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LO SPETTACOLO

Autore: Domenico Ciruzzi
Regia: Domenico Ciruzzi
Compagnia/Produzione: Komiko production s.r.l.
Cast: Antonella Stefanucci

Descrizione
E' un racconto che esplora realtà marginali della contemporaneità in una Napoli lontana dalla descrizione totalizzante ed omologata dei media che sovente rappresentano la città soltanto attraverso la prospettiva distorta della cronaca giudiziaria.
Pregiudizi convergenti è il seguito di un progetto esplorativo iniziato con Colloqui in cui Angelina,una donna povera e ancora giovane,compie ogni settimana il rito del colloquio con il proprio uomo imprigionato,in una realtà degradata ma nel contempo attraversata da bagliori di tenera e dolente umanità.
Dialoghi crudi e grotteschi raccontano di una quotidianità altra,separata dal mondo non soltanto per chi è detenuto,ma anche per gli stessi famigliari che finiscono per essere coinvolti in una estensione extramuraria dei ritmi e dei riti dettati dalla restrizione carceraria.
Angelina entra in contatto con le prassi e gli eventi dell'investigazione giudiziaria.
Interpretazioni fuorvianti di intercettazioni telefoniche ed interrogatori inquinati da domande suggestive daranno luogo a tragicomiche conclusioni.
La storia, nello snodarsi attraverso percezioni e punti di vista opposti,si interseca fino a causare paradossali e grottesche false rappresentazioni degli accadimenti.
L'unica speranza è il miracolo.
Scelte musicali di stampo cinematografico contribuiscono ad inserire le giuste distanze da stereotipi usurati.
Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

MERCADANTE SALA RIDOTTO
Piazza Municipio - Napoli (NA)
Tel: [+39] 081 551 33 96
Fax: [+39] 081 551 03 39
Email: info@teatrostabilenapoli.it Sito Web: www.teatromercadante.it/ilteatro/ridotto/


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LE RECENSIONI


La recensione di Riccardo Limongi

Era la fine degli anni '70. Cominciavano gli '80. Quel periodo in cui dagli anni di piombo si stavano per inaugurare i maxiprocessi, ma ancora si poteva finire in galera senza saperne il motivo, mentre Soccorso Rosso forniva assistenza legale gratuita ai militanti della sinistra extraparlamentare.
A via Bonito c'era uno scantinato, chiamato il Teatro dei resti, dove una sera fu messa in scena una commedia che rappresentava una grottesca aula di tribunale, dove i giurati erano travestiti da clown. L'aveva scritta Mimmo Ciruzzi, ed alla fine dello spettacolo veniva lanciata sul pubblico una rete, come quelle dei pescatori, per trasmettere l'angoscia della cattura. Non ne sono certo, ma credo si chiamasse “Oh, mio giudice“.

Racconto a me stesso tutto ciò per guardare con occhio diverso il monologo di oggi, sia per cercare qualche riferimento stabile nella linearità di un pensiero spesso apprezzato, quello di una scrittura che da sempre si impegna in temi così difficili perché ne vive quotidianamente la realtà nella professione, sia per trovarvi riferimenti che non si fermino ad un gioco in cui un'attrice si trova, come qui Antonella Stefanucci, ad alternare tutte le fasi, con 13 cambi di situazioni, senza però incidere abbastanza sulla drammaticità che le scene suggeriscono.

Bisogna chiedersi quanto le tracce comiche siano inserite e con quale gusto, perché talvolta l'effetto è strano, volendo essere drammatico, oppure far ridere, o entrambi, come quando descrive un omicidio particolarmente truculento, ma con un tono esilarante, mentre la musica in sottofondo suggerisce una partecipazione commossa.

Alquanto di rottura sono gli elementi cinematografici, inserti scenici come un "On the road again" a volume sparato e sulle immagini del supermercato in cui "quanno 'a notte te riusciva 'o break, 'a matina appriess' int'o Superò" lei ed il maritino delinquente facevano una strage, comprando tutto quello che capitava a tiro (segue sterminato elenco di merci da ingurgitare consumisticamente): è uno dei momenti in cui viene da notare che se nella versione-magistrato la parte è costruita giustamente "difettata" in tutte le forme più convenzionali del suo status, dai favoritismi personali alle malcelate ambizioni di carriere collaterali, è nella donna spersa e spaesata che va a colloquio col marito incarcerato, nella sua nudità veristica, ed ancor più nella sua ironia che dovrebbe risultare innata, che la cosa funziona meglio. Come anche nelle traduzioni dal napoletano in italianesco buorocratese da carabiniere applicato sul suo "a domanda risponde" degli interrogatori della testimone forzata e poco consapevole, o nel suo trionfo del kitsch fin troppo annegato nella sua, purtroppo verosimile, popolanità.

Le facce del disagio vogliono essere rappresentate attraverso la contrapposizione, ma funzionano più come un unicum, sul quale si posa il pensiero sugli anni '70, per evitare quelli impossibili su sguardi compiaciuti, che non si separano abbastanza dai luoghi comuni e stereotipi di cui si prometteva la dimenticanza, e che trovano una punta estrema nel finale, con la preghiera alla Vergine Maria, mentre il cielo si fa azzurro, il sole si apre e ne fuoriesce l'assordante rumore di un elicottero della polizia.

Visto il 04/02/2012 a Napoli (NA) Teatro: Mercadante - sala Ridotto

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Voto: Voto del Redattore: Riccardo Limongi

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