IL BUGIARDO
LO SPETTACOLO
Autore: Carlo Goldoni Descrizione
Goldoni rappresenta una delle più gloriose realtà del teatro (non solo italiano) di tutti i tempi e "Il Bugiardo" è tutt'ora una delle sue opere più amate dalle platee di tutto il mondo. Dopo il successo del "Volpone" di Ben Jonson, accolto come uno degli spettacoli più riusciti, Glauco Mauri (Pantalone) e Roberto Sturno (Lelio), in un contesto completamente diverso, daranno vita a due personaggi di popolare comicità, e Goldoni come sempre ci parlerà con la sua sorridente ironia dell'uomo con le sue luci e le sue ombre, i suoi errori e la sua gioia di vivere. Oltre all'indiscusso valore teatrale, "Il Bugiardo" offre la possibilità di inventare uno spettacolo vivo e divertente, e di poter illuminare il testo di una sua particolare "poetica". Le "spiritose invenzioni" di Lelio, vissute con l'ironia a volte amara di Goldoni, aprono un colorito interrogativo sul fascino ambiguo, ma non privo di poesia, che può nascondersi nella "bugia". In un mondo impigrito dalle consuetudini e da polverose regole, l'affascinante poesia de "Il Bugiardo" porta un bagliore di vita e di allegria che ci diverte, ma ci fa anche riflettere sulle nostre debolezze e i nostri difetti. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diLa Redazione La Redazione LA LOCATION
NUOVO GIOVANNI DA UDINE Repliche passate (dal 07/12/2004 al: 11/12/2004) LE RECENSIONILa recensione di Francesco Rapaccioni
Fabriano, teatro Gentile, “Il Bugiardo” di Carlo Goldoni
PERCHE’ MENTIRE A SE STESSI E AGLI ALTRI?
Chi è bugiardo? Chi è il bugiardo? Chi mente agli altri oppure chi mente a se stesso? E chi mente agli atri solo per farsi accettare? È anche lui un bugiardo? Oppure come qualificare chi colora la propria vita per riuscire ad accettarla, che altrimenti sarebbe inaccettabile? Esiste una verità oggettiva? Oppure l’unica verità è quella che fai crescere nella mente degli altri?
Il discorso implica l’accettazione di se stessi e la capacità di porsi in un contesto dialettico e di intescambio con la società ed i suoi componenti. La mancata accettazione di se stessi infatti impone un “aggiustamento” e, essendo un lato caratteriale o una dimensione della personalità difficili da modificare, resta molto più semplice creare una bugia, piccola o grande che essa sia, e continuare a raccontarla, ma con il rischio di finire per crederci davvero.
Goldoni, partendo da uno spunto divertente, tira in ballo conclusioni più profonde, ma ha evitato il lieto fine nella sua commedia, insistendo sul fatto che il bugiardo non può essere premiato dalla vita, anzi è ostracizzato, esiliato dalla società a cui tanto impudentemente ha mentito.
Un senso di leggerezza aleggia per tutto lo spettacolo diretto da Glauco Mauri, a cominciare dalla bella scena di Alessandro Camera. Il sipario si apre su un azzurro chiaro che avvolge tutto, Rosaura e Beatrice sono sospese su due altalene a notevole altezza e volteggiano, libere e allegre. Ci pensa poi Lelio (e la sua dichiarazione di amore) a riportarle con i piedi per terra. E la teoria di bugie ha inizio. Lelio mente a tutti, Lelio mente su tutto, è più forte di lui e il suo è un vero talento, una forza della natura. Sullo sfondo di nuvole stile Boucher (una cascata di nuvole è anche sul pavimento del palco), Lelio inventa, inventa, inventa, aggrovigliandosi sempre e sempre di più nelle sue bugie. Domina il senso di leggerezza e di etereo: quattro mongolfiere luminose scendono dall’alto, agganciano il tappeto di nuvole e lo sollevano, rivelando a rovescio un soffitto dipinto che intende un interno di abitazione veneziana.
Geniale è l’invenzione delle macchinette a tre ruote con cui entrano ed escono alcuni personaggi: oggetti ibridi assemblati con ruote di bighe, polene di gondole, sedie dorate e altro, oggetti così fantasiosi e deliziosi da essere l’immagine iconica della messa in scena.
Attendevo il grande Glauco Mauri alla prova con un testo goldoniano, che viene affrontato con la maestria e la delicatezza che gli sono proprie. Con lui un grande e divertente Roberto Sturno ed una compagnia ottima, tutti da citare: Giulio Pizzicami, Federica Bonani, Daniele Griggio, Leonardo Petrillo, Chiara Andreis, Cristina Arnone, Mino Manni, Nicola Bortolotto, Natale Russo.
Nel programma di sala un’aggiunta: “Nel 1981 fu fondata la nostra Compagnia da due attori Glauco Mauri e Roberto Sturno. Motivi tecnici e professionali ci portarono allora alla decisione di chiamarla “Compagnia Glauco Mauri”. Ora, dopo 24 anni di ininterrotta attività sempre gestita solo da due attori-capocomici, la nostra si chiamerà “Compagnia Glauco Mauri – Roberto Sturno”. Dopo avere insieme dato vita a tnti spettacoli e attività culturali riteniamo questo un atto di doveroso, professionale riconoscimento al nostro comune lavoro”. Glauco Mauri - Roberto Sturno.
FRANCESCO RAPACCIONI
Il Bugiardo, visto a Fabriano, teatro Gentile, il 6 aprile 2005.
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