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LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR
Le allegre comari di Windsor

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LO SPETTACOLO

Autore: William Shakespeare
Regia: Fabio Grossi
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Teatro Eliseo
Cast: Leo Gullotta, Alessandro Baldinotti, Paolo Lorimer, Mirella Mazzeranghi, Fabio Pasquini e con Rita Abela, Fabrizio Amicucci, Valentina Gristina e Cristina Capodicasa, Gerardo Fiorenzano, Gennaro Iaccarino, Federico Mancini, Giampiero Mannoni, Sante Paolacci, Sergio Petrella, Vincenzo Versari scene e costumi Luigi Perego musiche Germano Mazzocchetti coreografie Monica Codena luci Valerio Tiberi regista assistente Mimmo Verdesca

Descrizione
Intrighi e scherzi, sfileranno secondo il divertito gusto shakespeariano. Protagonista della vicenda è Sir John, con le sue esuberanti smargiassate da guascone, la sua pletorica figura, la sua ridondante simpatia cialtrona, il suo amore per la crapula e il bicchiere e la sua irresistibile, endemica disonestà viziosa e bonaria.
Si racconta di una società dove il dileggio l’uno dell’altro dei componenti della comunità, fa da quotidiano passatempo. Quindi, amori e amanti, guasconi maldestri e burocrati vacui, mariti gelosi e gelosi mercanti, ci racconteranno la storia che, come nelle migliori tradizioni teatrali, verrà in alcuni parti rafforzata dalla partitura musicale. Alla fine, l’amore giovanile uscirà trionfante, la smania tardiva gabbata, in un turbinio, ammantato da magiche visioni, che concluderà riportando nelle proprie case gli astanti, lasciando il Nostro Grasso e Grosso protagonista a tirar le fila di una vita vissuta ai margini, ma con l’onor d’una filosofica consapevolezza
Date repliche a cura di
lorenzo maricchio
Scheda spettacolo a cura di
lorenzo maricchio

LA LOCATION

MORLACCHI
p.zza Morlacchi 19 - Perugia (PG)
Tel: 075 5730105
Email: ufficiostampa@teatrostabile.umbria.it Sito Web: www.teatrostabile.umbria.it


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

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LE RECENSIONI


La recensione di Cristiana Cittadini

Quanto sono allegre le comari di Windsor...

Assistiamo ad un imponente spettacolo, perchè come sempre al teatro Eliseo la scenografia è fantasmagorica, una gigantesca Regina mobile domina tutto il palcoscenico e funge da fondale e non solo. Costumi sfavillanti e un magnifico Leo Gullotta nei panni di Sir John Falstaff, irriconoscibile, con quel costume che lo ingrassa spaventosamente, per meglio rendere l’idea del personaggio che deve interpretare, vizioso per il bere, il mangiare e per le donne, in particolar modo. Esuberante con la sua simpatia cialtrona, che lo porta a fare scherzi a tutti per la sua viziosità bonaria.
Magia del teatro, che fa rivivere storie del passato e riporta sul palcoscenico personaggi realmente esistiti ed altri di pura fantasia. Siparietto esilarante quello dei pupazzi a forma di rane che giocano tra loro e cantano, suscitando simpatiche risate tra il pubblico. Per il resto lo spettacolo si perde in alcuni momenti profondamente noiosi, facendo calare l’interesse dello spettatore, monologhi troppo lunghi e poco movimentati, a volte anche le scenette tra le comari diventano poco entusiasmanti, considerando che questa è una commedia di Shakespeare molto divertente e burlesca. Fortunatamente Gullotta si dimostra per quel grande attore che rappresenta nel mondo dello spettacolo, perfettamente in sintonia con il suo personaggio, dona una sferzata goliardica alla piece e la rende unica nel suo genere.

Visto il 04/05/2012 a Roma (RM) Teatro: Eliseo

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Voto: Voto del Redattore: Cristiana Cittadini


La recensione di Antonio Longo

Leo Gullotta tra le comari di Windsor

Un gradito ritorno nella sua Catania, condito da convinti applausi e ampi consensi. Sul palcoscenico del Teatro Stabile etneo Leo Gullotta ha proposto un’eccellente interpretazione di Sir John Falstaff, protagonista della commedia Le allegre comari di Windsor, inserita nel cartellone “Donne. L’altra metà del cielo”.
Il capolavoro comico firmato William Shakespeare, proposto nella traduzione e adattamento di Fabio Grossi e Simonetta Traversetti, per la regia dello stesso Grossi, ha già riscosso un grande successo nella tournèe che il Teatro Eliseo di Roma sta conducendo lungo lo stivale, con le scene e i costumi di Luigi Perego, le musiche di Germano Mazzocchetti, le coreografie di Monica Codena, luci di Valerio Tiberi.
 

Al cospetto dell’imponente figura della regina Elisabetta I, che funge da mutevole e suggestiva scenografia, la sempre divertente e impareggiabile mimica di Gullotta, perfettamente “trasformato” con trucco e parrucco, ha rappresentato il perno attorno al quale ruotano le intrigate trame proposte dalla pièce. Falstaff, spocchioso e godereccio figuro dalla battuta sempre pronta, è la vittima preferita di una comunità in cui sono il pettegolezzo, l’inganno, l’intrigo i passatempi preferiti della variegata umanità che si alterna sulla scena.
 

Per ben tre volte il nostro protagonista viene sbeffeggiato dalle comari Madonna Page (Rita Abela), Madonna Ford (Valentina Gristina) e Anna Page (Cristina Capodicasa) che con l’aiuto di Mistress Quickly (Mirella Mazzeranghi) architettano fantasiosi stratagemmi per rendere pan per focaccia al comune “nemico”, simpaticamente bramoso e cialtrone. La commedia propone una società in cui è il gentil sesso a manovrare a suo piacimento uomini e rapporti, anche se in apparenza sono le figure maschili che sembrano avere il sopravvento.
 

Sulla scena anche Alessandro Baldinotti, Paolo Lorimer, Fabio Pasquini, Fabrizio Amicucci, Gerardo Fiorenzano, Gennaro Iaccarino, Francesco Maccarinelli, Federico Mancini, Giampiero Mannoni, Sante Paolacci, Vincenzo Versari.
 

Visto il 16/02/2012 a Catania (CT) Teatro: Verga

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Voto: Voto del Redattore: Antonio Longo


La recensione di Sara Angrisani

La gonna del potere nelle Comari di Windsor

Al Teatro Verdi di Salerno è in scena fino a domenica 5 febbraio “Le allegre comari di Windsor” con Leo Gullotta che veste i panni di Falstaff , il cavaliere smargiasso.
Fu per volontà della regina Elisabetta I che William Shakespeare riesumò Sir John Falstaff,  fatto morire nella sua precedente opera, l’Enrico V. La regina si invaghì di questa poderosa figura comica. Da qui il desiderio di rivederlo  in un altro dramma, per di più, innamorato. Sicché, per non venir meno al dictat dell’imperiosa sovrana, il bardo resuscitò questo personaggio, escogitò l’intreccio narrativo delle Allegre Comari e  collocò la vicenda in un tempo immediatamente precedente alla morte del cavaliere.
La gigantografia della regina è onnipresente sulla scena e costituisce, oltre a una straordinaria scenografia, una critica feroce  che il regista Fabio Grossi  muove al potere. Da sotto la sua gonna infatti, entrano ed escono i personaggi della commedia. “Sotto una gonna si può fare di tutto” -commenta il protagonista Leo Gullotta- “Il teatro deve far riflettere e pensare. Quand’è finzione si chiama servilismo. L’arte è anche rispetto per la nostra persona e per chi ci sta di fronte. Il potere sotto la gonna, ma anche sotto i pantaloni, c’è sempre stato. Con questo spettacolo il pubblico ha il piacere di trovare l’onestà. Da qualche mese questo piacere lo stiamo ritrovando anche nella politica italiana, come la non volgarità e il rispetto per la nostra costituzione. Il teatro serve a far trovare il piacere di chi si è. È un luogo pubblico e pertanto si rispetta la persona che si ha accanto. Lo spettatore si vede riflesso nei personaggi sul palcoscenico. In questa rappresentazione c’è l’utilizzo della parola e dell’idea. Le gonne servono a capire e a confrontarsi. L’emozione si condivide: dare dal palcoscenico l’anima di quello che si sta facendo. Le gonne del potere hanno ucciso due generazioni”.
La commedia racconta di una comunità che vive sotto l’occhio della corte, osservata dallo sguardo vigile della “grande” regina: il suo è l’occhio del potere che osserva.
Il dileggio reciproco tra i personaggi funge da quotidiano passatempo. La condizione di nascita e lo svolgersi dei fatti della loro vita sono il presupposto dominante, ma gli avvenimenti sono scanditi da partiture musicali stranianti e inappropriate. La regia rispetta la struttura narrativa shakespeariana ma sottolinea i difetti della società contemporanea, sempre pronta ad accanirsi contro chi viene considerato un diverso, sia per aspetto che per attitudini ed usi. La commedia propone un’ interessante rilettura e rivalutazione di un personaggio altrimenti negativo, un Falstaff con il coraggio di essere se stesso, senza ingannare o nascondersi. La bravura degli attori inoltre offre la possibilità di  pensare senza appesantire. Gullotta commenta il protagonista: “Un pallone gonfiato, un beone, grasso, grosso e cialtrone, però non è un uomo ipocrita, è se stesso. Ciò che è lo dice con piacere e lo dimostra, a differenza invece delle persone che amano molto apparire nascondendo la propria natura. Io sono quel che sono, è con questa sua affermazione che termina la commedia”.

Visto il 02/02/2012 a Salerno (SA) Teatro: Verdi

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Voto: Voto del Redattore: Sara Angrisani


La recensione di Michele Miglionico

Il massimo sforzo per...

Una maestosa scultura della regina Elisabetta I in trono occupa buona parte della scena. Con grande irriverenza, è tra le gambe della cosiddetta Vergine di Ferro che avviene l'andirivieni dei personaggi tra un ambiente all'altro.

Questa commedia fu commissionata al Bardo proprio dalla sovrana omaggiata e dileggiata dallo scenografo Luigi Perego. E si sente, in questo testo, una mancanza di personale ispirazione da parte del più grande drammaturgo della storia, impegnato a metter giù una farsa da manuale - nel senso dispregiativo del termine. Questa superficiale analisi serve ad avvertirvi che il testo, di per sé, non ha la forza del classico Shakespeare.

Eppure l'adattamento del regista Fabio Grossi e di Simonetta Traversetti ci mette nel suo, infarcendolo di un linguaggio scurrile lontano dall'idea e dal ricordo che abbiamo del dialogo poetico del commediografo inglese. Una scelta dettata dalla necessità di adeguarsi ai tempi? Qualche risata in più la si guadagna, ma a che costo?

Per fortuna a catalizzare le nostre attenzioni c'è il magnifico Leo Gullotta, irriconoscibile e trasfigurato nel corpo, nella voce e nell'atteggiamento richiesti dal ruolo dell'obeso Sir John Falstaff - convincente e irresistibile, per farla breve. A seguire, le protagoniste che danno il titolo all'opera, la signora Page (Rita Abela) e la signora Forge (Valentina Gristina), comari volutamente sopra le righe, con i loro falsi melodrammi e le loro risate stridule, burattinaie di tutta la serie di scherzosi complotti ai danni di Falstaff, colpevole di aver cercato di sedurre entrambe per attingere ai loro patrimoni.

La commedia è corredata da comprimari machiettistici, come il Dottor Caius, medico francese, e Sir Evans (Paolo Lorimer), il curato gallese, costretti ad accentuare i loro tratti caratteristici - nel primo caso una parlata a metà tra il francese e l'italiano/inglese, nel secondo caso un latino ecclesiastico da manzoniano "latinorum"; così come Monna Quickly (Mirella Mazzeranghi), i cui dialoghi sono infarciti di giochi di parole dettati dalla sua ignoranza, o il gaio Slender (Fabrizio Amicucci). Tutte scelte che, all'atto pratico, minano la fluidità e la comprensibilità delle battute. Un problema riscontrabile anche negli stacchi musicali previsti e che è bene aspettarsi.

Tirando le somme, i grandi sforzi del pur buon cast, aiutato da un ottimo lavoro di scenografi e costumisti, per colpa di limiti intrinseci della piéce e della regia, portano a risultati non all'altezza delle aspettative e delle energie profuse. Il che è un vero peccato.

Visto il 04/02/2011 a Barletta (BT) Teatro: Curci

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Voto: Voto del Redattore: Michele Miglionico


La recensione di Laura Mancini

Queste Comari, allegre ma non troppo…

Dopo due anni di successo con lo spettacolo “Il piacere dell’onestà”, Leo Gullotta e Fabio Grossi si trovano nuovamente a lavorare insieme per portare in scena “Le allegre comari di Windsor” di William Shakespeare e a partire dal 30 Novembre 2010 tornano sul palco del Teatro Eliseo di Roma, senza ottenere, però, una risposta altrettanto calorosa da parte del pubblico.

Se il regista sceglie, infatti, di ridurre l’originale divisione in 5 atti proponendone invece una più classica in 2 atti, nella traduzione e nell’adattamento del testo Fabio Grossi e Simonetta Traversetti si mantengono assai fedeli al linguaggio Shakespeariano; si ricorre quindi ad una comicità basata spesso sull’accento: quello gallese del parroco Sir Hugh Evans, personaggio probabilmente creato per Robert Armin (clown della compagnia di Shakespeare che aveva realmente un forte accento) e che fa anche largo uso di termini latini o pseudo latini e quello francese del Dottor Cajus. O ancora, i giochi di parole e doppi sensi sono causati dall’ignoranza come nel caso di Madama Quickly. Un “trucco” che dovrebbe portare alla risata ma risulta piuttosto sorpassato e appesantisce molto la comprensione immediata delle battute, rischiando di annoiare.

Vediamo Leo Gullotta nei panni di un simpatico e vizioso Sir John Falstaff, il quale essendo a corto di denaro tenta di conquistare due ricche donne borghesi di Windsor, entrambe sposate: la Signora Ford e la Signora Page. Invia loro due lettere d’amore mentre Nym e Pistola, i compagnoni di Falstaff da lui allontanati perché non vogliono assecondare i suoi piani, decidono di mettergli i bastoni tra le ruote e avvertono i mariti. Se il Signor Ford geloso ed impaurito all’idea di essere tradito dalla consorte, si industria per scoprire la verità, la signora Page deve occuparsi anche della figlia Annetta, che intende maritare e queste vicende parallele costituiscono l’intreccio secondario dell’intera opera. Entrambe le Comari, consultandosi scoprono le intenzioni di Falstaff e progettano di ingannarlo a loro volta, ripetutamente.

Secondo la tradizione “Le allegre comari di Windsor” sarebbe stata scritta per volere della regina Elisabetta, desiderosa di rivedere sulla scena il personaggio di Sir Falstaff dell’Enrico IV, tanto da ordinarne la composizione entro quattordici giorni. Ecco allora che nella fantasiosa scenografia realizzata dalla compagnia campeggia un’immensa riproduzione della Regina, una sorta di statua mobile che ospiterà tra le sue gambe le varie ambientazioni della commedia. E sotto l’occhio vigile della Corte da essa rappresentato, si muovono numerosissimi personaggi a riprodurre le molte sfaccettature dell’umanità, in particolare della società provinciale inglese dell’epoca (un esempio sono le allusioni all’Ordine della Giarrettiera) ma per molti versi anche della società attuale, in cui risulteranno vincitrici le donne. In questa molteplicità di protagonisti, la caratterizzazione di alcuni è sicuramente più efficace e riuscita: in particolare Monna Ford e Monna Page ci regalano i momenti di maggior divertimento ed il primo episodio in cui si beffano di Sir John Falstaff ne è un esempio.

 

Visto il 30/11/2010 a Roma (RM) Teatro: Eliseo

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Voto: Voto del Redattore: Laura Mancini

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