FURIOSO ORLANDO (BALLATA IN ARIOSTESCHE RIME PER UN CAVALIER NARRANTE)
LO SPETTACOLO
Autore: Marco Baliani da Ariosto Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
MORLACCHI LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Elena Dalmasso
Una ballata tutta da ascoltare
“Dicono che a narrare storie il mondo diventi assai meno terribile, e per tal compito, in questi tempi amari dove a parlare sembra essere solo la realtà, ci siam messi all’opera, con passo volatile e leggero, ma per toccare sostanze alte e un sentire sincero”.
Visto il 21/03/2012 a Milano (MI) Teatro: Elfo Puccini - sala Shakespeare La recensione di Alessandro Paesano
L'empasse della contemporaneità
Su una scena spoglia, disseminata di alcuni elementi che crediamo prima decorativi e che poi, durante lo spettacolo, si rivelano dei funzionanti attrezzi da rumorista, in uno spazio ridisegnato continuamente dalle luci espressive di Luca Barbati, si muovono una dama e un cavalier cantanti che, tra versi ariosteschi, e non, ci raccontano alcuni elementi della sterminata, e impossibile da riassumere, trama dell'Orlando Furioso. E proprio qui ci sembra stia anche il limite di questa operazione. La drammaturgia scalfisce appena la superficie del verso ariostesco senza provare nemmeno a riproporre in qualche modo, sebbene con gli strumenti della cultura (di massa) contemporanea, il portato che quei versi avevano nel 1500 per il pubblico cui si rivolgevano. Baliani si preoccupa più di intrattenere il suo spettatore che renderlo partecipe dell'operazione culturale che sta per lui imbastendo. In questo, sia chiaro, non c'è alcunché di sbagliato. Però così facendo la drammaturgia invece di fare da tramite tra due mondi altrimenti poco comunicanti, intraprende la strada della rettificazione, livellando come può, assieme alle asperità della lingua di allora, che Ariosto aveva ridisegnato seguendo i precetti linguistici del Bembo, quelle di un immaginario collettivo per noi spettatori di oggi, alieno, non solo quello della cultura di corte della prima metà del cinquecento ma anche quello del mondo cavalleresco che Ariosto usava per fare un discorso altro che a noi rimane del tutto indecifrabile.
Il testo non permette di distinguere le ottave dell'Ariosto (che Baliani ha girovoltato) da quelle scritte ex novo rendendo questa contaminatio troppo intrusiva che finisce per banalizzare il verso ariostesco. Un limite, questo, che non risiede nell'operazione di Baliani, ma che è proprio una caratteristica del nostro presente, perso in un moderno gioco intertestuale nel quale un verso cinquecentesco e uno slogan pubblicitario hanno lo stesso spessore. Una modernità che cerca in una fraintesa radice comune una continuità storica col passato che viene così reso un eterno presente nel quale solo lo scarto tecnologico (le macchine leonardesche) o lessicale sembra differenziare l'ora dall'allora, nel nome di una metafisica stabilità che garantisca la certezza di un futuro (e di un presente) la cui mancanza non avviene a causa della crisi, morale, politica o economica che sia, ma proprio per la perduta capacità di capire il passato, di interessarci alla storia, di saperli insomma guardare non solo in termini di simile ma anche di dissimile o di irriducibilmente diverso.
E di questa empasse lo spettacolo di Baliani sembra essere proprio la prima vittima. Visto il 16/02/2012 a Roma (RM) Teatro: Ambra Jovinelli SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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