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IL METODO GRÖNHOLM
Il Metodo Grönholm

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LO SPETTACOLO

Autore: Jordi Galceran
Regia: Cristina Pezzoli
Genere: drammatico
Compagnia/Produzione: Nuovo Teatro - Vesuvio Teatro
Cast: Nicoletta Braschi, Maurizio Donadoni Enrico Ianniello Tony Laudadio scene Giacomo Andrigo costumi Cristina D'Arold disegno luci Cesare Accetta

Date repliche a cura di
La Redazione
Scheda spettacolo a cura di
La Redazione

LA LOCATION

PAISIELLO
v. G. Palmieri - Lecce (LE)
Tel: 0832 245499


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Stagione precedente o non previste repliche al momento

LE RECENSIONI


La recensione di Samantha Biferale

Il metodo Gronholm Di Jordi Galceran Qualche anno fa a Madrid fu ritrovato in un cassonetto un fascicolo contenente domande di assunzione per una catena di supermercati. L’impiegato, addetto alla selezione del personale, si era arrogato il diritto di manifestare il suo potere apponendo su ogni Curriculum Vitae il suo giudizio, razziata, xenofobo e crudele. La possibilità di poter decidere a chi concedere un lavoro, aveva dato a quest’uomo, la libertà di pensare e scrivere delle bestialità sul conto dei candidati. E’ questo il punto di partenza utilizzato dall’autore de “Il metodo Gronholm”. Sul palco, all’aprirsi del sipario, prende forma una stanza fredda, impersonale, tutta bianca con strane finestre dai vetri blu, all’interno vi sono un tavolo e delle sedie, anche dell’acqua con dei bicchieri per rinfrescare le gole asciutte dei candidati. Di lì a poco la scena si popolerà di quattro persone, per la precisione tre uomini e una donna, i quali sono gli ultimi di una lunga selezione e aspirano ad un incarico manageriale all’interno di un’importante multinazionale. La selezione è ormai alle prove finali, i criteri di eliminazione sono veramente devastanti, si giocherà fino allo sfinimento, i quattro candidati saranno posti di fronte a situazioni che potrebbero verificarsi nella vita normale evidenziando così, con la metafora del gioco, la vera natura delle loro relazioni umane. Il criterio suggerito dalla regista è in questa pièce quello di portare fino all’estremo i ruoli dei personaggi del Metodo Gronholm poiché, in un ipotetico colloquio di lavoro, non importa chi siamo né tanto meno come siamo, l’unica cosa che conta è l’opinione che gli altri si fanno di noi, ciò che gli spettatori, della nostra vita, traggono dalla nostra apparenza. E proprio questo è quello che faranno i protagonisti dello spettacolo, evidenziando nel corso della prova i loro sentimenti, le loro passioni, il loro sguardo sul mondo. Così impareremo a conoscere i candidati, le loro paure e le loro esperienze, giungendo insieme a scoprire chi sarà l’ideale candidato. L’eliminazione avverrà in modo naturale, rimarrà in fine solo un personaggio aspirante al ruolo, ma questo non sarà diretta conseguenza della sua assunzione. La realtà non è sempre come la si vede e il ruolo, che per diritto spettava al vincente, non sarà da lui conquistato perché le prove non finiscono mai e la maschera, che il candidato ha assunto per farsi vedere forte di fronte all’esaminatore, a nulla vale quando in realtà si è altro. Lo spettacolo è veramente interessante e ben giocato, le tecniche rappresentate sul palco fanno parte realmente di manuali specialistici nella materia di assunzione e selezione del personale. Tutto ciò che accade in scena è coinvolgente e comico all’inverosimile. Gli attori, tutti in grado di farci scoprire pregi e virtù dei loro personaggi con ironica simpatia, riescono con accurata precisione a mostrarci l’interno di un colloquio di lavoro, così come in altre vesti anche a noi è capitato di viverlo. Magari i metodi non sono dei più tradizionali ma la cosa che ci deve più colpire non è il metodo in sé, ma l’idea che motiva il metodo, cioè quella di sottoporre delle persone inconsapevoli ad un colloquio, dove non si espongano i propri titoli ma per una volta si facciano vedere le qualità personali e la capacità di porsi in modi differenti di fronte a situazioni differenti che siano queste culturali, religiose o sessuali. Forse con questo metodo si otterrebbe una migliore qualità del personale all’interno delle società.
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Voto: Voto del Redattore: Samantha Biferale


La recensione di Edgardo Bellini

Il teatro che si misura con le vicende del mondo contemporaneo accetta la sfida di affrontare questioni originali dovendo scegliere il linguaggio con cui raccontare le cose nuove. Diciamo subito che questo testo di Galceràn riesce in misura soltanto parziale a soddisfare questa premessa. La situazione "sperimentale" di un colloquio di lavoro – svolto secondo gli schemi ultramoderni del gioco di ruolo e della competizione individuale – è occasione per esplorare i rapporti interpersonali dei candidati e far emergere comportamenti e scelte orientati all’etica “aziendale” piuttosto che a quella sociale. Tuttavia l’originalità del testo sembra consumarsi nell’inventare situazioni "estreme", nell’esibire l’ampiezza della separazione tra uomo e lavoratore, senza indagare i percorsi delle scelte e i contesti umani che le hanno motivate. Si ha, anzi, l’impressione che l’autore condiscenda a costruire sulla scena delle maschere espressioniste e si accontenti di farle agire come figure da commedia, efficaci nel loro ruolo ma povere di spessore drammaturgico. Il testo è comunque sostenuto da una scrittura abbastanza ritmata che utilizza con padronanza diversi espedienti narrativi, come il frequente cambio di prospettiva sui reali rapporti tra i protagonisti. Più debole l’explicit, vagamente moralista, che peraltro sembra ribaltare il senso dell’episodio di cronaca cui l’autore si sarebbe ispirato. La regia asseconda il carattere “comico” del testo, enfatizzando i momenti brillanti e le battute più farsesche; un colore forse troppo accentuato, se in alcuni momenti la risata del pubblico arriva perfino sulle scene più “riflessive” (come quella della “rivelazione” personale di uno dei candidati). Sinceramente evitabile il minuto di gag televisiva in cui uno dei protagonisti fa le imitazioni di alcuni personaggi politici. Tra gli attori emerge per presenza scenica Maurizio Donadoni, i cui ritmi e la cui recitazione riescono a sostenere anche qualche debolezza di scrittura; apprezzabili anche le prove di Tony Laudadio, Enrico Ianniello e Nicoletta Braschi. Il pubblico ride, osserva e commenta (anche in pieno spettacolo), ma alla fine l'applauso è tiepido. Teatro Bellini - Napoli, 30 gennaio 2007
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Voto: Voto del Redattore: Edgardo Bellini

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