PRO PATRIA - SENZA PRIGIONI, SENZA PROCESSI
LO SPETTACOLO
Autore: Ascanio Celestini Descrizione
Ascanio Celestini con “pro patria senza prigioni, senza processi” celebra il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, e lo fa a modo suo: ironia e acido sarcasmo fanno da sponda alla sua vena di poetica fiabesca. Punto di partenza per guardare indietro fino alla Repubblica Romana del 1849 è un carcere dei nostri giorni, dove i libri sono pochi e spesso molto vecchi: un ergastolano, che di tempo per leggere ne ha parecchio, si trova a farsi la sua formazione politica su polverose edizioni di “Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-'49” di Carlo Pisacane, sulle lettere di Ciro Menotti o dei fratelli Bandiera, oppure su “Memorie politiche” di Felice Orsini. Se da una parte è significativa la scelta di quella Repubblica Romana soffocata nel sangue, alla quale partecipò il fior fiore della gioventù liberale e rivoluzionaria italiana, per Celestini è il modo anche per parlare del passato più recente e poi perfino dell’attualità. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
NUOVO GIAN CARLO MENOTTI LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Francesca Bastoni
i morti e gli ergastolani hanno una cosa in comune
Pro patria senza prigioni senza processi
Visto il 08/05/2012 a Milano (MI) Teatro: Piccolo Teatro - Teatro Grassi La recensione di Pierpaolo Bonante
A lezione di storia controrivoluzionaria
“Parlo a lei, Mazzini, perché non si può parlare da soli” Visto il 19/04/2012 a Venaria Reale (TO) Teatro: Della Concordia La recensione di Samantha Biferale
PRO PATRIA senza prigioni senza processi
“ Ebbi a lottare con il più grande dei soldati, Napoleone. Giunsi a mettere d'accordo tra loro imperatori, re e papi. Nessuno mi dette maggiori fastidi di un brigante italiano: magro, pallido, cencioso, ma eloquente come la tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato, il quale ha nome: Giuseppe Mazzini.” Il brigante italiano è il protagonista, insieme ad un ergastolano, dell’ultima storia che Ascanio Celestini porta in scena. Questa volta il suo teatro entra nelle carceri e lo fa per dare voce a qualcuno che nel carcere passerà il resto della sua vita.
Sul palcoscenico uno sgabello sistemato al centro di uno spazio di due metri per due, il pavimento è ricoperto di erba, le luci delimitano il campo d’azione, una parete toglie spazio all’orizzonte. Celestini è un ergastolano, chiamato erbivoro nel gergo carcerario, che sta preparando un discorso. Lui è stato condannato per motivi politici. Durante la sua prigionia sceglie di trascorrere il tempo leggendo e, grazie agli unici libri che gli vengono concessi in cella, conosce la storia dell’Unità d’Italia.
Sulla scena i personaggi acquistano personalità, grazie all'abilità del narratore nel far vivere situazioni e vicende con le sue eloquenti descrizioni, e raccontano una nuova versione storica della memoria italiana. Partendo dal breve esperimento della Repubblica Romana del 1849 ripercorrono rivolte e rivoluzioni, conquiste e sconfitte dell'Italia dalla sua nascita come stato unito fino ai giorni nostri. Così la cella di due metri per due si popola di tutti i morti per il degrado sociale delle carceri e di tutti i morti che hanno combattuto per la repubblica italiana prima e per la liberazione poi, e di tutti coloro che ogni giorno lottano per non essere prigionieri dello stato fuori e dentro le carceri. Uno spettacolo che ci aiuta a riflettere e che ci racconta la storia d'Italia così come non abbiamo mai voluto vederla.
" La patria è la casa dell'uomo, non dello schiavo " Visto il 01/02/2012 a Roma (RM) Teatro: Palladium SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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