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FANTASMI ('L'UOMO DAL FIORE IN BOCCA' E 'SGOMBERO')
Fantasmi ( L uomo dal fiore in bocca  e  Sgombero )

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LO SPETTACOLO

Autore: Luigi Pirandello e Franco Scaldati
Regia: Enzo Vetrano e Stefano Randisi
Genere: drammatico
Compagnia/Produzione: Teatro degli Incamminati Diablogues, Compagnia Vetrano-Randisi
Cast: "Sgombero - Colloqui coi personaggi" di Luigi Pirandello e con "Totò e Vicè'" di Franco Scaldati drammaturgia originale Enzo Vetrano e Stefano Randisi Ispirata a due atti unici di Luigi Pirandello. Con Enzo Vetrano, Stefano Randisi, Margherita Smedile scene Marc'Antonio Brandolini luci Maurizio Viani

Descrizione
Il dittico di FANTASMI rappresenta il versante più letterario e borghese del lavoro drammaturgico che Vetrano e Randisi elaborano su Luigi Pirandello.
Un uomo al limite estremo della vita racconta le sue riflessioni a uno sconosciuto mentre viene spiato dalla moglie che non accetta la sua malattia. Una donna al cospetto del padre morto lo accudisce e si prepara ad accompagnarlo al camposanto mentre è spiata dall'uomo che le ha tolto l'innocenza. Mettendo insieme questi due atti unici si ha la percezione del senso di grande vitalità e disprezzo del comune pensare che si respira in tutta l'opera dell'autore. Nella messinscena, in un gioco di contaminazioni e sovrapposizioni, i due attori-registi intrecciano alle vicende narrate spunti paradossali, citazioni fulminee, passaggi surreali, per comporre una riflessione umoristica e struggente sull'attesa, il rifiuto e l'accettazione della fine, in cui il fiore in bocca diventa metafora della malattia di una intera società.
Date repliche a cura di
Alessandro Paesano
Scheda spettacolo a cura di
Alessandro Paesano

LA LOCATION

MANZONI
C.so Gramsci 127 - Pistoia (PT)
Tel: 0573 991609
Email: press@pistoiateatri.it Sito Web: www.pistoiateatri.it


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 15/02/2013 al: 17/02/2013)

LE RECENSIONI


La recensione di anna brotzu

Tra vita e sogno "Fantasmi" di Pirandello/Scaldati

Poetiche visioni nell'universo fantastico, popolato da creature dell'immaginario, evocato in “Fantasmi”: “Enzo Vetrano e Stefano Randisi sono registi e interpreti (insieme alla brava Margherita Smedile) della pièce – produzione del Teatro degli Incamminati e Diablogues / Compagnia Vetrano-Randisi, in scena al Teatro Centrale di Carbonia per la Stagione del  CeDAC – che trasfigura in un'atmosfera surreale e sospesa il dramma e la magia dei personaggi di Luigi Pirandello e Franco Scaldati. L'incantesimo inizia dalla platea, improvvisamente “abitata” da silenzi e sguardi pieni di mistero, nella compenetrazione tra la realtà pulsante oltre la quarta parete, con le sue segrete passioni impigliate nella dimensione senza tempo di un eterno, ciclico presente e la società contemporanea: squarciato il velo gli spettatori si specchiano in quegli altri, così simili e loro e insieme perdutamente distanti. Scomparsi quei temerari oltre la ribalta le luci sul palco danno risalto alla voce autorale: nei “Colloqui con i personaggi” lo scrittore (inventore dei “Sei personaggi”) spiega le ragioni preoccupate di una sua possibile rinuncia all'arte nell'incombere della guerra, quell'ansia privata e unanime nell'incombere della tragedia. La risposta è disarmante e racchiude il senso dolceamaro di una poetica conscia del fragile equilibrio fra attimi fuggevoli e forze primordiali e inestinguibili: «Che contano i fatti? Per enormi che siano, sempre fatti sono. Passano. [...] La vita resta, con gli stessi bisogni, con le stesse passioni, per gli stessi istinti, uguale sempre, come se non fosse mai nulla: ostinazione bruta e quasi cieca, che fa pena. La terra è dura, e la vita è di terra». Prologo “necessario” per un viaggio tra frammenti teatrali, atti unici e monologhi dimenticati nei luoghi dell'anima esplorati e descritti con acuta sensibilità dal “figlio del Caos”; la lucida consapevolezza del futuro de “L'uomo dal fiore in bocca” e la rabbia disperata, l'orgogliosa e famelica ricerca d'amore della giovane protagonista di “Sgombero” s'intrecciano però alle apparizioni di “Totò e Vicè”. Clochards per caso e destino, tenere e quasi “beckettiane” incarnazioni delle somme questioni esistenziali sul confine sottile tra vita e sogno, tra strambe avventure e curiose incursioni nell'aldilà i due personaggi nati dall'estro e la fantasia dell'attore e drammaturgo palermitano Franco Scaldati – artista tra i più interessanti e prolifici della scena italiana tra '900 e terzo millennio – percorrono lievi i sentieri della poesia. Un moderno “teatro dell'assurdo” (pensato e scritto in siciliano strettissimo, tradotto in italiano «perché non si perdesse il significato così importante delle parole» sottolinea Randisi) perfettamente incorniciato nel gioco di trasparenze, ombre e improvvise rivelazioni sul filo di un binario sospeso (forse) sul nulla suggerito dalle luci di Maurizio Viani e le scene di Marc'Antonio Brandolini. L'innocenza dei folli – e dei bambini – stempera lo scherzo crudele della morte in uno spazio onirico e quasi metafisico, tra buffe metamorfosi e pindarici voli; in questa ritrovata leggerezza perfino il dolore e il rancore si stemperano nella dolcezza di un ricordo, la figlia “perduta” si ritrova tra le macerie del passato, in vista del definitivo “Sgombero” nell'eco pietosa di una ninna nanna. E l'attesa della condanna per “L'uomo dal fiore in bocca” - magnificamente interpretato da Enzo Vetrano - con il guizzo finale di un'ultima speranza o magari un sorriso beffardo prima della fine sfuma, con tutto il peso di un inconfessabile struggimento, una verità feroce e ineffabile da condividere forse con un estraneo nella sua vertigine sull'ignoto, si dissolve nell'atmosfera ludica e incantata dei due “clowns” di Scaldati, gli ultimi capaci di restituire il gusto della semplicità.

Visto il 24/03/2012 a Carbonia (CI) Teatro: Centrale

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Voto: Voto del Redattore: anna brotzu


La recensione di Wanda Castelnuovo

Fantasmi

Enzo Vetrano (Palermo 1948) e Stefano Randisi (Palermo 1957) - due grandi attori che da anni approfondiscono e interpretano il teatro pirandelliano tanto da avere meritato con I giganti della montagna il premio “Le Maschere del Teatro Italiano 2011 per il miglior spettacolo di prosa” - si cimentano ora in Fantasmi, un lavoro scritto, recitato e diretto da loro stessi.
Il lungo sodalizio con Pirandello inizia nel 1999 con Il berretto a sonagli e prosegue con L’uomo, la bestia e la virtù e Pensaci, Giacomino e ancora con una lettura/spettacolo Per mosse d’anima, interessante raffronto tra le vicende biografiche del nostro grande autore e quanto da lui raccontato nelle sue opere.
In Fantasmi la celebre coppia teatrale siciliana - che lavora insieme dal 1976 e che nel 1995 ha fondato l’Associazione Culturale 'Diablogues' - coadiuvata da Margherita Smedile si esibisce in una mélange tra le parole dei personaggi pirandelliani e quelle scelte dal drammaturgo siciliano per parlare della propria esistenza contaminando, soprapponendo e intrecciando due atti unici (L’uomo dal fiore in bocca e Sgombero) con frammenti dai pirandelliani Colloqui con i personaggi e citazioni da Totò e Vicè (personaggi poeticamente fantastici e assurdi di Franco Scaldati, altro siciliano noto per la diversità del suo teatro).
Ne risulta una frizzante e variegata riflessione sul tema della transitorietà dell’esistenza e sul suo epilogo nella speranza che non sia il termine di tutto, ma che la vita continui. Anche l’invenzione di fantasmi rassicuranti permette di fare apprezzare di più i vari aspetti dell’esistere pur con le problematiche e i vizi dei singoli irradiati a tutta la società.
In linea con la poetica di Pirandello la pièce è insieme struggente, commovente, amara, patetica, ironica e profondamente umana e l’interpretazione pacata in particolare di Vetrano è tutta giocata sul fluire di emozioni commosse.
Nell’insieme ne risultano pagine che non lasciano indifferenti anche per l’incipit in cui i vari personaggi si aggirano quali fantasmi tra gli spettatori inconsapevoli di essere già nello spettacolo.

Visto il 12/12/2011 a Milano (MI) Teatro: Carcano

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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Michele Miglionico

"Fantasmi"

Non tutti gli avventori se ne accorgono, ma i personaggi sono tra di noi. Si aggirano in platea, con le luci accese, nell'andirivieni del pubblico. Non parlano, ti fissano. Chi fosse stato così distratto da non accorgersi dei loro costumi (di Mela Dell'Erba) se ne accorgerà quando li vedrà salire sul palco, per sparire dietro le quinte.

Un'ottima, semplice idea per veicolare un tema centrale nella ricerca di Luigi Pirandello, pilastro del teatro mondiale a cui in gran parte si affida questo mash-up - per dirla con il linguaggio musicale - che compone quattro opere diverse.

L'introduzione è affidata a un estratto dei "Colloqui coi personaggi" in cui, tramite un carattere liquidato dal suo creatore, lo scrittore siciliano riflette ancora sul rapporto tra gli autori e le proprie creature. Nell'ora successiva, sulla scena si alternano e intrecciano tre atti unici. In "Sgombero" una ragazza madre (Margherita Smedile) sfoga il proprio dramma al capezzale del padre defunto, lo stesso padre che l'aveva disconosciuta per lo scandalo che aveva portato nella loro casa; in "L'uomo dal fiore in bocca" un uomo malato di cancro parla del suo rinnovato approccio all'esistenza, proprio in seguito alla diagnosi del male micidiale. Ai due pezzi pirandelliani, i registi affiancano il surreale "Totò e Vice", dove il commediografo Franco Scaldati tratteggia un'amicizia tra due uomini che travalica, con grande ironia, il confine tra la realtà e l'aldilà. Così si spiega il titolo della composizione, "Fantasmi": il tema è la reazione alla morte.

Considerando l'opinione diffusa secondo cui la premiata ditta Vetrano & Randisi porta avanti attualmente le migliori interpretazioni italiane di Pirandello, e considerando la riproposizione di questa ricetta nella nuova stagione, in seguito a un deducibile successo, le aspettative sono alte - e ciò rappresenta spesso un male, con la delusione pronta dietro l'angolo.
A causa del pastiche, la sintonizzazione con lo spettacolo non è immediata e solo quando si giunge al cuore dell'intramontabile "L'uomo dal fiore in bocca" si viene trascinati con entrambi i piedi nel dramma. Giusto in tempo perché, di lì a breve, il sipario cali.

Nonostante l'esigua durata e il disorientamento dettato dalla prima parte, l'invincibile fascino di Pirandello e le ineccepibili interpretazioni dei veterani del palco possono valere tutto il prezzo del biglietto.

Una nota di merito per il cast tecnico, che con un sapiente uso di pochi mezzi evoca bene i diversi scenari - tra cui una suggestiva stazione ferroviaria.

Visto il 03/12/2011 a Barletta (BT) Teatro: Curci

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Voto: Voto del Redattore: Michele Miglionico


La recensione di Alessandro Paesano

Tenue, delicato, perfetto.

Uno spettacolo tenue, delicato, pieno d'emozione questo Fantasmi di Enzo Vetrano e Stefano Randisi, che propone, nel pieno rispetto filologico, due atti unici di Pirandello, L'uomo dal fiore in bocca e Sgombero, ai quali i due registi di origini palermitane antepongono, a mo' di cappello, un estratto da Colloqui coi personaggi una novella pubblicata  nel Giornale di Sicilia, il 17-18 agosto 1915, giustapponendo questi tre testi pirandelliani con alcuni estratti da Totò e Vicè di Franco Scaldati.
Non si preoccupi il lettore di tanta sovrabbondanza la messinscena non vuole essere un esperimento drammaturgico ma una ricerca di scrittura scenica, perchè l'approccio dei due registi/attori palermitani non è letterario ma squisitamente teatrale. Nessun tradimento pirandelliano, se mai, quel che si tradisce sono le didascalie nelle quali Pirandello scriveva la sua regia, una messa in scena di cento anni fa(...)  quello è il tradimento che facciamo in senso positivo: sono le sue parole che devono emergere1.
Enzo Vetrano e Stefano Randisi si sono imposti nella scena italiana per un approccio a Pirandello diretto, spontaneo, naturale, lontano dall'intellettualismo con cui di solito si lo si porta sulla scena.
Il fil rouge dello spettacolo è la morte come condizione umana, come conclusione dell'esistenza che le dà significato e importanza.
Così il frammento da Colloqui coi personaggi  nel quale Pirandello afferma la preminenza dell'arte (la forma) sull'esistenza (la vita) diventa una premessa allo spettacolo fatta dallo stesso Pirandello (una registrazione della sua voce di poco posteriore alla vincita del Nobel). La forma è superiore alla vita perchè sopravvive alle persone e rimane come insegnamento per le generazioni future. Ecco dunque delinearsi una morte come pretesto per definire concretamente l'esistenza e la storia di ogni singolo personaggio (essere umano). Tramite il sentimento del contrario su cui si fonda la sua teoria dell'umorismo Vetrano e Randisi esplorano questi testi alla ricerca di un elemento comune a questi personaggi tutti fantasmi sotto molteplici aspetti: come personaggi conosciuti eppure mai davvero capiti (perchè ancora oggi Pirandello ha fama, anche al Liceo dove viene studiato, di autore difficile) personaggi sopravvissuti a se stessi, fantasmi perchè hanno una loro vita autonoma prima e dopo l'opera in cui esistono  in Colloqui coi personaggi Pirandello non non vuole più ricevere i personaggi che vengono a proporsi per far parte dei suoi scritti perchè "c'è la guerra". Fantasmi siamo tutti noi che compariamo nel mondo ognuno con una tragedia grande che non smepre diventa una storia famosa, universale, anche se ognuna è degna di diventarlo.  Così ne Lo sgombero la figlia cacciata di casa perchè ragazza madre tornata per la morte del padre ritrova il corredino del figlioletto morto ancora piccolo...  Fantasmi perchè mentre viviamo la nostra vita con dignità nessuno sembra accorgersi di noi.  Ne L'uomo dal fiore in bocca un uomo condannato a morire presto per un epitelioma (il fiore del titolo) avido dei dettagli delle vite altrui che ha bisogno di vedere per poterli reputare vani, così da non avere problemi ad abbandonarli quando morirà. E in questo suo peregrinare è seguito dalla moglie che invece in qursti ultimi giorni della sua vita lo vorrebbe a casa e che lo segue a distanza, timida.
Ed ecco la poesia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi: Vetrano, prima ancora che lo spettacolo inizi, mentre la platea si sta riempiendo dei primi spettatori, compare in platea, cappello e bastone, nei panni dell'uomo dal fiore in bocca a guardare le vite degli spettatori, troppi distratti ad accomodarsi, a parlare per accorgesi di lui,  mentre sua moglie (una magnifica Margherita Smedile) lo segue timida a distanza. E vedere questi due attori muoversi tra i posti di platea, tra spettatori distratti e superficiali che non sempre si accorgono di loro è un elemento così pirandelliano, che commuove per l'eleganza e la semplicità dell'idea che restituisce senza cerebralismi il pensiero di Pirandello che non è affatto difficile ma sa parlare ancora a chi sa porgergli un orecchio attento.
Tra una pièce e l'altra i dialoghi disarmanti di due amici, Totò e Vicè, sulla vita e la morte. E quando Totò muore e Vicè medita di suicidarsi per quanto gli manca l'amico ecco che questi  torna dall'aldilà per raccontargli quel che ha visto. Un inno all'amicizia che ben lega coi temi le suggestioni e le emozioni pirandelliane.
Enzo Vetrano e Stefano Randisi mostrano col loro fare teatro come sia praticabile una via che restituisca a Pirandello tutta l'intelligibilità proditoriamente sottratta.
Fantasmi rimane nel cuore dello spettatore costituendo un momento epifanico di grande amore per il teatro e per Pirandello e, da parte dei due attori registi, anche per gli spettatori.
Il pubblico in sala, anche il più distratto, se ne accorge e applaude senza fine chiamando gli attori a comparire sul palco più e più volte.

1) Intervista a Vetrano e Randisi, Giornale di Lecco

Visto il 30/03/2011 a Roma (RM) Teatro: Valle

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Voto: Voto del Redattore: Alessandro Paesano

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