CARO BUGIARDO
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 5
LO SPETTACOLO
Autore: Jerome Kilty Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diAssociazioned Turistica Proloco Associazioned Turistica Proloco LA LOCATION
ODEON LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Roberto Rinaldi
Entra dalla porta del suo camerino e parte subito l'applauso. Appare così Anna Mazzamauro sul palcoscenico trasformato in un dietro le quinte dove lo scenografo Ugo Chiti ha ideato due camerini di scena comunicanti, sullo sfondo la ribalta dove sono posti i due leggii e un sipario rosso chiuso. Un'atmosfera un po' retrò come conviene per ambientare la commedia. Anna è Stella Patrick Campbell e il suo partner professionale è Corrado Tedeschi nelle vesti di George Bernard Shaw, lei attrice, lui commediografo, entrambi legati da una passione amorosa documentata da un'epistolario durato oltre quarant'anni. La Mazzamauro è anche autrice dell'adattamento del copione originale trasportando nei camerini appunto, lo scambio di passioni, ripicche, gelosie, emozioni, dei due protagonisti, mentre nelle sue intenzioni l'autore Jerome Kilty si limitava a far declamare le lettere con l'uso di due semplici leggii. Anna Mazzamauro contestualizza la recitazione evocando intorno a sé e a Corrado Tedeschi, la vita degli attori prima di entrare in scena. C'è lei intenta al trucco, alla vestizione, al cerimoniale consueto dei preparativi. La tensione si gioca tra i due con un divertente gioco di entrate ed uscite dai rispettivi camerini, apparizioni fugaci, schermaglie, dove si evince che tra i due la passione nello scorrere del tempo è scemata, ma nessuno dei due può evitarla del tutto. Bravissima è la Mazzamauro nel tratteggiare il suo personaggio. Irrompe in scena, maltratta la sarta di scena, bistratta il collega, invadendo non solo il suo spazio ma anche l'intimità dei sui sentimenti. Commuove al telefono quando racconta del dolore per la perdita del figlio di Shaw. Gioca su tutti i registri dal comico al drammatico e si fa be supportare da Tedeschi, il quale sta al gioco. Due caratteri completamente diversi, incompatibili, ma proprio per questo attratti l'uno per l'altro. Le lettere sono il pretesto per raccontarci quanto è magico il teatro nella misura di quanto lo è anche la vita fatta di passioni e dolori, di finzione e realtà. Successo meritato. L'unica osservazione è riservata all'uso ormai consolidato anche a teatro dell'amplificazione della voce, mediante la fonica. Toglie un po' di quella suggestione tipica dell'ascoltare la voce naturale e amarla. Lo strumento per eccellenza dell'attore.
Merano Teatro Puccini 16 febbraio 2009
La recensione di Cristina Poggi
L’interrogativo più spontaneo con cui ci si avvicina a questo spettacolo è “come si può costruire una piece partendo dalla raccolta oleografica di un epistolario” ?
La sfida è ardua ed è stato molto piacevole scoprire che la realizzazione adattata da Albertazzi accoglie lo spettatore in un’intima rappresentazione della comunicazione umana. Decenni d’amore raccontati attraverso l’evolversi delle sue sfaccettature e l’intreccio con gli accidenti della vita, semplicemente trasponendo in dialogo quanto fu scritto di proprio pugno da un commediografo e la sua attrice prediletta.
Considerando poi che questi due illustri signori sono niente meno che Bernard Shaw e Patrick Campbell e che la loro storia risale a cent’anni fa, lo spettacolo brilla per modernità e cancella i confini del tempo. Ma c’è ancora altro: l’inizio in sordina ammalia lo spettatore con la sua atmosfera intima, lasciandolo nella condizione di pensarsi sgusciato di soppiatto oltre l’immaginaria porta che separa la platea dal palco.
Ed è qui che rimane ascoltando avidamente i segreti e le confidenze dei due attori, convinto di star rubando un sospiro di teatro in più, prima dello spettacolo. Un intervallo, simile ad una discreta sveglia, conferma che lo spettacolo è forse realmente iniziato e giunto anche a buon punto, ma permane l’idea di esser stati eletti per una lettura più privilegiata e a stretto contatto con gli attori.
Si riprende il secondo tempo e tutto è come prima: Anna Mazzamauro emana una forza caratteriale che sarebbe riduttivo definire puramente scenica, ed il realismo è tale da corroborare l’idea che non sia un recita, ma che per qualche magia si sia aperta una finestra sul passato e che ci sia dato il permesso di guardare attraverso.
Tedeschi raggiunge egualmente l’attenzione del pubblico e forse con meno impegno strappa risate ed applausi. La sua sembra più una timida rinuncia al tentativo di esagerare: nessuna maschera da tragedia greca, nessuna tipizzazione da topos letterario: questa volta la moderazione dei toni è la carta vincente.
Verona,Teatro Nuovo, 7 Gennaio 2009
La recensione di Marcella Siano
Lo spettacolo, sottile e beffardo, dai forti risvolti psicologici è un omaggio al mestiere dell’attore: un avvicendarsi di emozionanti quadri che giocano sulla corda dell’introspezione e del confronto.
Un coinvolgente “dietro le quinte” in cui i due attori (Anna Mazzamauro e Corrado Tedeschi) interpretano “se stessi” in un singolare ed impertinente gioco di “teatro nel teatro”.
La commedia, scritta da Jerome Kilty nel 1960 ed adattata dalla Mazzamauro per l’occasione, narra della storia d’amore tra due personaggi dalla complessa personalità: il commediografo George Bernard Shaw e l’attrice Stella Patrick Campbell. Un’ intensa relazione che si traduce in un elegante e vivace rapporto epistolare.
A rappresentare il fulcro della narrazione sono, perciò, le numerose lettere che i due si scrissero nel corso degli anni “…lettere che entrambi conservarono, per le quali litigarono; che scambievolmente si resero, che per poco non persero durante la seconda guerra mondiale” (Jerome Kilty).
Le vicende personali e le forti emozioni dei protagonisti in scena si mescolano, così, a quelle dei rispettivi personaggi, in una continua serie di rimandi tra passato e presente.
Un testo piacevolmente insolito che viaggia parallelo su due differenti binari. Esso infatti da un lato ripercorre, attraverso le lettere, alcuni dei più significativi accadimenti storici a cavallo fra le due guerre, dall’altro descrive, con simpatica ironia, il mondo del teatro in tutti i suoi aspetti, osservato da dietro le quinte.
Tutto si svolge nei camerini, poco prima di entrare in scena: i due attori si preparano, indossano i costumi, fanno “prova memoria”, si stuzzicano, scherzano, si scontrano. La tensione arriva al culmine e sul finale … il “chi è di scena!”.
Bravissimi Corrado Tedeschi e Anna Mazzamauro nel caratterizzare i personaggi. Essi mantengono viva la narrazione senza mai cedere, coinvolgendo lo spettatore che assiste entusiasta. Un’eccezionale prova d’attore per l’inedita coppia, la quale si riscatta dal rispettivo ruolo, troppo spesso “astringente”, (seppur degnissimo) di “presentatore televisivo” e della celebre “signorina Silvani” di Luciano Salce.
Originale e raffinatissima anche la regia di Pino Srabioli, ben rafforzata dall’efficace scena di Alessandro Chiti.
Piuttosto opinabile la scelta dell’utilizzo dei microfoni in scena.
Napoli, Teatro Troisi, 13 novembre 2008.
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