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PRO PATRIA - SENZA PRIGIONI, SENZA PROCESSI
Pro Patria   Senza prigioni, senza processi

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LO SPETTACOLO

Autore: Ascanio Celestini
Regia: Ascanio Celestini
Compagnia/Produzione: Fabbrica srl
Cast: Ascanio Celestini

Descrizione
Ascanio Celestini con “pro patria senza prigioni, senza processi” celebra il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, e lo fa a modo suo: ironia e acido sarcasmo fanno da sponda alla sua vena di poetica fiabesca. Punto di partenza per guardare indietro fino alla Repubblica Romana del 1849 è un carcere dei nostri giorni, dove i libri sono pochi e spesso molto vecchi: un ergastolano, che di tempo per leggere ne ha parecchio, si trova a farsi la sua formazione politica su polverose edizioni di “Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-'49” di Carlo Pisacane, sulle lettere di Ciro Menotti o dei fratelli Bandiera, oppure su “Memorie politiche” di Felice Orsini. Se da una parte è significativa la scelta di quella Repubblica Romana soffocata nel sangue, alla quale partecipò il fior fiore della gioventù liberale e rivoluzionaria italiana, per Celestini è il modo anche per parlare del passato più recente e poi perfino dell’attualità.
Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

NUOVO GIAN CARLO MENOTTI
v. Filitteria - Spoleto (PG)
Tel: 0743 223419


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Stagione precedente o non previste repliche al momento

LE RECENSIONI


La recensione di Francesca Bastoni

i morti e gli ergastolani hanno una cosa in comune

Pro patria senza prigioni senza processi
In tempi di crisi e bilanci è necessario rivedere, con occhio più critico e disincantato, le origini della nostra repubblica. Ascanio Celestini, moderno Danton, dà inizio ad un vero e proprio processo in cui l’imputato è lo Stato. L’ora della verità è giunta: i figli processano i padri della patria. Quegli stessi  padri, colpevoli di aver tradito gli ideali repubblicani, ed aver barattato il sogno e le vite di centinaia di giovani: (i Dandolo, i Pisacane, gli Orsini ) venendo a patti con il potere monarchico.
Le parole e gli aneddoti di Celestini si perdono in una interminabile Spoon River di volti: garzoni, sguatteri, principi e borghesi; tutti morti o arrestati, perché considerati attentatori di un sistema immutabile. Non mancano riferimenti alla contemporaneità: le condizioni disperate dei carcerati e la follia di un vuoto da colmare in  ogni modo… Buco nero da riempire con la violenza  o semplicemente con la  lettura bulimica e ossessiva. (numerosi  riferimenti a Bachunin e a  Marx).
Ladri si nasce anarchici si diventa.
L’attore autore diventa, ancora una volta, un volto nella folla degli emarginati: da ladro di mele ad anarchico si compie il passo di Celestini – ergastolano. La condanna e le mille prove di un discorso infinito che ha come interlocutori: Giuseppe Mazzini, il padre e le voci dei morti “incontrati in cella”.
Il destino degli uomini
"Tra Fabbriche, lavoro precario,  manicomi e galere  viviamo in una infinita prigione senza sbarre in cui siamo tutti carcerati  e costretti ad una vita  che non abbiamo scelto … si definisce così anche il nostro destino di uomini apparentemente liberi..." Pro patria di Celestini riassume, nella sua forma  più elevata e compiuta,  una serie di tematiche  incentrate sull’uomo moderno e sul suo universo.

 

Visto il 08/05/2012 a Milano (MI) Teatro: Piccolo Teatro - Teatro Grassi

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Voto: Voto del Redattore: Francesca Bastoni


La recensione di Pierpaolo Bonante

A lezione di storia controrivoluzionaria

“Parlo a lei, Mazzini, perché non si può parlare da soli”
Questa frase, pronunciata da Ascanio Celestini circa venti minuti dall'inizio di “Pro Patria” è stata il colpo allo stomaco più diretto di tutto lo spettacolo. A chi ha parlato Ascanio Celestini per cento interminabili minuti? La domanda è d'obbligo perché difficilmente Mazzini gira tra il pubblico ad ascoltare gli avvenimenti accaduti durante la propria vita.
Una lezione di storia quella di Ascanio, ma non la storia aulica e collusa con il potere, non Garibaldi che gentilmente cede l'Italia ai Savoia, bensì la storia della rivoluzione fallita, quella “Senza Prigioni, Senza Processi”. All'intellettualoide Mazzini, che non rivolge risposta se non alla fine dello spettacolo, vengono spiegati eventi della storia presente e passata.
Ma se Mazzini, quel Mazzini che non risponde per quasi due ore, fosse il pubblico che è andato a pendergli dalle labbra? Quel pubblico che, sebbene vivo in un momento che lui stesso definisce “Terza Rivoluzione”, non partecipa alla stessa.
Per tutto lo spettacolo si ha la terribile impressione che quando Ascanio parla con Mazzini si rivolga inevitabilmente ad ognuno di noi. Si, proprio noi, imbelli sulle nostre poltrone nell'abbronzarci alla luce pallida dei teleschermi. Perché la rivoluzione viene fatta dal popolo, ma se il popolo latita qualcuno deve ricordare quale sia l'obbligo del popolo nei confronti della nazione.
Lo spettacolo è, come al solito, una divagazione continua, incoerente, divertente ed appassionata di un rivoluzionario degli intrecci narrativi e letterari, alla continua sperimentazione di trovate in grado di fissare concetti complessi.
Non hanno pecche le luci, che colorano la scena di sdegno o sgomento per l'evento narrato.
Non hanno pecche le musiche, che danno ritmo alle parole di un Celestini in perfetta forma.
Forse ha pecche il pubblico, ma per quello poco si può fare...

Visto il 19/04/2012 a Venaria Reale (TO) Teatro: Della Concordia

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Voto: Voto del Redattore: Pierpaolo Bonante


La recensione di Samantha Biferale

PRO PATRIA senza prigioni senza processi

“ Ebbi a lottare con il più grande dei soldati, Napoleone. Giunsi a mettere d'accordo tra loro imperatori, re e papi. Nessuno mi dette maggiori fastidi di un brigante italiano: magro, pallido, cencioso, ma eloquente come la tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato, il quale ha nome: Giuseppe Mazzini.”
(Klemens von Metternich, Memorie, Ed. Bonacci, 1991)

Il brigante italiano è il protagonista, insieme ad un ergastolano, dell’ultima storia che Ascanio Celestini porta in scena. Questa volta il suo teatro entra nelle carceri e lo fa per dare voce a qualcuno che nel carcere passerà il resto della sua vita.

Sul palcoscenico uno sgabello sistemato al centro di uno spazio di due metri per due, il pavimento è ricoperto di erba, le luci delimitano il campo d’azione, una parete toglie spazio all’orizzonte. Celestini è un ergastolano, chiamato erbivoro nel gergo carcerario, che sta preparando un discorso. Lui è stato condannato per motivi politici. Durante la sua prigionia sceglie di trascorrere il tempo leggendo e, grazie agli unici libri che gli vengono concessi in cella, conosce la storia dell’Unità d’Italia.
Una storia fatta di uomini e di donne che hanno lottato per un’ideale, che hanno creduto di per fondare un’Italia unita e libera dai potenti, dalla chiesa, dalla monarchia, dagli stranieri invasori.

Sulla scena i personaggi acquistano personalità, grazie all'abilità del narratore nel far vivere situazioni e vicende con le sue eloquenti descrizioni, e raccontano una nuova versione storica della memoria italiana. Partendo dal breve esperimento della Repubblica Romana del 1849 ripercorrono rivolte e rivoluzioni, conquiste e sconfitte dell'Italia dalla sua nascita come stato unito fino ai giorni nostri.
Le voci dei protagonisti danno spazio e validità ad un'interpretazione storica che vede non un risorgimento ma bensì tre: il primo noto ai più, il secondo combattuto dalle partigiane e dai partigiani per liberare l'Italia durante la Seconda Guerra Mondiale e il terzo quello che ogni giorno siamo chiamati a combattere nostro malgrado.

Così la cella di due metri per due si popola di tutti i morti per il degrado sociale delle carceri e di tutti i morti che hanno combattuto per la repubblica italiana prima e per la liberazione poi, e di tutti coloro che ogni giorno lottano per non essere prigionieri dello stato fuori e dentro le carceri.

Uno spettacolo che ci aiuta a riflettere e che ci racconta la storia d'Italia così come non abbiamo mai voluto vederla. 

" La patria è la casa dell'uomo, non dello schiavo "
(Giuseppe Mazzini, Ai giovani d'Italia)
 

Visto il 01/02/2012 a Roma (RM) Teatro: Palladium

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Voto: Voto del Redattore: Samantha Biferale

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