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TROVARSI
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LO SPETTACOLO

Autore: Luigi Pirandello
Regia: Enzo Vetrano e Stefano Randisi
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Ente Autonomo Regionale Teatro di Messina
Cast: Mascia Musy, Angelo Campolo, Giovanni Moschella, Ester Cucinotti, Antonio Lo Presti, Marika Pugliatti, Monia Alfieri, Luca Fiorino

Descrizione
Nella produzione finale di Luigi Pirandello - ispirata dall’amore tardivo ma intenso per Marta Abba - trova spazio una ricca galleria di figure femminili. Scritto nel 1932, "Trovarsi" è la cronaca del dramma di Donata Genzi, attrice che ha consacrato se stessa al palcoscenico, negandosi ogni legame sentimentale. La missione dell’attrice, il suo impulso a illuminare il
pubblico ogni sera con la propria arte, è il prezzo che si chiede alla protagonista; ancora una volta, attraverso una storia che usa come paradigma una vicenda teatrale, Pirandello affronta temi che riguardano la società, il modo di relazionarsi tra gli uomini e in particolar modo la ricerca e l’espressione della verità di cui il palcoscenico può essere il più autentico
testimone.
Date repliche a cura di
Teatro Paolo Giacometti Comune di Novi Ligure
Scheda spettacolo a cura di
Teatro Paolo Giacometti Comune di Novi Ligure

LA LOCATION

MANZONI
C.so Gramsci 127 - Pistoia (PT)
Tel: 0573 991609
Email: press@pistoiateatri.it Sito Web: www.pistoiateatri.it


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 16/03/2012 al: 18/03/2012)

LE RECENSIONI


La recensione di Wanda Castelnuovo

Un profondo 'Trovarsi'

Luigi Pirandello precursore dei tempi odierni - in cui televisione e computer dilatano la forbice tra apparire ed essere e tra finzione e realtà - descrive in modo magistrale e profondo la problematica della ricerca d’identità attraverso la dicotomia tra ciò che si è e ciò si appare agli altri, tanti quanti quelli che ci osservano, fino a farci precipitare nell’abisso di un nulla angosciante.
Quest’aspetto fondamentale della sua poetica attraversa le sue opere e ha momenti di rara efficacia in 'Trovarsi', lavoro poco rappresentato e quasi sconosciuto ai più, composto dal nostro nel 1932 e dedicato a Marta Abba che lo interpreta nello stesso anno quando viene anche pubblicato da Arnoldo Mondadori nella raccolta Maschere nude.
A Enzo Vetrano e Stefano Randisi va il merito di averlo splendidamente messo in scena rispettando il testo originario senza lasciarsi andare a voli pindarici troppo personali e cercando di rendere più dinamicamente coinvolgente la prima parte relativa al contesto sociale pettegolo e superficiale in cui si sviluppa la vicenda con l’apporto di una scenografia dalle delicate, soffuse e sfumate immagini che rasentano il sogno in cui fluttuano i bravissimi attori.
Altrettanto affascinante lo specchio, immagine accennata di una toilette da camerino posta sulla destra del palco, di cui appare solo la cornice: simbolo non solo della professione attoriale, ma anche nel continuo fluire tra realtà e sogno-memoria della rappresentazione.
Figura centrale della pièce è l’Attrice con la a maiuscola, autentica incarnazione dell’Arte e come tale ammirata e amata profondamente da Pirandello.
Attraverso la magistrale interpretazione che Mascia Musy (pur se influenzata come annunciato all’inizio per giustificare una voce un po’ roca che ha finito con l’esaltare il pathos della recitazione) dà di Donata, da non trascurarne la valenza di nomen omen cioè ‘donata’, è emerso tutto il trasporto amoroso - non si sa fino a che punto concretizzato, anzi forse non attuato proprio per non scalfirne la seducente ed esaltante dimensione dell’assoluto - del drammaturgo verso Marta Abba, attrice e donna tanto più giovane di lui,
Splendidamente analizzata dunque la capacità di rappresentare sulla scena un amore profondo mai provato nel privato e il ritrovarsi a viverlo nella realtà con gli stessi atteggiamenti che per finzione aveva così ben interpretato.
Potrà mai Elj, giovane (più della sua partner) e appassionato amante, ahimé immaturo, comprendere in toto la sua donna-attrice che egoisticamente vorrebbe solo donna tutta per sé? E non è forse la speranza di Pirandello a essere l’unico a potere camminare sul sottile crinale delle due entità dell’amata?
Certo che in un periodo di maschilismo imperante come quello del drammaturgo e anche oggi quando l’uomo finge spesso una comprensione nei confronti della donna riempie di soddisfazione cogliere una tale modernità di analisi del femminino alla ricerca di sé: ma si sa che Pirandello è stato dall’infanzia cultore della ‘verità’ che ha cercato senza posa tutta la vita.
Una splendida pièce che non si finirebbe di rivedere.

Visto il 29/01/2013 a Milano (MI) Teatro: Piccolo Teatro - Teatro Grassi

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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Alessandro Paesano

Un Pirandello troppo accademico.

Scritta tra il Luglio e l'Agosto del 1932 e dedicata a Marta Abba, che la portò per prima in scena al teatro dei Fiorentini di Napoli il dicembre dello stesso anno, Trovarsi è incentrata sulla vita di  Donata Genzi, una attrice affermata che non riesce a trovare un equilibrio tra la compiuta realizzazione professionale e la totale mancanza in quella privata.

Questa dicotomia permette a Pirandello da un lato di esplorare la sua estetica teatrale, come quando fa affermare a uno dei personaggi che non bisogna per forza sapere prima di provare, che si può cioè interpretare la donna innamorata sulla scena anche se nella vita privata non si è innamorate di nessuno, proprio come Donata. Dall'altro gli permette di mostrare come è difficile per una donna intraprendere una carriera nello spettacolo senza pregiudicarne l'onorabilità. I personaggi femminili della commedia, tranne la sua amica Elisa Arcuri, e anche il fratello stesso, danno per scontato che, in quanto attrice, Donata, si sa, abbia parecchi amanti, quando invece non è così.

Un pregiudizio presente ancora oggi, a distanza di 80 e che non tocca, gli uomini allora come ora.

Non sapendosi trovare al di fuori della scena, non sentendosi cioè realizzata nella vita come donna, Donata cerca la morte  uscendo in barca col mare in tempesta col giovane Elj. La barca naufraga Elj però mette in salvo Donata e se stesso  e tra i due nasce l'amore. Così mentre Elj la chiede in sposa,  intima a Donata di non recitare più, perchè lei deve essere solamente sua. Donata acconsente chiedendo di dare l'addio alle scene. In scena, dinanzi a Elj, Donata non sa più recitare, perchè ritrova nella scena lacerti della sua vita vera con lui. Elj, al contrario crede che Donata per raggiungere l'eccellenza stia cannibalizzando la loro storia d'amore.  Così solo quando Elj, disgustato e pazzo di gelosia, lascia il teatro senza nemmeno rendersi conto che Donata sta recitando male, lei ritrova la statura di grande interprete e dice finalmente di essersi ritrovata non già come attrice ma proprio come donna.

Dinanzi l'aut aut di Eli, tra l'amore per il giovane e il teatro, Donata sceglie il teatro, rinunciando con abnegazione all'amore, ma questa volta per sempre.

Pirandello mentre ritorna ai temi già noti (Sei personaggi è del 1921) del suo teatro (il rapporto mascherapersona, l'autonomia della finzione e il suo poter essere proprio in quanto scarto dalla realtà viva) ci regala un personaggio femminile di straordinaria attualità che rappresenta benissimo il dramma dell'emancipazione della donna che, allora come ora, è costretta socialmente, ma Pirandello pare dire esistenzialmente, a scegliere tra carriera e vita privata, tra affermazione lavorativa e personale.

Pirandello intreccia un doppio parallelo, quello a lui caro tra vita e forma, e, anche, per usare dei termini di oggi,  tra pubblico e privato, e quello tra dilemma esistenziale della condizione umana che trova in quella femminile un contraltare di amplificazioni altre, raggiungendo un diapason quasi impossibile all'uomo.

Se poi si pensa che Pirandello, a 65 anni, è innamorato di Marta Abba, che ne ha 32, alla quale ha dedicato la commedia,  il fatto che Donata dia scandalo intrattenendo una relazione non coniugale con un ragazzo molto più giovane di lei illumina la commedia di colori biografici che danno ai personaggi uno spessore del tutto nuovo.

La regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi  sfronda il testo di molte verbosità presunte e non si lascia sedurre né dal dato biografico né da quello della critica al maschilismo, in Pirandello sempre in nuce, ma innegabilmente presente e rimane tutta dentro l'accademia. Un'accademia entro la quale la commedia soffoca, mentre la regia, asciutta e un po' ingessata, cerca di distrarre lo spettatore dai cospicui tagli al testo con una messinscena che insiste nel commento sonoro didascalico e oleografico - sicuramente  il maggior limite  dell'allestimento, e un profluvio di proiezioni di immagini in movimento (il mare) e di scene in diapositiva (un loggione centrale da teatro fin de siècle) su di un velatino al di là del quale i personaggi si muovono.

Poca esegesi e molta messa in scena insomma mentre il testo scivola via dando l'impressione di non essere stato compreso fino in fondo.



 

Visto il 06/11/2012 a Roma (RM) Teatro: Eliseo

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Voto: Voto del Redattore: Alessandro Paesano

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