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L'APPARENZA INGANNA
L apparenza inganna

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LO SPETTACOLO

Autore: Francis Veber
Regia: Tullio Solenghi
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: La Contrada-Teatro Stabie di Trieste
Cast: Tullio Solenghi, Maurizio Micheli

Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

MANZONI
via Calatafimi 5 - Busto Arsizio (VA)
Tel: 0331 677961
Email: info@cinemateatromanzoni.it Sito Web: www.cinemateatromanzoni.it


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LE RECENSIONI


La recensione di Wanda Castelnuovo

L'APPARENZA INGANNA

Chi ha detto che è necessario parlare a tinte fosche e tetre dei problemi dell’esistere per renderli più incisivi e comprensibili?
Non è forse possibile raccontare con le diverse sfaccettature che un umorismo raffinato e senza caratteri di demenzialità può mettere in evidenza situazioni quotidiane nuove e antiche che ogni uomo si trova a vivere patendo, soffrendo o provando gioia?
Sicuramente sì in quanto si possono compiere analisi approfondite in grado di evidenziare le sfumature più nascoste del reale.
È questo il caso del delizioso spettacolo teatrale L’apparenza inganna curato nell’adattamento italiano dall’abile regia di Tullio Solenghi che interpreta anche la parte di un superficiale responsabile del personale insensibile nei confronti degli altri.
Tratta dal film francese del 2000 Le placard di Francis Veber (Neuilly-sur-Seine 1937) - giornalista, regista, sceneggiatore e produttore di grande spessore anche per l’eredità culturale ebraica e armena ricevuta dai genitori - dalla cui abile fantasia è uscito l’antieroe della pièce, quel François Pignon personaggio inventato nel 1973 (ne Il rompiballe) e riportato in scena per la quinta volta.
Impiegato contabile introverso, onesto e coscienzioso, la classica figura del 'travet' di tanta letteratura e cinematografia, Pignon è perseguitato dalla malasorte che, oltre all’abbandono della pimpante moglie e all’assoluta mancanza di considerazione da parte del figlio, gli infligge un ulteriore brutto colpo facendogli perdere il lavoro, unica consolazione di una vita grama e desolata.
Da qui una drastica decisione sventata dall’intervento di un vicino il quale lo introduce in un nuovo mondo anch’esso pregno di problematiche.
Mirabile per bravura e raffinatezza interpretativa e senza nessuna sbavatura Maurizio Micheli che nei panni dell’antieroe permette di entrare nel complesso ambiente dei gay verso i quali non sono certo scomparsi pregiudizi e mancanza di considerazione.
Non è facile ancora oggi manifestare con semplicità e senza eccessi una situazione esistenziale che come tutte le altre, se vissuta con serietà, è degna di enorme rispetto come quello che per motivi anche di carattere economico finirà per circondare Pignon trasformato per caso in eroe e per scelta in uomo più consapevole.
Le tematiche si dilatano a macchia d’olio e dall’omofobia si passa alla discriminazione sessuale, alle molestie (dal mobbing allo stalking) oltre naturalmente alla disoccupazione, tarli di ieri come di oggi, anzi forse più del presente, ma trattati con levità e umanità che permettono di approfondirli meglio.
Quindi ben vengano pièce come questa che denunciano ridendo per aiutare ad aprire gli occhi e ad allargare le vedute senza violenze e provocazioni grazie al sodalizio vincente tra due uomini del Tirreno, il genovese Solenghi e il livornese Micheli.

 

Visto il 17/01/2012 a Milano (MI) Teatro: Nuovo

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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo

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