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LA BOTTEGA DEL CAFFÈ

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Lo spettacolo è classico e tradizionale, nessun tipo di innovazione registica ma secondo me è così che Goldoni dovrebbe essere sempre rappresentato. ...

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LO SPETTACOLO

Autore: Carlo Goldoni
Regia: Giuseppe Emiliani
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Compagnia del Teatro Carcano
Cast: Marina Bonfigli, Antonio Salines, Virgilio Zernitz, Massimo Loreto

Descrizione
La bottega del caffè è una delle più celebri opere di Carlo Goldoni, scritta nel 1750. Il commediografo veneziano disegna una piazzetta dove fa vivere tre botteghe, “quella di mezzo ad uso di caffè; quella alla diritta, di parrucchiere e barbiere; quella alla sinistra ad uso di giuoco, o sia di biscazza” e vari meravigliosi personaggi, avventori, gestori delle attività, giocatori, caratteri universali, umani, verosimili e forse veri”.
L’ intenzione di Goldoni non era di voler rappresentare una vicenda ben precisa, ma di voler dipingere una piazzetta di Venezia e la vita delle persone che gravitavano intorno ad essa. Ed ecco quindi che tutta la scena non è altro che uno scorcio di realtà portato in teatro.

Date repliche a cura di
CIRCOLO CULTURA E STAMPA BELLUNESE
Scheda spettacolo a cura di
CIRCOLO CULTURA E STAMPA BELLUNESE

LA LOCATION

ORAZIO BOBBIO
v. Ghirlandaio 12 - Trieste (TS)
Tel: 040 948471-2 - 380613


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LE RECENSIONI


La recensione di Wanda Castelnuovo

LA BOTTEGA DEL CAFFÈ

Vivace pièce, frutto della prolifica penna di Carlo Goldoni - che nel felice e fertile anno teatrale (dal carnevale 1750 a quello del 1751) crea 16 commedie fortunatissime per non venire meno agli impegni assunti con la Compagnia di Girolamo Medebach, direttore del Teatro S. Angelo - La bottega del caffè aveva una prima versione (in dialetto e con alcune maschere dell’arte) che è andata perduta. Come in molte altre il commediografo veneziano - autore della riforma della commedia dell’arte - offre uno scorcio della sua città e ancor meglio della società non solo del suo tempo, ma dalla valenza intramontabile.
Fulcro della vicenda - senza una vera trama, ma con tante storie che si intrecciano e intersecano - un campiello veneziano dove si affaccia una bottega del caffè, vera novità per l’epoca con il suo carico di mistero e di esotismo, frequentata da numerosi avventori tra cui in particolare alcuni habitué di una vicina bisca, naturalmente clandestina.
Non bisogna dimenticare il fascino esercitato dal gioco a Venezia presso tutte le classi sociali: i poveri giocavano sotto la colonna del leone di Piazzetta San Marco e i ricchi, invece, potevano scegliere tra i vari casini in cui ovviamente si faceva vita di società.
Si aggiunga che ci si trova in pieno periodo di carnevale con il carico di significati che ha da secoli per la città lagunare e si avrà un quadro perfetto della cornice in cui si muovono uomini comuni, ciascuno con il suo carico di vizi e virtù, gioie e dolori, soddisfazioni e problemi.
Tra gli altri Don Marzio, sfaccendato chiacchierone e pettegolo oltre misura, che presume di sapere, conoscere e sentenziare raccogliendo voci e pettegolezzi e interpretando ciò che vede secondo l’ottica deformata dei suoi pregiudizi.
Eccolo allora a dire male di tutto e di tutti convinto di essere super partes.
Gli si può riconoscere che in fondo non fa altro che esasperare una realtà fatta e fitta di difetti e corruzione: chissà cosa direbbe se vivesse oggi nell’attuale società italiana.
Mutano dunque i secoli, ma l’uomo non cambia: i personaggi della commedia tutti di pari dignità nel rivelare il loro concentrato di umanità possono trovarsi nel 2011, nel 3011 o duemila anni fa in qualsiasi luogo della terra con gli stessi pregi e difetti degli avventori della bottega di Goldoni, tutti personaggi principali di un’esistenza in cui male e bene si distribuiscono secondo l’uzzolo del destino.
Giustamente la critica recente ha messo in evidenza come il caffettiere Ridolfo non sia l’alter ego positivo del maldicente Don Marzio, ma insieme alimentino quel sacco di chiacchiere che poi ciascuno rivende a suo modo: sacrosanta osservazione di Goldoni sulla difficoltà di tenersi al di fuori dello stagno della maldicenza anche se nuota ai bordi credendo di esserne al di fuori.
Altro elemento interessante di una moderna analisi dell’opera è l’atteggiamento verso le donne da parte della società borghese meschina, ignorante, gretta e volgare: anche in questo caso malgrado le presunte conquiste quanto è cambiato veramente oggi?
Validissimi gli attori tra cui Antonio Salines nei panni di Don Marzio, gentiluomo napoletano, perno emblematico della maldicenza.

Visto il 2/04/2011 a Milano (MI) Teatro: Carcano

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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo

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