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 Macbeth - Kill Bill Shakespeare


MACBETH KILL BILL SHAKESPEARE: M.BOGDANOV E Q.TARANTINO…
...QUANDO TEATRO E CINEMA SI INCONTRANO

Il filo conduttore che interseca sia il Macbeth sia i film di Tarantino citati nello spettacolo si articola in alcuni grandi temi: quello del sangue enfatizzato visivamente dalle citazioni cinematografiche tarantiniane; il tema del tradimento, la lealtà e i vari codici d’onore inesorabilmente violati, il tema della vendetta (l’antico proverbio Klingon “la vendetta è un piatto che va servito freddo” è l’incipit di Kill Bill) così forte nel “Macbeth” da muovere all’azione Malcom, Macduff, è forse il motore primo che spinge le streghe/ la strega-sposa imbrattata di sangue nella visione di Bogdanov, a giocare in modo perverso e fatale con il grande signore di Glamis... ; il tema del potere, rappresentato dalla corona, è centrale nel Macbeth ed è centrale anche in tarantino ma nel suo “equivalente” moderno: il denaro. Ma il potere ad ogni costo contiene sempre in sé qualche germe di follia...

L’approfondimento psicologico dei personaggi e l’introspezione (verbale) presente nell’originale shakespiriano è sostituito dalla citazione cinematografica per i singoli personaggi soprattutto a livello visivo con l’uso di costumi immediatamente riconoscibili che riconducono ai diversi personaggi tarantiniani ( e inevitabilmente rimandano alla loro psicologia e background) presenti in “Kill Bill” vol.1 e 2 ma anche in “Pulp Fiction” e ne le “Iene” richiamando ed esplicitando ( ma anche arricchendo “in modernità”) le caratteristiche dei personaggi del “Macbeth” shakespiriano. Lady Macbeth (interpretata da Cristina Fonnesu) è nel contempo O’ Ren e Mia Wallace con tutto ciò che ne consegue. Sappiamo perfettamente chi è O’Ren: è una grande guerriera dei tempi moderni che ha brama di potere, cinica e spietata oltre ogni misura, temuta e rispettata da tutti, capace di qualunque cosa; è anche Mia Wallace moglie del boss Marsellus Wallace drogata e viziata alla ricerca di una qualche emozione forse per spezzare la routine. Non è un caso che il primo ingresso di L. Macbeth avvenga sulle note di “a Battle Without Honor or Humanity”.
Macbeth (interpretato da Daniele Monachella) è una Iena, così come Banquo (interpretato da Antonello Foddis), così come Macduff, sono tutti al servizio del re, i soldati-sicari di un tempo vestono i panni di uomini-sicari dei giorni nostri e nella fattispecie raccontati da Tarantino... Uccidono come niente fosse, era il mestiere del soldato di un tempo, uccidono come niente fosse, tra una dissertazione sui vari hamburger e droghe da sballo, oggi. D’altronde è un mestiere come un altro per i sicari di Tarantino sia delle “Iene” che in “Pulp Fiction” che in “Kill Bill”.
Ma ogni attività ha in linea di massima un suo codice (per quanto assurdo talvolta), delle regole da rispettare (anche i mafiosi hanno un loro preciso e specifico codice d’onore) che qualcuno inevitabilmente tradisce: Macbeth tradisce re Duncan e lo uccide; anche Pei Mei -il grande maestro- rispettato e temuto come un re, il capo dei capi nel mondo dei natural born killers, è tradito e ucciso in modo sleale. “Sangue chiama sangue” ci ricorda Macbeth: niente di più vero per Shakespeare e Tarantino...L’involuzione e la follia di Macbeth sono ben rappresentati nella scena dell’orecchio mozzato e delle torture inflitte al suo prigioniero, citazione dalle “Iene”, la violenza perpetrata fine a se stessa, inflitta per puro piacere sadico.
Il re Pei Mei Duncan (interpretato da Luca Losito) è arrichito di un carattere e di uno spessore in modo ironico da Bogdanov (Pei Mei è un’insopportabile maestro della vecchia scuola samurai, da inizio ad una strage per un involontario mancato saluto nei suoi confronti; Duncan è un amorevole e potente sovrano giusto e leale).
Macduff (interpretato da Emanuele Floris) è pur sempre una “Iena” ma è leale, e non perdona: è come “Kiddo”( Uma Thurman) un killer spietato se necessario, e un figlio è una buona causa per entrambi. Ma combatte secondo le regole; non è un caso che alla fine della pièce uccida Macbeth con la tecnica dell’esplosione del cuore insegnatagli da re Pei Mei Duncan, e insegnata unicamente a lui. Così come nel film “Kill Bill” Pei Mei non insegna a Bill, suo allievo prescelto, questa stessa tecnica, poiché scorge in lui un animo -intuiamo -non consono a possedere una simile conoscenza. Sarà “Kiddo” ad avere questo privilegio.
Malcom (interpretato da Francesca Mossa) incarna insieme entrambi i figli del re Duncan ed è, contrariamente al testo shakespiriano una donna, o meglio una ragazzina-donna, così come il personaggio di “Go- Go” a cui si ispira: giovanissima, braccio destro di O’Ren, spietata e sanguinaria quando necessario. La scelta di avere un Malcom donna è una scelta artistica e d’effetto. La messa alla prova di McDuff da parte di Malcom si realizza con un tentativo di seduzione, una corruzione sessuale, che in modo efficace rappresenta in modo visivo il lungo dialogo tra i due personaggi nell’opera originale.
-La canzone di apertura “Bang Bang -my baby shot me down” racconta di un gioco da ragazzini che poi diventa la vita stessa dei personaggi ricollegandosi in modo geniale nel finale di “Kill Bill 2” chiudendo un cerchio- la canzone introduce il primo ingresso della strega in Macbeth K.B.S. e richiama il gioco. La strega-sposa imbrattata di sangue ha ottenuto dal suo sanguinoso gioco il risultato sperato, la sua vendetta forse... per quale antefatto, ammesso che ce ne sia uno, di cui però, non è dato sapere né da Shakespeare né dalla interpretazione di Malachi Bogdanov.

Il peso del soprannaturale ha meno rilievo rispetto alla (cruda) realtà del mondo ed è di fatto una scelta registica per fini artistici e per sottolineare la più concreta realtà delle cose, spesso non c’è bisogno del soprannaturale per dare origine ad uno scempio, è sufficiente l’azione umana.

Il bosco di Birnam è stato ironicamente rappresentato da tre bonsai (!) e dalla luce verde sullo sfondo dei pannelli, è anche un richiamo al “luogo del combattimento” finale fra “Kiddo” e O’Ren .

Lo stile di M. Bogdanov molto spesso risponde ad un’esigenza di chiarezza del testo shakespiriano di difficile fruizione attraverso l’aiuto di immagini, le quali spesso riassumono lunghe parti di testo, oppure ne esplicitano la forza in senso comico o drammatico oppure in entrambi i modi; ad es. la morte e la pazzia di Lady Macbeth sono raccontate (e riassunte) visivamente nella scena del vassoio colmo di cocaina in cui lei affonda la faccia.

Cristina Fonnesu

SASSARI (SS) TEATRO "G.VERDI" 24 E 25 FEBBRAIO 2006
Autore del commento: danielemonachella