IL BERRETTO A SONAGLI
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 3
LO SPETTACOLO
Autore: Luigi Pirandello Descrizione
Pirandello definiva Il berretto a sonagli “una commedia nata e non scritta”: in altri termini viva, non costruita, a sottolineare il contrasto tra il sotterraneo fluire dei sentimenti e la rigidità delle forme che li imprigionano, tra verità e finzione. Contrasto che trova nello scrivano Ciampa, personaggio in apparenza grottesco ma in realtà straziante, una delle espressioni più moderne di tutta la galleria degli “eroi” pirandelliani. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diLa Redazione La Redazione LA LOCATION
IL PICCOLO LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Wanda Castelnuovo
Il berretto a sonagli
Un invito finale a ‘passare parola’ per portare gente a teatro: questa l’accorata conclusione di Sebastiano Lo Monaco alla fine dell’impegnativa interpretazione dello scrivano Ciampa, figura emblematica del teatro pirandelliano e di una società che imbriglia, lega e costringe in nome di un perbenismo figlio unico di un’ipocrisia ancora trionfante oggi, anche se con sfaccettature diverse. Visto il 11/11/2011 a Milano (MI) Teatro: Carcano La recensione di Gianmarco Cesario
Un berretto dai rumorosi sonagli Affrontare i classici è sempre lavoro di non facile attuazione. Il rischio del confronto con allestimenti di storica rilevanza artistica, l’affannosa ricerca di una chiave di lettura originale o per lo meno non banale, o, ancora, l’importanza di dare un senso alla rappresentazione tanto da non farla risultare uno spettacolo di piatta routine, sono spesso la contropartita che registi e produttori devono pagare, infatti, per aver scelto testi che nei cartelloni stimolano più facilmente l’appetito di un pubblico sempre più anoressico nei confronti del nuovo, soprattutto in teatro. “Il Berretto a Sonagli”, nella fattispecie, è uno dei testi più rappresentati di Pirandello, che risulta tra gli autori più “saccheggiati” dall’ attualmente povera (soprattutto di idee) industria teatrale, ed ora, ad oltre tre lustri dal precedente allestimento, il siciliano purosangue Sebastiano Lo Monaco riveste ancora una volta i panni di Ciampa, rimettendo in scena la regia che allora fu di Mauro Bolognini. In una scenografia che rappresenta, anziché un tradizionale interno occlusivo (che evocherebbe anche una certa oppressione socio-psicologica ben denunciata dal dramma), un ridente terrazzino siciliano, Beatrice Fiorica(l’attrice Maria Rosaria Carli), accavallando le gambe sotto il cocente sole siciliano fra un urletto ed una macchinazione da regina Grimilde di ”disneiana” memoria, compie il suo disegno di vendetta nei confronti del marito, sospetto fedigrafo, e della di lui ipotetica amante, sposa dello povero scrivano Ciampa, il tutto con l’ accompagnamento musicale di una colonna sonora ingombrante ed in alcuni casi poco attinente. Ma tutto ciò non è il peggio. Quello su cui non riusciamo assolutamente a tacere è la scelta di una comicità ai limiti del peggior cabaret televisivo contemporaneo, della cui responsabilità non sappiamo se imputare il regista Bolognini o Lo Monaco. Non è possibile, comunque, rimanere insensibili alle battute che Fifì la Bella (Claudio Mazzenga) è costretto a reiterare per rendere una comicità di facile presa ma di dubbia qualità, o alle continue allusioni sulla sua stoltezza da parte di quasi tutti i personaggi, tanto da renderlo lo sciocco del villaggio. E soprattutto è assolutamente inaccettabile la quantità di tic con cui vengono interpretati i tre personaggi maschili, tic che hanno il loro culmine del balletto che sempre Fifì si trova a ballare inconsapevolmente con Ciampa, con successiva, inconcepibile, allusione alle gemelle Kessler. Non siamo per un teatro filologico, né tantomeno per un unicità interpretativa di un testo teatrale, ma è indubbio che certe operazioni di cosiddetto svecchiamento vadano fatte con gusto ed a ragion veduta. A nulla serve il discorso che dopo i saluti finali Lo Monaco sceglie di fare al pubblico in sala, ricordando di come Pirandello, secondo quanto avrebbe riportato la buonanima di Donna Paola Borboni, avesse accettato i lazzi con cui si erano esibiti i fratelli De Filippo in occasione della messinscena del medesimo dramma, in barba ai critici puristi: quella era ben altra storia, non giustifica l’operazione, e poi, come si dice? “excusatio non petita, accusatio manifesta”.Visto il 25/11/2009 a Napoli (NA) Teatro: Acacia La recensione di Wanda Castelnuovo
IL BERRETTO A SONAGLI Ha debuttato il 20 ottobre al Teatro Nuovo di Milano (e resterà in cartellone fino al 1° novembre) l’ennesima versione di uno dei più famosi drammi di Luigi Pirandello (Agrigento 1867 - Roma 1936). Molto amato dal pubblico, “Il berretto a sonagli” lo è anche dai grandi attori che hanno sempre visto in Ciampa un personaggio dalle mille sottili sfaccettature con cui misurarsi al culmine della maturità artistica, fornendo spesso interpretazioni indimenticabili. Il testo pirandelliano nella sua linearità è fra quelli che più fanno riflettere e nell’apparente levità analizza con amarezza la società, condannando con durezza il ‘perbenismo delle apparenze’ che non condanna ‘il peccato’, ma chi lo denuncia. ‘Lo scandalo’ è il perno della parte pubblica del dramma: lo cerca la moglie - tradita secondo le voci del paese - il personaggio più moderno dell’ambiente in cui vive, ed è il motivo per cui la donna viene condannata dalla madre e dal fratello che si sentono messi all’indice per quanto avvenuto. Il perbenismo imperante infatti non ammette atteggiamenti e azioni che possano scalfirne la levigata superficie: qualsiasi scalfittura porterebbe al crollo del castello di apparenze a meno che chi la provoca non sia dichiaratamente ‘fuori’ dal contesto. Interessante nella sua marginalità la figura dell’anziana domestica - voce di una cultura semplice, legata agli insegnamenti della Chiesa - attraverso cui l’autore denuncia la connivenza dell’istituzione ecclesiale con la società delle apparenze. La figura di Ciampa emerge nettamente per la profonda e commovente umanità del suo dramma anche privato: uomo del popolo, ricco di saggezza, ha individuato i limiti della società e vi si è ricavato una nicchia in cui poter vivere e difendere il proprio amore per la moglie. Ha elaborato una sua filosofia (le due corde comportamentali che ognuno di noi ha) che altro non è se non la saggezza di agire in modo da non essere emarginato. È a Ciampa (uomo reale in un mondo di figurine) che Pirandello affida il suo grido di denuncia nell’amaro finale. Ottima e molto affiatata la compagnia in cui svetta l’interpretazione di Sebastiano Lo Monaco, un Ciampa più giovane di quanto siamo abituati a vedere, ma più rispondente al testo e consono al dramma personale di cui è vittima. L’attore ha reso ottimamente questo personaggio solo in apparenza grottesco, senza eccessi e senza quelle sbavature verso una facile comicità che purtroppo coinvolgono gli altri interpreti (salvo l’anziana domestica). Scorrevole la regia di Mauro Bolognini cui peraltro vanno addebitati alcuni passaggi alla ricerca di una troppo facile risata. Dramma attualissimo, ora e sempre perché sono mutate e muteranno alcune chiavi di lettura, ma una società caratterizzata dal ‘perbenismo dell’apparenza’ esiste ed esisterà specialmente in epoche in cui alcuni valori paiono essere messi in sordina e i falsi miti della ricchezza e del potere assurgono a valori. E allora per non divenire ‘soggetto di scandalo’ non resta che usare la ‘chiave civile’ del Ciampa o indossare il ‘berretto a sonagli’.Visto il 20/10/2009 a Milano (Mi) Teatro: Nuovo La recensione di Elena Aggius Vella
Ne “Il berretto a sonagli”,come in molte altri suoi capolavori,Pirandello fa si che la gelosia sia la causa della distruzione della famiglia.
La vicenda si svolge nella provincia siciliana;la moglie(Beatrice Fiorica) di un rispettabile notaio scopre che suo marito la tradisce con la moglie di un suo dipendente(Ciampa).
Beatrice vuole vendicare il disonore portatole dal marito.
Ma il suo piano non le porterà la rivalsa da lei sperata;infatti nella sua vendetta Beatrice non aveva pensato a Ciampa(che pur sapendo tutto stava zitto per evitare l'irreparabile).
Così Ciampa si trova messo in ridicolo davanti a tutto il paese ,come se avesse un berretto a sonagli calcato in testa;l'unico modo per riaquistare rispettabilità è far passare per pazza Beatrice.
Anche in quest'opera l'umorismo pirandelliano tocca alti livelli,la risata è assicurata ma “il sentimento del contrario“lascia l'amaro in bocca.
La tipica risata liberatoria, proposta più volte da Pirandello ,è recitata magistralmente da Beatrice ,prima ,e da Ciampa, dopo,
In conclusione:bravissimi tutti gli attori,da mettere in evidenza il conosciutissimo Lo Monaco che,come direbbe Pirandello,si è trasformato nel personaggio.
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