SCENE DA UN MATRIMONIO
LO SPETTACOLO
Autore: I. Bergman Descrizione
Il film, del 1973, racconta come per Marianne e Johan, apparentemente coppia ideale, crollino le illusioni sulle quali si fonda la loro relazione alla rivelazione di un tradimento. Partendo dal tema della delusione e della perdita delle proprie sicurezze, Alessandro D'Alatri rilegge l'opera in chiave contemporanea contestualizzandola alla cultura mediterranea di oggi. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diDaniele Filosi Daniele Filosi LA LOCATION
IL SALTIMBANCO LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Laura Da Prato
Quello che le coppie (non) si dicono.
Sono lontani i tempi in cui Ingmar Bergman scriveva la tragicommedia della medio borghesia svedese, legato alla necessità della serialità televisiva e al bisogno di esternare le proprie frustrazioni e i propri problemi di coppia ( con la moglie Liv Ullman ) trasportandoli nella finzione di una storia di non-amore, o dell’apparente amore, nel 1971. Problemi legati all’annullamento della persona, alla priorità del lavoro rispetto alla famiglia, surclassata ma al tempo stesso presente nell’invadenza dei parenti-serpenti.
E la differenza non è sottile: scene come quelle di una sceneggiatura, ben scritta e assai rigida, che è difficile da abbandonare, essendo divenuta l’abito che gli attori, i protagonisti e membri della coppia portano addosso.
Non è semplice rendere una tematica tanto importante quanto “usurata” nel panorama italiano ( al cinema è uno dei temi prediletti dagli autori nostrani) senza cadere nel banale e nel già visto, ma qui, sulla scena e di fronte ad essa, sembra avvenire una sorta di interiorizzazione della storia, l’empatia tra pubblico e spettacolo è immediata, forse perché i caratteri non sono caricaturali o macchiettistici ( altro rischio dell’adattamento) ma risultano credibili, e, per quanto esista la quarta parete, veri. Visto il 03/12/2011 a Lucca (LJ) Teatro: San Girolamo La recensione di Wanda Castelnuovo
Scene da un matrimonio
Colpisce subito la sobria e pulita scenografia eppure maestosa ed elegante con grandi veli bianchi che costituiscono un tutt’uno avvolgente e protettivo insieme all’ambiente fatto di pochi ed essenziali elementi. Pregna di altri significati simbolici come ad esempio costrizione e chiusura, è comunque liberamente interpretabile a seconda del sentire di ogni spettatore. Certo è che in tale nicchia pare che le emozioni siano quasi raccolte dai veli e restituite intatte in sala. Visto il 22/11/2011 a Milano (MI) Teatro: Piccolo Teatro - Teatro Grassi La recensione di Annalisa Ciuffetelli
Quando la coppia scoppia... ma non troppo! Con Scene da un matrimonio, Federica Di Martino e Daniele Pecci, due dei più bravi attori italiani, diretti da Alessandro D'Alatri, uno dei più apprezzati e completi registi italiani (di cinema, pubblicità e teatro), hanno entusiasmato il folto pubblico del Ridotto del Teatro Comunale. 100 anni fa si usava trasporre cinematograficamente le opere teatrali; in questo caso è stato fatto il contrario: dal film di Bergman del 1973 è stato ricavato questo spettacolo. Ciò non toglie che anche chi non è a conoscenza del diretto ascendente di questa pièce, ne rimane estasiato. Oltre alla trama, l'origine filmica dello spettacolo è stata ricordata anche da un altro aspetto: la proiezione sullo sfondo dei numeri delle scene e dell'"ambiente", cioè il luogo in cui si personaggi si trovavano, proprio come sui copioni cinematografici e proprio come si usava con le didascalie dei film di un secolo fa. Ogni cambio scena è stato accompagnato da delle deliziose melodie suonate con la chitarra acustica. La scenografia era bella: piuttosto stilizzata ed espressionista, ma senza essere perturbante. Sul fondo, un lungo filare di teli bianchi pendeva dal soffitto, con delle aggiunte lungo le quinte che, ad ogni cambio di scena, opportunamente mosse a coprire o svelare un tavolo o un letto (bianchi anche loro), una finestra o una credenza, facevano cambiare identità al luogo: una stanza da letto della casa di città piuttosto che di quella della casa di campagna o una stanza d'ospedale, lo studio di Giovanni piuttosto che una stanza d'albergo.
Il colore di tutto (tranne che dei vestiti dei due personaggi) era il bianco, colore del candore e della sincerità. Quest'ultima parola è uno dei temi portanti della relazione tra Giovanni e Marianna, quella che ripetono, ma che non conoscono. Pur essendo sposati ed avendo due figlie, non hanno una vita propria e frequentano persone delle quali, invece, farebbero volentieri a meno (a cominciare dalle mamme). C'è qualcosa, infatti, che non li convince; daltronde "La mancanza di problemi è di per se un problema". Poi la storia si ribalta. Giovanni, ormai soggetto ad una vita poco consona al suo status sociale, dopo un anno, torna da Marianna. Alla fine è lei che comanda e che è diventata cinica come lo era stato lui; infatti nel presentargli gli atti del divorzio, lo seduce per poi rifiutare la riconciliazione. Il bello e affascinante Danile Pecci è stato letteralmente denudato davanti al folto pubblico femminile accorso ad assistere allo spettacolo e che, evidentemente, ha invidiato Federica Di Martino ed i suoi spasimi. Il cerchio si chiude e la storia tra Giovanni e Marianna riparte. Sotto i riflettori rossi ci sono le offese che si rivolgono l'un l'altro in preda più alla gelosia amorosa che non alla vendetta. Sotto i riflettori blu, invece, nella stanza d'albergo, abbiamo la sorpresa: entrambi si sono sposati e sono diventati amanti! Il ritmo veloce è stato uno dei punti di forza dello spettacolo: il rapido cambiare degli eventi e con esso il passare del tempo, i conseguenti cambi di scena accompagnati frequentemente da cambi d'abito dei personaggi ed infine i veloci scambi di opinioni e di battute hanno caratterizzato in maniera frizzante questa pièce.
Il pubblico era composto sia di donne che di uomini, ma è stata la componente femminile a far sentire la sua voce durante le due ore di spettacolo, non solo ridendo a crepapelle, ma anche ripetendo, quasi per inerzia e sicuramente per la tipica empatia e commozione femminile nei confronti delle storie d'amore, le battute dette dai personaggi. Questa nuova produzione del Teatro Stabile d'Abruzzo, è stata un vero successo: le due serate di replica previste dal cartellone non sono bastate a colmare la curiosità e la fiducia che il pubblico aquilano riversa sul TSA; infatti i biglietti sono andati presto esauriti e si è dovuta organizzare una terza replica. Lo spettacolo è da vedere e rivedere. Lo consiglio a chi ama le storie d'amore a lieto fine, ma anche a chi preferisce le commedie e i bravi attori. Visto il 14/01/2011 a L'Aquila (AQ) Teatro: Comunale - Ridotto SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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