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ROMEO&GIULIETTA. NATI SOTTO CONTRARIA STELLA
Romeo&Giulietta. Nati sotto contraria stella

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LO SPETTACOLO

Autore: William Shakespeare
Regia: Leo Muscato
Genere: tragedia
Compagnia/Produzione: LEART'
Cast: con Ruggero Dondi, Salvatore Landolina, e Marco Gobetti, Giordano Mancioppi e la partecipazione straordinaria di Ernesto Mahieux

Descrizione
Trasformare una delle più tragiche e sicuramente la più famosa delle tragedie di Shakespeare in una commedia, anzi, in qualcosa che faccia ridere, e poi pretendere che lo spettatore esca da teatro senza storcere il naso non è impresa facile.
Ma è proprio questa la straordinarietà dell'impresa che è riuscito a compiere il regista Leo Muscato, regalandoci un magico spettacolo, grazie anche alla sua variegata "Compagnia".
I veri protagonisti dello spettacolo, difatti, non sono i personaggi dell'opera, ma i loro interpreti, un gruppo di comici che si presenta al pubblico per raccontare "la dolorosa storia di Giulietta e del suo Romeo", una storia che già tutti conoscono, ma che i nostri comici sanno raccontare meglio degli altri perché lo fanno osservando il più autentico spirito elisabettiano. Sono tutti uomini, e credono di poter interpretare più personaggi con disinvoltura, anche quelli femminili. Inoltre, sono convinti di saper alternare abilmente il tragico al comico; ma alle volte
Date repliche a cura di
Sara Cardinale
Scheda spettacolo a cura di
Sara Cardinale

LA LOCATION

LUIGI MANCINELLI COMUNALE
c.so Cavour 122 - Orvieto (TR)
Tel: 0763 340422
Email: info@teatromancinelli.it Sito Web: www.teatromancinelli.it


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 31/01/2007 al: 31/01/2007)

LE RECENSIONI


La recensione di Francesco Rapaccioni

Matelica, teatro Piermarini, “Nati sotto contraria stella – Romeo & Giulietta” di Leo Muscato da Shakespeare GLI INNAMORATI, UN ANNO DOPO Riparte per il quarto anni la turnè di “Nati sotto contraria stella – Romeo & Giulietta”prodotto dalla Leart', un'operazione di ri-scrittura curata dal regista Leo Muscato e azzeccata, a conferma, come scriveva Italo Calvino, che un classico è tale perchè non smette mai di dirci quello che ha da dire. Ma solo quando è intelligente l'approccio, riuscendo a dimostrare come, nonostante l'inadeguatezza (voluta) della scenografia, dell'attrezzeria, degli stessi protagonisti, quel testo sia sempre tragico e commovente. Nel più autentico spirito elisabettiano, solo uomini interpretano più parti. Un gruppo eterogeneo (l'unica cosa che li unisce è il non essere adatti alle parti assegnate) di comici girovaghi mette in scena il dramma, mescolando vicende personali, solidarietà ed invidie, alle battute. All'inizio sembra che lo scopo sia destrutturare il testo, più che riscriverlo, farlo a pezzi. Ma la vicenda è raccontata in modo divertente ma al tempo stesso con garbo ed ironia ed il plot riconoscibile. La prima parte dello spettacolo ha più il gusto della battuta immediata e sembra scivolare verso la parodia. Poi all'improvviso tutto cambia. Giulietta ha il tutù come una ballerina di Degas e le alucce come le bambine alle recite scolastiche, ma veste la maglietta della salute ed esibisce la barba bianca, segno della non giovane età di chi la interpreta, un bravissimo Ruggero Dondi. Questa Giulietta non si separa mai dall'ombrellino di plastica rossa (che ricorda la strehleriana protagonista di “Giorni felici”), è così romantica, così estraniata, così convincente e languida, in tale simbiosi e al tempo stesso sideralmente lontana da quello che la circonda, da essere dolorosamente viva e penetrante nel cuore. Grazie a lei tutto diviene suggestione, la balia (Paolo Bessegato), Romeo (Salvatore Landolina), i Capuleti, i Montecchi e gli altri (Marco Gobetti e Giordano Mancioppi). E quella scena fatta di tutto e di niente, come il lenzuolo che diventa balcone. E gli splendidi costumi di Carla Ricotti, così appropriati, perfetti. A testimoniare che il teatro è fatto di idee, di parole. Il filo della narrazione è l'accompagnamento musicale suonato dal vivo dal bravo Alessandro Grazian, che spazia da Mozart (Don Giovanni) alla colonna sonora de “Il tempo delle mele” (Reality, per il primo incontro dei due innamorati, struggente, anche nella dissacrata versione rock per voce e chitarra) a tanto altro suonato con la sola chitarra. È passato un anno rispetto al precedente passaggio a Tolentino da me recensito e sembra non esserci nulla di nuovo, fortunatamente: questo è uno di quegli spettacoli fortunati che si vorrebbero rivedere, ogni tanto. E continuare a ridere e a commuoversi. A sognare. Verificando che le cose non sono cambiate (a volte è un bene che sia così). Rispetto alla stagione precedente c'è oggi Riccardo Zinna, in sostituzione di Ernesto Mahieux ed è un cambiamento non da poco: Mahieux è il classico “comico” che gioca con le parole e con la sua scarsa altezza, su cui è incentrato il personaggio; Zinna propone una Madonna Capuleti ancora in accento napoletano ma che non ironizza più (ovviamente) sulla sua bassezza e che ha i modi e i gesti tipici di Zinna. Per il resto il cast è affiatato e convincente. Il pubblico ride e, immancabilmente, si commuove. Dopo due prove interessanti come le riscritture da Shakespeare e da Ibsen, Leo Muscato, che di recente ha vinto il premio dell'Associazione Nazionale Critici di Teatro, è atteso nel cechoviano Gabbiano prodotto dal Teatro Stabile delle Marche che debutterà in marzo. Visto a Matelica, teatro Piermarini, alla prova generale del 6 febbraio 2008 FRANCESCO RAPACCIONI
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Voto: Voto del Redattore: Francesco Rapaccioni


La recensione di Gianmarco Cesario

Massacrare! Questa è la parola d’ordine della compagnia di scalcagnati artisti che si presenta in scena attorniata da rifiuti ed oggetti di risulta. In realtà si tratta di Artisti con la “A” maiuscola che, provenienti dalle realtà più differenti dello spettacolo italiano (Prosa, Cabaret, Teatro di strada, Musica, Sceneggiata napoletana), sono stati messi insieme dal regista Leo Muscato con la manifesta intenzione di “massacrare”, appunto, il classico dei classici, quel “Romeo e Giulietta” di Shakespeare di cui questa stagione si contano almeno una mezza dozzina di allestimenti, se inseriamo fra questi anche l’adattamento a Musical “MALARIA”. In realtà quanto annunciato è solo una delle tante provocazioni, benigne, di questa messinscena, poiché ben altri sono stati i massacri effettuati ai danni del capolavoro del Bardo, essendo l’adattamento e la regia di Muscato figli di un lavoro di grande onestà intellettuale e rispetto filologico. Si, proprio così, anche se gli interpreti non sono fisicamente quelli che l’immaginario collettivo vorrebbe nei ruoli dei personaggi immortali di Shakespeare, anche se le musiche, suonate egregiamente dal vivo da Dario Buccino, sono un insieme di contaminazioni di canti popolari del repertorio folk italiano e successi pop quali “Il tempo se ne va” di Celentano, “Reality” (dal film “Il tempo delle mele”, qui irresistibile colonna sonora del primo incontro tra i due amanti) o “Don’t worry, be happy”, e anche se Giulietta si affaccia da un balcone costruito con un lenzuolo teso tra due tiranti ed è illuminata da un palloncino che rappresenta la luna, anche se tutto sembra quindi uscire fuori le righe della tradizione, in realtà riporta, nella prima parte, il testo all’antica matrice, quando il suo autore rappresentava le sue opere nel suo Globe ad un pubblico che certamente non era costituito dai raffinati intellettuali che in seguito hanno trasformato un dramma tanto poetico quanto popolare in una tragedia piena di sottotesti spesso chiari solo alla mente dei registi che l’hanno rappresentata. Assistiamo quindi ad un gioco teatrale intelligente e coinvolgente, in cui ogni attore ha almeno tre ruoli da coprire, così Mercuzio e Madonna Capuleti vivono in scena grazie ad un irresistibile Ernesto Mahieux, la balia, petulante e maltrattata, ha il viso pacioso e la straordinaria simpatia di Pier Francesco Loche, patron Capuleti, in elmetto da guerra e palandrana glitterata ha il vigore e l’espressività del bravo Marco Godetti, e Paride, in parrucca bionda e occhiali da sole, è in scena attraverso la metateatrale presenza (e questa volta il termine non è usato impropriamente) di Giordano Mancioppi. Ma, dopo la morte di Mercuzio, così come nel testo originale, il gioco si ferma, per lasciar passo al dolore, alla poesia dei due protagonisti, e loro, il prototipo degli innamorati di tutti tempi, la quintessenza della passione giovanile, il simbolo del candore e della determinazione amorosa, sono interpretati da due gentili signori di mezza età, già, ma poco importa se Salvatore Landolina è un Romeo con occhiali ed incipiente calvizie e Ruggero Dondi (il migliore in scena) è una Giulietta dalla barba canuta, entrambi infatti, ed è questa la magia del Teatro ed il successo dell’operazione di Muscato, ci offrono una rara verosimiglianza espressiva dei loro personaggi e riescono a commuovere anche il pubblico più scettico per la sfortunata sorte dei due amanti. Lo spettacolo coinvolge e convince, per interpretazione, regia, taglio drammaturgico, e quant’alto contribuisce alla sua realizzazione, comprese le belle luci disegnate da Alessandro Verazzi e la geniale creazione di scene e costumi ad opera di Maria Carla Ricotti, ed infatti alla fine il pubblico, dopo aver riso e applaudito per tutta la durata dello spettacolo, attribuisce allo spettacolo un doveroso e meritato successo. E questa volta, ci scommettiamo, mister William se la ride di gusto. Napoli, TEATRO TRIANON 22 Febbraio 2006
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