, onesto, perfezionista, con un carattere formato in nome dei sani principi e della dedizione al prossimo. Chirurgo giovane ma già affermato, stimato da pazienti e colleghi, raggiunge il prestigioso traguardo di diventare assessore alla salute. E accetta l’incarico con l’entusiasmo di chi vive la professione come vocazione, con l’intento di ripulire il settore sanitario dalla corruzione politica. Un uomo apparentemente forte e sicuro al quale il destino sta mostrando un sorriso. Ma la realtà dei fatti, da quel momento in poi, è ben diversa. Il ruolo di potere ricoperto da Franco lo mette nella condizione di scontrarsi con una quotidianità che non immaginava, nella quale compromesso e sottefugio sono all’ordine del giorno. La vita privata presto precipita: i colleghi gli voltano le spalle, il padre è ricoverato in gravi condizioni, la moglie sembra volerlo abbandonare. Un intervento riuscito male sembra pregiudicare anche il futuro professionale del chirurgo che, messo alle strette, cade per la prima volta in errore. E inizia a percorrere il cammino ingannevole dei suoi predecessori: chiede protezione al partito per poter continuare a conservare il proprio potere. All’apice del successo i dubbi che Franco porta in fondo al cuore scuotono ogni convinzione. E tutto diventa indefinito, inutile, inesatto. Forse la vocazione per la medicina non è poi così forte, almeno non tanto quanto il desiderio di emulare il padre, celebre chirurgo. Forse la professione non è solo atto incondizionato d’amore verso il prossimo, ma piuttostosto cinica predisposizione nello trattare chiunque come una macchina alla quale vanno aggiustati i pezzi. Ripetitività, mancanza di coinvolgimento, assoluto distacco nel parlare di vita e di morte, di nascita, di malattia, di dolore. Troppo da sopportare. Il dottore rimpiange la semplice umanità, nella quale sentimenti ed emozioni hanno un peso e un valore. E’ lui il paziente in cura, e sente di non poter contare su altri al di fuori di se stesso. Giampiero Rappa confeziona un dramma malinconico e realista, che indugia tra le pieghe di una società malata senza alcuna voglia di essere guarita. La compagnia tocca con leggerezza la gravità delle cose, creando ritratti pacati ed emozionanti. Filippo Dini, nel ruolo di Franco, ricrea la complessità di sentimenti contrastanti con movimenti semplici, in una continua e disperata ricerca di una soluzione. Che forse è proprio in quel flebile grido d’aiuto, in quella ricerca di un conforto, in quelle parole sussurrate. Prenditi cura di me. Roma, Teatro India, 30 novembre 2008
Galleria immagini (clicca sull'immagine per ingrandire)
Premi qui per ingrandire Premi qui per ingrandire
Leggi le altre recensioni dello stesso autore
Voto: Voto del Redattore: Alessandro Pezza

Per saperne di più su Show Alert, clicca qui.

NEWSLETTER

 



IL CARTELLONE


IN SCENA

Abruzzo
Aquila - AQ Chieti - CH
Pescara - PE Teramo - TE
Basilicata
Matera - MT Potenza - PZ
Calabria
Catanzaro - CZ Cosenza - CZ
Crotone - KR Reggio C. - RC
Vibo Valentia - VV
Campania
Avellino - AV Benevento - BN
Caserta - CE Napoli - NA
Salerno - SA
Emilia Romagna
Bologna - BO Cesena - FC
Ferrara - FE Forlì - FC
Modena - MO Parma - PR
Piacenza - PC Ravenna - RA
Reggio E. - RE Rimini - RN
Friuli Venezia Giulia
Gorizia - GO Pordenone-PN
Trieste - TS Udine - UD
Lazio
Frosinone - FR Latina - LT
Rieti - RI Roma - RM
Viterbo - VT
Liguria
Genova - GE Imperia - IM
La Spezia - SP Savona - SV
Lombardia
Bergamo - BG Brescia - BS
Como - CO Cremona - CR
Lecco - LC Lodi - LO
Mantova - MN Milano - MI
Monza - MB Pavia - PV
Sondrio - SO Varese VA
Marche
Ancona - AN Ascoli - AP
Macerata - MC Pesaro - PU
Urbino - PU
Molise
Campobasso-CB Isernia - IS
Piemonte
Alessandria - AL Asti - AT
Biella - BI Cuneo - CN
Novara - NO Torino - TO
Verbania - VB Vercelli - VC
Puglia
Andria - BAT/BT Bari - BA
Barletta - BAT/BT Brindisi - BR
Foggia - FG Lecce - LC
Taranto - TA Trani - BAT/BT
Sardegna
Carbonia - CI Cagliari - CA
Iglesias - CI Nuoro - NU
Oristano - OR Sassari - SS
Sicilia
Agrigento - AG Caltanissetta-CL
Catania - CT Enna - EN
Messina - ME Palermo - PA
Ragusa - RG Siracusa - SR
Trapani - TP
Toscana
Arezzo - AR Carrara - MS
Firenze - FI Grosseto - GR
Livorno - LI Lucca - LU
Massa - MS Pisa - PI
Pistoia - PT Prato - PO
Siena - SI
Trentino Alto Adige
Bolzano - BZ Trento - TN
Umbria
Perugia - PG Terni - TR
Valle D'Aosta
Aosta - AO
Veneto
Belluno - BL Padova - PD
Rovigo - RO Treviso - TV
Venezia - VE Verona - VR
Vicenza - VC
ESTERO
Croazia Francia
San Marino Svizzera
HOME    Login    Chi siamo    I Redattori    Dalla Redazione    Dicono di Noi    Privacy    Contattaci    Preferiti    Imposta come Homepage - © 2003-2012 Teatro.Org - Intrattenimenti
Testata giornalistica registrata al ROC il 30 agosto 2006 - n. 14662 e presso il Tribunale di Milano il 30 maggio 2008 - n. 342 - Direttore Responsabile Gianmarco Cesario This website is ACAP-enabled