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LO SPETTACOLO

Autore: Simone Nardini con brani liberamente tratti e adattati da “Il Pubblico”, “Commedia senza titol
Regia: Simone Nardini
Cast: Impianto scenico di Simone Nardini Elementi scenografici e maschere di Carlo Sessa Video di Gianvito Cofano e Alberto Mocellin Costumi e luci di Norberto D’Aymaville

Descrizione
Un visionario susseguirsi di scene, nella nostra espressionistica visione ispirata da poesie e opere scritte da Lorca durante il suo viaggio in America nel 1929, racconterà le diversità: la diversità razziale, la diversità sessuale, la diversità socio–economica e la diversità politica che determinerà l’’assassinio del poeta... Con questo viaggio Lorca scoprirà una realtà diversa da quella soffocante del regime di Primo de Rivera e potrà vivere quasi apertamente la propria sessualità in un mondo libero e senza reticenze; un mondo però caratterizzato dall’alienazione dell’uomo che nella società moderna è prigioniero di meccanismi che permettono a pochi di dominare su molti.
Nell’ultima tappa del suo viaggio, a Cuba, Lorca amava trascorrere le serate al “Alhambra”, teatro per soli uomini dove regnava la satira politica condita da allusioni sessuali.
Date repliche a cura di
Alessandro Paesano
Scheda spettacolo a cura di
Alessandro Paesano

LA LOCATION

NUOVO COLOSSEO RIDOTTO SALA B
via Capo d'Africa 29/A - Roma (RM)
Tel: 06 480625 - 4820250


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Stagione precedente o non previste repliche al momento

LE RECENSIONI


La recensione di Alessandro Paesano

In scena l'eversiva natura surrealista di Lorca

LORCAbaret è uno spettacolo unico nel panorama italiano per la ricerca teatrale su cui si fonda e per i risultati che ottiene.
Un teatro dove la parola è solo uno degli elementi drammaturgici e dove anche l'attore è strumento di una scrittura scenica che impiega i vari elementi, la scenografia, la danza, il canto, la musica, la videoproiezione, il testo e il corpo dell'attore, liberati dal consueto ordine gerarchico in cui lo spettatore è solito vederli impiegati.
Il fulcro tematico dello spettacolo sono le poesie della raccolta  Poeta en Nueva York e il lavoro teatrale Il pubblico di  Federico Garcia Lorca, scritti entrambi durante il suo viaggio negli Stati Uniti.
Poeta en Nueva York consiste di dieci gruppi di liriche, le quali,  a differenza della produzione precedente, contengono anche provocatorie immagini surrealiste.
E' proprio questa la chiave con la quale Simone Nardini ha affrontato Lorca restituendone sulla scena l'eversiva natura surrealista e la grande passione omoerotica, nascosta e repressa, che Lorca negli Stati Uniti, e, ancor di più, in un successivo viaggio a Cuba, ha potuto vivere senza rimorsi nè paure, frequentando anche un locale per solo uomini, l'Alhalambra.
Ritrovando dignità di se stesso Lorca scrive Il pubblico nel quale l'omosessualità è rappresentata per la prima volta in maniera esplicita, trasfigurata nella libera trascrizione di Sogno di una notte di mezza estate e di Giulietta e Romeo di Shakespeare.
La scrittura e il linguaggio di Lorca sono sempre traslati, trasfigurati da un forte afflato immaginifico che parla al lettore e allo spettatore per immagini e metafore mai fini a se stesse ma sempre agganciate alla critica politica e sociale che proprio il viaggio negli Stati Uniti fanno emergere in tutta la loro potenza in Lorca.  Mai narrazione dunque ma sempre discorso poetico. Un discorso difficile da trasportare sulla scena ma Simone Nardini trova nell'opera stessa di Lorca un'indicazione per affrontare una scrittura drammaturgica altrimenti ardua.
La stessa trasposizione che Lorca ne Il pubblico fa di Shakespeare, Nardini in LORCAbaret la compie sul film Cabaret (Usa, 1972) di Bob Fosse dal quale può agevolmente riprendere il parallelo tra il cabaret e il nazismo sostituendovi il fascismo del generale Franco che fece il colpo di stato nel 1936 dopo che la sinistra aveva vinto per un soffio le elezioni politiche spagnole. Proprio in seguito al colpo di stato e alla guerra civile che ne derivò Lorca, rifiutatosi di scappare in America, venne arrestato a Granada e fucilato dai Falangisti il 19 agosto del 1936, seppellito in una fossa comune nei pressi di Víznar.
Lo spettacolo si apre dunque esattamente con la canzone Willkommen (cantata su basi registrate dal bravo Michelangelo Nari nel ruolo del presentatore), il cui testo è ovviamente rivisitato e felicemente sposato con il titolo dello spettacolo LORCAbaret.
Quindi quello cui allo spettatore è annunciato di stare per assistere  sono numeri da cabaret, scollacciati, salaci, pieni di donne e ballerine. Ma in scena, al posto delle ballerine, entrano otto uomini, in mutande. Questo scarto, questo scollamento semantico è  lo spazio drammaturgico, straordinariamente libero, sospeso tra ironia e gusto onirico (le associazioni a-logiche dei sogni), nel quale Nardini è libero di dare spazio alla sua creatività.
Di quadro in quadro gli attori si trasformano in personaggi diversi, marinai, fauni,  inquietanti uomini incappucciati del Ku-Klax-Klan, indossanto maschere che ricordano il Guernica di Picasso, suonano  strumenti musicali (il flauto, la chitarra) mentre delle immagini videoproiettate ne lambiscono i corpi, vestiti, nudi, in composizioni plastiche, indossando maschere e declamando versi mentre precipitano verso il finale ineludibile quando Lorca verrà fucilato.
Oltre al presentatore, che rimane spesso in scena a commentare, sostenere, coadiuvare l'azione scenica, Nardini mette in scena anche Federico Garcia Lorca, interpretato con candore e disarmante verità dal dolcissimo e straordinariamente avvenente Emilio Barone. La presenza di Lorca in scena ha valore di testimonianza, non rilevanza biografica, le sue poesie sono infatti declamate anche dagli altri attori (dieci in tutto, compresi Nari e Barone) anche se Nardini ha ben presente che c'è lui all'origine dello spettacolo e infatti prima del prologo, vediamo Lorca in scena, nudo, con una maschera bicolore a coprigli il pube, la testa che emerge da un grande libro, a dichiarare l'urgenza poetica che lo induce a scrivere.
In sei quadri vengono declamate alcune delle poesie o alcuni dei quadri della pièce, mentre gli attori si vestono e si svestono (e le loro giacche e i loro pantaloni sono indossati tutti dal presentatore), si spogliano, coperti nelle pubenda solo da una maschera, rimangono in mutande con indosso solamente una bombetta da cabaret (che all'uopo diventa anche orinale),  si ergono come quinte,  offrendo il corpo nudo alla luce della  videoproiezione (dei filmati di Nueva York, del Ku-Kux-Klan, evocato in uno dei quadri). Corpi nudi desiderati, accatastati uno sull'altro, nudità come mascolina tentazione ma anche come umana fragilità (come nell'epilogo, quando Lorca, assieme ad alcuni compagni, viene fucilato nudo). Nudità come sincera esposizione del proprio io in un interessante gioco tra attore e personaggio che Nardini non perde mai di vista.
Di altezze e fisionomie diverse, nessuno degli attori (tranne Barone) è avvenente secondo i canoni di certe riviste gay, le otto ballerine sono  degli uomini normali, tonici, belli più a uno sguardo femminile che omosessuale maschile.
La nudità acquista così mille valenze oltre quella della sua pura datità. Pur celebrando l'omoerotismo di Lorca LORCAbaret non è affatto uno spettacolo di orgoglio gay ma uno spettacolo di orgoglio umano dove l'omoerotismo è celebrato all'interno di una messinscena più ampia e non omocentrica.
Una drammaturgia associativa, per evocazione, difficile da restituire  sulla pagina scritta di questa recensione, qui, ora.
Un'operazione complessa la cui cifra migliore sta proprio in quella molteplicità performativa nella quale, come si diceva,  l'attore non partecipa solamente con la parola ma con tutto il corpo.
Qualche perplessità la solleva solo la a tratti scarsa presenza scenica degli attori-performer i quali mancano di verve soprattutto nel quadro d'apertura dove la provocazione, quell'Épater la bourgeoisie da Cabaret trova qui solo una sbiadita eco. Non sappiamo distinguere quanto questa mancanza sia dovuta ai limiti intrinseci degli attori e quanto invece a una precisa scelta registica che impone a tutti una certa ieraticità. Ma forse una maggiore varietà nel registro espressivo avrebbe dato più nerbo ad alcuni quadri.
LORCAbaret ha comunque il grande pregio di riuscire a creare un mondo diegetico dal quale lo spettatore è bendisposto a entrarvi  con autonomia e fascinazione, per scoprire o riscoprire il più grande poeta spagnolo del novecento ucciso dal regime fascista perchè di sinistra e perchè omosessuale.


 

Visto il 22/02/2011 a Roma (RM) Teatro: Nuovo Colosseo Ridotto Sala B

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Voto: Voto del Redattore: Alessandro Paesano

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