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SCENE DA UN MATRIMONIO
Scene da un matrimonio

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LO SPETTACOLO

Autore: I. Bergman
Regia: Alessandro D'Alatri
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Teatro Stabile d'Abruzzo
Cast: Daniele Pecci, Federica Di Martino

Descrizione
Il film, del 1973, racconta come per Marianne e Johan, apparentemente coppia ideale, crollino le illusioni sulle quali si fonda la loro relazione alla rivelazione di un tradimento. Partendo dal tema della delusione e della perdita delle proprie sicurezze, Alessandro D'Alatri rilegge l'opera in chiave contemporanea contestualizzandola alla cultura mediterranea di oggi.
Date repliche a cura di
Daniele Filosi
Scheda spettacolo a cura di
Daniele Filosi

LA LOCATION

IL SALTIMBANCO
Via San Domenico Savio, 20 - Santeramo In Colle (BA)
Tel: 3923340850
Email: ilsaltimbanco@gmail.com Sito Web: www.ilsaltimbanco.org


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

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LE RECENSIONI


La recensione di Laura Da Prato

Quello che le coppie (non) si dicono.

Sono  lontani i tempi in cui Ingmar Bergman scriveva la tragicommedia della medio borghesia svedese, legato alla necessità della serialità televisiva e al bisogno di esternare le proprie frustrazioni e i propri problemi di coppia ( con la moglie Liv Ullman ) trasportandoli nella finzione di una storia di non-amore, o dell’apparente amore, nel 1971. Problemi legati all’annullamento della persona, alla priorità del lavoro rispetto alla famiglia, surclassata ma al tempo stesso presente nell’invadenza dei parenti-serpenti.
Eppure, aggiornando quelle vicende ai nostri tempi e agli anni duemila, poco cambia.
Stesse problematiche, stessi modelli di umanità. Scene da un matrimonio, appunto. Non di una vita felice con le persone che ami.

E la differenza non è sottile: scene come quelle di una sceneggiatura, ben scritta e assai rigida, che è difficile da abbandonare, essendo divenuta l’abito che gli attori, i protagonisti e membri della coppia portano addosso.
La struttura dello spettacolo, per l’adattamento teatrale di Alessandro D’Alatri, è proprio quella di uno script, con le scene ben distinte e numerate per spazio e luogo: questi ultimi poco influenti, sembrerebbe, statici e amorfi, perché divenuti tanto apatici quanto le persone che vi abitano; permeati da un bianco totale e squarciati quasi letteralmente dai colori che provengono dall’esterno o dalle emozioni manifeste dei personaggi.
Federica di Martino veste i panni di Marianna, moglie e mamma, assistente in uno studio legale che si occupa di divorzi, e, per la pena del contrappasso,  finge una idilliaca situazione coniugale rinnegando ogni problema e forse anche il proprio es; Daniele Pecci invece è Giovanni, figura egoista ed egocentrica per eccellenza, l’uomo tutto di un pezzo che parte ( e torna) dal bisogno di soddisfazione del suo io, dimenticandosi persino della presenza ( assenza in questo caso, non appaiono mai sulla scena) dei propri figli e del rispetto per la moglie. Ma si presentano come la coppia perfetta, che non ha difficoltà ad andare avanti dopo anni: i due si vantano di non aver mai litigato, sono insomma una coppia che ( pretende di ) sa capire e capirsi.

Non è semplice rendere una tematica tanto importante quanto “usurata” nel panorama italiano ( al cinema è uno dei temi prediletti dagli autori nostrani) senza cadere nel banale e nel già visto, ma qui, sulla scena e di fronte ad essa, sembra avvenire una sorta di interiorizzazione della storia, l’empatia tra pubblico e spettacolo è immediata, forse perché i caratteri non sono caricaturali o macchiettistici ( altro rischio dell’adattamento) ma risultano credibili, e, per quanto esista la quarta parete, veri.
Qua e là c’è tempo e spazio per brevi risate, se pur amare, che creano quel clima di familiarità con qualcosa che forse ci ha sfiorato, o abbiamo vissuto, o addirittura stiamo vivendo.
Va detto che la seconda parte del racconto rischia di (s)cadere nel melodramma squisitamente italiano della tragedia lacrimevole, con lo split-up completo della coppia, che ha preso finalmente coscienza della propria inadeguatezza e delle reciproche frustrazioni, ma riesce a non “darsi troppa importanza” declinando il dramma con un happy ending agrodolce.
 

Visto il 03/12/2011 a Lucca (LJ) Teatro: San Girolamo

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Voto: Voto del Redattore: Laura Da Prato


La recensione di Wanda Castelnuovo

Scene da un matrimonio

Colpisce subito la sobria e pulita scenografia eppure maestosa ed elegante con grandi veli bianchi che costituiscono un tutt’uno avvolgente e protettivo insieme all’ambiente fatto di pochi ed essenziali elementi. Pregna di altri significati simbolici come ad esempio costrizione e chiusura, è comunque liberamente interpretabile a seconda del sentire di ogni spettatore. Certo è che in tale nicchia pare che le emozioni siano quasi raccolte dai veli e restituite intatte in sala.
Questo il biglietto da visita della pièce “Scene da un matrimonio” tratta dall’omonimo e indimenticabile film del 1973 di Ingmar Bergman - in cui il regista svedese ha raccontato la sua crisi matrimoniale con Livv Ulmann - e realizzata dal Teatro Stabile d’Abruzzo quale prima produzione dopo il tragico terremoto.
E al riguardo proprio il giorno della prima, il 22 novembre, è stata inaugurata nel foyer del Teatro Grassi una mostra fotografica di Roberto Grillo “6 aprile 2009 L’Aquila Fotografie di un terremoto” per non dimenticare.
Ceneri di un matrimonio e ceneri del terremoto terribile! Ricordo un viaggio in una L’Aquila vuota, spettrale e gravemente lacerata nel silenzio delle strutture e di chi la visitava per descrivere un dolore immenso insieme ai primi bagliori di una ripresa.
In sintesi un parallelismo tra la tragedia del terremoto e quella della dolorosa dinamica dello sgretolarsi del rapporto di coppia, quasi un’allegoria scelta da Alessandro D’Alatri per ridare vita al Teatro Stabile con queste pennellate di dolori, rammarichi e sprazzi di luce che si dipanano attraverso le dieci scene.
Certo l’incipit con una felicità e una serenità dichiarate non lascia presagire il prosieguo.
Si può tuttavia da subito cogliere in tale storia (rivisitata in chiave attuale) una sottomessa dedizione della donna all’uomo e di entrambi al tran tran di una vita fatta dei soliti eventi, incontri e appuntamenti. Un’esistenza che rischia di diventare monotonia se non prigione per l’incapacità di sapere godere dei vari momenti trovandovi ogni volta sfumature diverse o di modificarli laddove se ne scoprano elementi non graditi.
Impossibilità di ribellarsi a una vita il cui tranquillo scorrere diventa un’onda anomala che finirà con il travolgere Marianne e Johan e anche le due figlie che non compaiono mai nelle scene: vite raccontate che fin dall’infanzia scoprono ‘il male di vivere’.
Tutto composto e controllato salvo per qualche reazione ‘impazzita’ subito ‘domata’ secondo quanto impongono le regole della borghesia che, se da una parte detta sante norme di buona convivenza, dall’altra non deve arrivare a soffocare i singoli ego né trasformarsi in una rete da cui è impossibile liberarsi.
Il tutto ben reso dai due bravi protagonisti che riescono a tingere di divertente e ironica tenerezza le problematiche (più razionalmente vissute nella versione filmica) complici anche gli intermezzi musicali affidati alla chitarra di Franco Mussida, cofondatore della Premiata Forneria Marconi, al suo debutto come autore di brani per il teatro.
Uno spettacolo che ha la possibilità di diventare perfetto con Daniele Pecci convincentissimo interprete e Federica Di Martino brava, ma che comunque potrebbe dare ancora di più.
Una pièce da vedere e rivedere per la pluralità e le diverse sfumature dei temi trattati.

Visto il 22/11/2011 a Milano (MI) Teatro: Piccolo Teatro - Teatro Grassi

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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Annalisa Ciuffetelli

Quando la coppia scoppia... ma non troppo!

Con Scene da un matrimonio, Federica Di Martino e Daniele Pecci, due dei più bravi attori italiani, diretti da Alessandro D'Alatri, uno dei più apprezzati e completi registi italiani (di cinema, pubblicità e teatro), hanno entusiasmato il folto pubblico del Ridotto del Teatro Comunale.

100 anni fa si usava trasporre cinematograficamente le opere teatrali; in questo caso  è stato fatto il contrario: dal film di Bergman del 1973 è stato ricavato questo spettacolo. Ciò non toglie che anche chi non è a conoscenza del diretto ascendente di questa pièce, ne rimane estasiato. Oltre alla trama, l'origine filmica dello spettacolo è stata ricordata anche da un altro aspetto: la proiezione sullo sfondo dei numeri delle scene e dell'"ambiente", cioè il luogo in cui si personaggi si trovavano, proprio come sui copioni cinematografici e proprio come si usava con le didascalie dei film di un secolo fa.

Ogni cambio scena è stato accompagnato da delle deliziose melodie suonate con la chitarra acustica.

La scenografia era bella: piuttosto stilizzata ed espressionista, ma senza essere perturbante. Sul fondo, un lungo filare di teli bianchi pendeva dal soffitto, con delle aggiunte lungo le quinte che, ad ogni cambio di scena, opportunamente mosse a coprire o svelare un tavolo o un letto (bianchi anche loro), una finestra o una credenza, facevano cambiare identità al luogo: una stanza da letto della casa di città piuttosto che di quella della casa di campagna o una stanza d'ospedale, lo studio di Giovanni piuttosto che una stanza d'albergo.

Il colore di tutto (tranne che dei vestiti dei due personaggi) era il bianco, colore del candore e della sincerità. Quest'ultima parola è uno dei temi portanti della relazione tra Giovanni e Marianna, quella che ripetono, ma che non conoscono. Pur essendo sposati ed avendo due figlie, non hanno una vita propria e frequentano persone delle quali, invece, farebbero volentieri a meno (a cominciare dalle mamme). C'è qualcosa, infatti, che non li convince; daltronde "La mancanza di problemi è di per se un problema".
Giovanni, bello, cinico ed egoista, sembra non farci caso, ma Marianna sì. Tutto va avanti finchè il bel quarantenne non la tradisce con una ventenne. Marianna è delusa, ma è talmente abituata a fare la brava mamma (nonostante sia un avvocato) che finisce per accettare il fatto che lui l'abbandoni.

Poi la storia si ribalta. Giovanni, ormai soggetto ad una vita poco consona al suo status sociale, dopo un anno, torna da Marianna. Alla fine è lei che comanda e che è diventata cinica come lo era stato lui; infatti nel presentargli gli atti del divorzio, lo seduce per poi rifiutare la riconciliazione. Il bello e affascinante Danile Pecci è stato letteralmente denudato davanti al folto pubblico femminile accorso ad assistere allo spettacolo e che, evidentemente, ha invidiato Federica Di Martino ed i suoi spasimi.

Il cerchio si chiude e la storia tra Giovanni e Marianna riparte. Sotto i riflettori rossi ci sono le offese che si rivolgono l'un l'altro in preda più alla gelosia amorosa che non alla vendetta. Sotto i riflettori blu, invece, nella stanza d'albergo, abbiamo la sorpresa: entrambi si sono sposati e sono diventati amanti!

Il ritmo veloce è stato uno dei punti di forza dello spettacolo: il rapido cambiare degli eventi e con esso il passare del tempo, i conseguenti cambi di scena accompagnati frequentemente da cambi d'abito dei personaggi ed infine i veloci scambi di opinioni e di battute hanno caratterizzato in maniera frizzante questa pièce. 

Il pubblico era composto sia di donne che di uomini, ma è stata la componente femminile a far sentire la sua voce durante le due ore di spettacolo, non solo ridendo a crepapelle, ma anche ripetendo, quasi per inerzia e sicuramente per la tipica empatia e commozione femminile nei confronti delle storie d'amore, le battute dette dai personaggi.
La pièce, infatti, è stata a dir poco completa: divertente e sentimentale, ma anche commovente; quindi toccante in ogni senso.

Questa nuova produzione del Teatro Stabile d'Abruzzo, è stata un vero successo: le due serate di replica previste dal cartellone non sono bastate a colmare la curiosità e la fiducia che il pubblico aquilano riversa sul TSA; infatti i biglietti sono andati presto esauriti e si è dovuta organizzare una terza replica.

Lo spettacolo è da vedere e rivedere. Lo consiglio a chi ama le storie d'amore a lieto fine, ma anche a chi preferisce le commedie e i bravi attori.

Visto il 14/01/2011 a L'Aquila (AQ) Teatro: Comunale - Ridotto

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Voto: Voto del Redattore: Annalisa Ciuffetelli

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