Al teatro “Bellini” è andata in scena una delle opere più conosciute di Raffaele Viviani: ‘A festa ‘e Piedigrotta.
La povera scenografia tridimensionale purtroppo non da l’effetto anelato, infatti il desiderio di ricreare una realistica villa comunale è sfumata. È d sottolineare però la bravura di Esposito e Florio di aver creato dei carri allegorici a dir poco simile a quelli veri.
Le coreografie di Squillace servono, non per altro, a riempire uno spazio vuoto.
Gli arrangiamenti di Eugenio Bennato sono stati forse l’unica cosa degna di nota di tutta la rappresentazione.
La bravura istrionica dei singoli attori è ineccepibile, ma nell’ insieme c’è un enorme stonatura. Un plauso va naturalmente all’ eccezionale cantate Pietra Montecorvino che con la sua voce ha risvegliato in sala il pubblico, il quale era in balia di questo caos.
La regia di Mascia, che interpreta in modo sublime sia il prologo che l’esodo, non è molto convincente. Difatti più che sembrare un musical, sembra un caos multicolore. Della regia di Nello Mascia va riconosciuto l’iniziativa di coinvolgere il pubblico sia nella parte iniziale di pseudo-riytardo, o vero prologo, e sia nell’ immaginare un’ ipotetica festa di PIedigrotta all’ interno della platea. Il pubblico al centro di una festa e gli attori spettatori di questa festa.
E per congedare, come direbbe Shakespeare, questa rappresentazione di La festa di Piedigrotta? Molto rumore per nulla.
Teatro Bellini
Napoli, Giuvedì 01-XI-2007
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