FANTASMI ('L'UOMO DAL FIORE IN BOCCA' E 'SGOMBERO')
LO SPETTACOLO
Autore: Luigi Pirandello e Franco Scaldati Descrizione
Il dittico di FANTASMI rappresenta il versante più letterario e borghese del lavoro drammaturgico che Vetrano e Randisi elaborano su Luigi Pirandello. Un uomo al limite estremo della vita racconta le sue riflessioni a uno sconosciuto mentre viene spiato dalla moglie che non accetta la sua malattia. Una donna al cospetto del padre morto lo accudisce e si prepara ad accompagnarlo al camposanto mentre è spiata dall'uomo che le ha tolto l'innocenza. Mettendo insieme questi due atti unici si ha la percezione del senso di grande vitalità e disprezzo del comune pensare che si respira in tutta l'opera dell'autore. Nella messinscena, in un gioco di contaminazioni e sovrapposizioni, i due attori-registi intrecciano alle vicende narrate spunti paradossali, citazioni fulminee, passaggi surreali, per comporre una riflessione umoristica e struggente sull'attesa, il rifiuto e l'accettazione della fine, in cui il fiore in bocca diventa metafora della malattia di una intera società. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diAlessandro Paesano Alessandro Paesano LA LOCATION
MANZONI Repliche passate (dal 15/02/2013 al: 17/02/2013) LE RECENSIONILa recensione di anna brotzu
Tra vita e sogno "Fantasmi" di Pirandello/Scaldati Poetiche visioni nell'universo fantastico, popolato da creature dell'immaginario, evocato in “Fantasmi”: “Enzo Vetrano e Stefano Randisi sono registi e interpreti (insieme alla brava Margherita Smedile) della pièce – produzione del Teatro degli Incamminati e Diablogues / Compagnia Vetrano-Randisi, in scena al Teatro Centrale di Carbonia per la Stagione del CeDAC – che trasfigura in un'atmosfera surreale e sospesa il dramma e la magia dei personaggi di Luigi Pirandello e Franco Scaldati. L'incantesimo inizia dalla platea, improvvisamente “abitata” da silenzi e sguardi pieni di mistero, nella compenetrazione tra la realtà pulsante oltre la quarta parete, con le sue segrete passioni impigliate nella dimensione senza tempo di un eterno, ciclico presente e la società contemporanea: squarciato il velo gli spettatori si specchiano in quegli altri, così simili e loro e insieme perdutamente distanti. Scomparsi quei temerari oltre la ribalta le luci sul palco danno risalto alla voce autorale: nei “Colloqui con i personaggi” lo scrittore (inventore dei “Sei personaggi”) spiega le ragioni preoccupate di una sua possibile rinuncia all'arte nell'incombere della guerra, quell'ansia privata e unanime nell'incombere della tragedia. La risposta è disarmante e racchiude il senso dolceamaro di una poetica conscia del fragile equilibrio fra attimi fuggevoli e forze primordiali e inestinguibili: «Che contano i fatti? Per enormi che siano, sempre fatti sono. Passano. [...] La vita resta, con gli stessi bisogni, con le stesse passioni, per gli stessi istinti, uguale sempre, come se non fosse mai nulla: ostinazione bruta e quasi cieca, che fa pena. La terra è dura, e la vita è di terra». Prologo “necessario” per un viaggio tra frammenti teatrali, atti unici e monologhi dimenticati nei luoghi dell'anima esplorati e descritti con acuta sensibilità dal “figlio del Caos”; la lucida consapevolezza del futuro de “L'uomo dal fiore in bocca” e la rabbia disperata, l'orgogliosa e famelica ricerca d'amore della giovane protagonista di “Sgombero” s'intrecciano però alle apparizioni di “Totò e Vicè”. Clochards per caso e destino, tenere e quasi “beckettiane” incarnazioni delle somme questioni esistenziali sul confine sottile tra vita e sogno, tra strambe avventure e curiose incursioni nell'aldilà i due personaggi nati dall'estro e la fantasia dell'attore e drammaturgo palermitano Franco Scaldati – artista tra i più interessanti e prolifici della scena italiana tra '900 e terzo millennio – percorrono lievi i sentieri della poesia. Un moderno “teatro dell'assurdo” (pensato e scritto in siciliano strettissimo, tradotto in italiano «perché non si perdesse il significato così importante delle parole» sottolinea Randisi) perfettamente incorniciato nel gioco di trasparenze, ombre e improvvise rivelazioni sul filo di un binario sospeso (forse) sul nulla suggerito dalle luci di Maurizio Viani e le scene di Marc'Antonio Brandolini. L'innocenza dei folli – e dei bambini – stempera lo scherzo crudele della morte in uno spazio onirico e quasi metafisico, tra buffe metamorfosi e pindarici voli; in questa ritrovata leggerezza perfino il dolore e il rancore si stemperano nella dolcezza di un ricordo, la figlia “perduta” si ritrova tra le macerie del passato, in vista del definitivo “Sgombero” nell'eco pietosa di una ninna nanna. E l'attesa della condanna per “L'uomo dal fiore in bocca” - magnificamente interpretato da Enzo Vetrano - con il guizzo finale di un'ultima speranza o magari un sorriso beffardo prima della fine sfuma, con tutto il peso di un inconfessabile struggimento, una verità feroce e ineffabile da condividere forse con un estraneo nella sua vertigine sull'ignoto, si dissolve nell'atmosfera ludica e incantata dei due “clowns” di Scaldati, gli ultimi capaci di restituire il gusto della semplicità. Visto il 24/03/2012 a Carbonia (CI) Teatro: Centrale La recensione di Wanda Castelnuovo
Fantasmi
Enzo Vetrano (Palermo 1948) e Stefano Randisi (Palermo 1957) - due grandi attori che da anni approfondiscono e interpretano il teatro pirandelliano tanto da avere meritato con I giganti della montagna il premio “Le Maschere del Teatro Italiano 2011 per il miglior spettacolo di prosa” - si cimentano ora in Fantasmi, un lavoro scritto, recitato e diretto da loro stessi. Visto il 12/12/2011 a Milano (MI) Teatro: Carcano La recensione di Michele Miglionico
"Fantasmi" Non tutti gli avventori se ne accorgono, ma i personaggi sono tra di noi. Si aggirano in platea, con le luci accese, nell'andirivieni del pubblico. Non parlano, ti fissano. Chi fosse stato così distratto da non accorgersi dei loro costumi (di Mela Dell'Erba) se ne accorgerà quando li vedrà salire sul palco, per sparire dietro le quinte.
Un'ottima, semplice idea per veicolare un tema centrale nella ricerca di Luigi Pirandello, pilastro del teatro mondiale a cui in gran parte si affida questo mash-up - per dirla con il linguaggio musicale - che compone quattro opere diverse.
Considerando l'opinione diffusa secondo cui la premiata ditta Vetrano & Randisi porta avanti attualmente le migliori interpretazioni italiane di Pirandello, e considerando la riproposizione di questa ricetta nella nuova stagione, in seguito a un deducibile successo, le aspettative sono alte - e ciò rappresenta spesso un male, con la delusione pronta dietro l'angolo. Nonostante l'esigua durata e il disorientamento dettato dalla prima parte, l'invincibile fascino di Pirandello e le ineccepibili interpretazioni dei veterani del palco possono valere tutto il prezzo del biglietto. Una nota di merito per il cast tecnico, che con un sapiente uso di pochi mezzi evoca bene i diversi scenari - tra cui una suggestiva stazione ferroviaria. Visto il 03/12/2011 a Barletta (BT) Teatro: Curci La recensione di Alessandro Paesano
Tenue, delicato, perfetto.
Uno spettacolo tenue, delicato, pieno d'emozione questo Fantasmi di Enzo Vetrano e Stefano Randisi, che propone, nel pieno rispetto filologico, due atti unici di Pirandello, L'uomo dal fiore in bocca e Sgombero, ai quali i due registi di origini palermitane antepongono, a mo' di cappello, un estratto da Colloqui coi personaggi una novella pubblicata nel Giornale di Sicilia, il 17-18 agosto 1915, giustapponendo questi tre testi pirandelliani con alcuni estratti da Totò e Vicè di Franco Scaldati. 1) Intervista a Vetrano e Randisi, Giornale di Lecco Visto il 30/03/2011 a Roma (RM) Teatro: Valle SEGNALIAMOGLI ANNUNCISPECIALE TURISMOLA NEWSLETTERIL CARTELLONEIN SCENA |