SINFONIA D'AUTUNNO
LO SPETTACOLO
Autore: Ingmar Bergman Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
PAISIELLO LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Roberta Diglio
Cosa può succedere quando, dopo sette anni, madre e figlia si incontrano di nuovo? Un'eternità, per un rapporto così speciale. Cosa può succedere, quando si scoprono continenti sommersi di cose non dette, di traumi irrisolti, di infelicità sopite o di allegrie ostentate ma false? Anni e anni di assenze? Di diversità insanabili?
Ma, soprattutto, è possibile ricominciare daccapo? E' questo quello che Eva prova a fare con sua madre Charlotte, celebre concertista ancor’oggi devota a se stessa e alla sua carriera, all'indomani della morte del compagno di lei, cercando di approfittare del momento - ipotetico - di debolezza, per riavvicinarsi. Eva, che avrebbe così tanto da dire, da chiedere, a una madre che ha amato immensamente, senza poter sentire di giungere mai davvero al suo cuore, senza neanche riuscire a dimostrarle tutto il suo amore.
Ma l’incontro tra madre e figlia dura poco, pochissimo. E’ troppo, quello che viene fuori, scavando e indagando se stesse, tra cose di sé sputate in faccia all’altra e cose rinfacciate. E troppe le emozioni, altalenanti tra un amore viscerale, la voglia di tenerezza e la tensione alla protezione, fino ad arrivare anche al risentimento, all’angoscia... all’odio.
E se la scena si apre su una lettera, una mano tesa, così la scena si chiude: un’altra lettera, un’altra mano tesa, che non si sa se verrà poi di nuovo colta. Il tutto, in uno spazio che evoca calma e silenzio, la canonica del pastore che Eva ha sposato, forse senza amore ma con un grande desiderio di consolazione, che si rivelerà forse il giusto specchio della vita che hanno vissuto queste due donne: in superficie calma, silenziosa, patinata e perfetta, ma nei suoi anfratti più nascosti piena di incomunicabilità, incomprensioni... in una parola sola, piena di dolore.
Ingmar Bergman gira il suo film “Sinfonia d’autunno” nel 1978, e a distanza di trent’anni viene portato in scena da due grandiose interpreti, Rossella Falk e Maddalena Crippa, accompagnate da Marco Balbi, il cui personaggio cerca invano, ma con un'immensa bontà, di fungere da trait d'union tra due mondi femminili forse da sempre troppo lontani.
Roma (RM), Teatro Eliseo, 30 aprile 2008
La recensione di Marcella Siano
Eva, moglie di un pastore protestante, vive in un villaggio tra i fiordi della Norvegia. E’ una donna piena di fede, ha perduto il suo unico figlio e si prende cura della sorella handicappata Helena, che la madre aveva fatto ricoverare in una casa di cura.
Decide perciò di invitare la madre Charlotte, una pianista di successo rimasta vedova del suo compagno Leonardo, che non vede da sette anni.
L’incontro tra le due si traduce in una valanga di accuse, sdegni, rancori, asti: Eva accusa la madre di averla trascurata, di averla fatta abortire, di aver tradito il marito e di essere stata la causa del peggioramento di Helena.
“Ci sono donne così. Rifiutano di essere disturbate dai loro figli. Non vogliono perdere tempo con i loro problemi. Hanno la loro vita, la loro carriera. Tutto il resto non conta. E’ di una donna cosi che ho voluto parlare” (Ingmar Bergman).
Un rapporto conflittuale di odio - amore tra una madre troppo preoccupata di se stessa e una figlia complessata, sensibile e maldestra, segnata da un’infanzia infelice e all’insegna della solitudine.
La pièce si chiude con un’intensa e appassionata lettera che la figlia scrive alla madre “… ho preteso troppo da te senza darti niente in cambio, ti ho tormentata con un vecchio odio che non ha più ragione di esistere…”. Bergman, così facendo, lascia il finale aperto a più soluzioni.
In scena, al Teatro Diana di Napoli, fino al 26 ottobre, tre interpreti d’eccezione: Rossella Falk, Maddalena Crippa (per la prima volta insieme) e Marco Balbi, in un’opera di grande spessore e tensione lirica che il Maestro Bergman scisse e diresse nel 1978: un intenso capolavoro che ha segnato la storia del cinema.
Nell’allestimento in questione la regia, diretta ed incisiva, di Maurizio Panici, seppur nel pieno rispetto del testo, assume toni più immediati e le poetiche sfumature di Bergman cedono il passo a una lettura più spedita e attuale.
Il personaggio di Charlotte, nell’interpretazione di Rossella Falk, è caratterizzato da toni più morbidi (rispetto a quello di Ingrid Bergman) ed appare, agli occhi dello spettatore, più umano e meno duro; viceversa il personaggio di Eva, nell’interpretazione di Maddalena Crippa, assume carattere più deciso e meno maldestro di quello originario (Liv Ullmann).
Ottima l’interpretazione delle due attrici che giocano appieno nel loro ruolo, nonché quella di Marco Balbi: lenta, misurata e in perfetta armonia con lo stile registico di Maurizio Panici. Peccato l’utilizzo dei microfoni che penalizza non poco gli attori in questione.
Ottimo ed in perfetto equilibrio il gioco luci di Franco Ferrari che, unito all’efficace scenografia di Aldo Buti, conferisce all’insieme un’atmosfera di intensa tensione lirica.
Napoli, Teatro Diana, 15 ottobre 2008
La recensione di Wanda Castelnuovo
Storia di vita ordinaria e più comune di quanto non si possa credere quella in scena al teatro Manzoni con due splendide interpreti egregiamente supportate dal bravissimo Franco Balbi: insieme fanno rivivere anche se con sfumature diverse lo spirito che il grande regista svedese ha voluto e saputo infondere nella sua ‘pièce’.
Al duetto Ingrid Bergmann/Liv Ullmann del celeberrimo film oggi fanno da contraltare sulla scena due forti personalità come Rossella Falk e Maddalena Crippa dotate di straordinario carisma e capacità di rendere con un gioco di sfumature gli interni tormenti delle protagoniste.
Eva - una pianista di successo cui è arrivata trascurando e calpestando affetti e pulsioni familiari - si trova dopo sette anni di separazione in uno sperato quanto temuto ‘tête a tête’ con la figlia Charlotte la cui genuina semplicità e apparente serenità nascondono profondi turbamenti e dolori.
Tratta dal famosissimo film di Ingmar Bergman, l’opera - nota in italiano come ‘Sinfonia d’autunno’ rispetto all’originale ‘sonata’ che al di là della fonetica meglio renderebbe dal punto di vista semantico il confronto tra strumenti solisti piuttosto che l’azione di un’orchestra - racconta in modo esemplare l’incapacità di comunicare in un alternarsi di amore/odio, monito a non innalzare barriere ed esortazione ad abbandonarsi alla tenerezza e all’amore vero.
Testimone di dolori, contrasti, disegni, dubbi e aspettative il marito di Charlotte, Viktor, pastore protestante con cui abita in una canonica così solitaria da determinare inquietudini e rinascere di sensi di colpa in Eva che confessa solitudini e amarezze a una figlia ancora ferita per i continui abbandoni: sembra non esserci perdono.
Il lavoro inizia e termina con una lettera, invito entrambe alla speranza anche se il finale lascia aperta la strada a più soluzioni.
Ottima la regia di Maurizio Panici.
Milano, Teatro Manzoni, 7 aprile 2008
SOCIAL & C.SEGNALIAMO
• Spettacoli più votati
• Cerca per compagnie
• Cerca per teatro
• Lo Spot Radio!
• Diventa Redattore
• Scambio Banner
• Gli spettacoli della tua provincia via email
• Hai un sito sul Teatro?
• LA TUA PUBBLICITÀ SU TEATRO.ORG
• Offerte Hotel
GLI ANNUNCI:
NEWSLETTERIL CARTELLONEIN SCENA |