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IL BERRETTO A SONAGLI
Il berretto a sonagli

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ho visto lo spettacolo al Teatro Verdi di Pisa venerdì 20 gennaio. Bellissimo. Sebastiano Lo Monaco è strepitoso e con lui tutta la compagnia. ...

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LO SPETTACOLO

Autore: Luigi Pirandello
Regia: Mauro Bolognini, ripresa da Sebastiano Lo Monaco
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: SiciliaTeatro
Cast: Sebastiano Lo Monaco, Maria Rosaria Carli e Clelia Piscitello, Rosario Petix, Franca Maresa, Benedetta Borciani e con Claudio Mazzenga, con la partecipazione di Viviana Larice

Descrizione
Pirandello definiva Il berretto a sonagli “una commedia nata e non scritta”: in altri termini viva, non costruita, a sottolineare il contrasto tra il sotterraneo fluire dei sentimenti e la rigidità delle forme che li imprigionano, tra verità e finzione. Contrasto che trova nello scrivano Ciampa, personaggio in apparenza grottesco ma in realtà straziante, una delle espressioni più moderne di tutta la galleria degli “eroi” pirandelliani.
Date repliche a cura di
La Redazione
Scheda spettacolo a cura di
La Redazione

LA LOCATION

IL PICCOLO
Piazzale Tecchio 3 - Napoli (NA)
Tel: 081 5932381
Fax: 081 5932381
Email: info@teatroilpiccolonapoli.it Sito Web: www.teatroilpiccolonapoli.it


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Stagione precedente o non previste repliche al momento

LE RECENSIONI


La recensione di Wanda Castelnuovo

Il berretto a sonagli

Un invito finale a ‘passare parola’ per portare gente a teatro: questa l’accorata conclusione di Sebastiano Lo Monaco alla fine dell’impegnativa interpretazione dello scrivano Ciampa, figura emblematica del teatro pirandelliano e di una società che imbriglia, lega e costringe in nome di un perbenismo figlio unico di un’ipocrisia ancora trionfante oggi, anche se con sfaccettature diverse.
Al di là della considerazione di sé scherzosamente enfatizzata, ma legittima per un lavoro interpretato con estrema serietà e impegno e che dà adito comunque a riflessioni, discussioni e approfondimenti diversi (sale e piacere del teatro anche per chi conosce e ha già visto altre versioni dello stesso spettacolo), restano il rilievo doloroso e l’amarezza per la necessità di questo invito ripetuto e frequente da parte di molti protagonisti teatrali tanto da essere divenuto un triste coro. Sintomo e dimostrazione della mancata volontà di una società che avrebbe i numeri per ribellarsi all’omologazione dettata da becere trasmissioni televisive, ma trova più facile seguire la corrente delle false sicurezze imposte da interessi commerciali che di morale non riescono neanche ad avere la maschera.
Allora perché andare a teatro con il rischio di scoprire che si può ragionare vedendo messe in gioco o addirittura sconvolte le proprie comode certezze? o ancora di sovvertire l’obbligo di mostrarsi aggiornati sulle ultime gesta o atteggiamenti di falsi eroi costruiti dal niente e sul niente, cumuli di menzogne tenuti insieme dalle menzogne omertose di quei tutti i quali temono di guardarsi dentro?
Apparire ed essere oggi, ieri e sempre con tutti i comportamenti e le maschere che ne conseguono, questo l’eterno e affascinante percorso dell’uomo: di Pirandello dalla situazione familiare e sociale tinta di problematiche e obblighi cogenti, di Ciampa ‘becco’ di turno, vittima e aguzzino della pièce e di ciascuno di noi che crede di essere libero ed è invece stritolato dai vari ‘boa constrictor’ della società odierna apparentemente più disinibita, ma schiava a volte di una falsa emancipazione.
Profumo di arance - o meglio di quegli agrumi (tra cui le famose ‘lumìe’) per cui la Sicilia deve un grazie agli Arabi che ve li hanno portati - nell’affascinante ed essenziale scenografia di questo spettacolo cui è sempre un piacere assistere per le infinite possibili interpretazioni che già si sono manifestate durante la prima controversa messa in scena.
Pirandello scrive nel 1916 Il berretto a sonagli con il titolo ‘A birritta cu ‘i ciancianeddi per l’attore Angelo Musco il quale, preparandosi alla ‘prima’ del 1917, ne vuole privilegiare oltre a una maggiore brevità le tonalità comiche invece di quelle paradossali dell’esistere indicate dall’autore.
Modifiche riprese nel 1918 da Pirandello nella versione italiana la cui prima rappresentazione nel 1923 non riscuote molti consensi.
Il successo inizierà con le recite a Milano e da allora molti grandi attori si sono cimentati nel complesso ruolo di Ciampa (assertore di una filosofia basata sull’esistenza in ciascuno di tre corde: la seria, la civile e la pazza) oggi di Lo Monaco il quale, sfumando verso il paradossale, evidenzia ottimamente il suo ruolo primario che nella versione originale era di Beatrice, la moglie sdegnata e simbolo della possibilità di dire la verità... solo indossando il ‘berretto a sonagli’ della pazzia.
Così si ricompone la ‘normalità’ sociale con la salvaguardia della rispettabilità di tutti, evitando delitti d’onore, discredito e vergogna e continuando a fingere insieme agli altri personaggi ben rappresentati dal valido e coeso gruppo di attori.

Visto il 11/11/2011 a Milano (MI) Teatro: Carcano

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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Gianmarco Cesario

Un berretto dai rumorosi sonagli

Affrontare i classici è sempre lavoro di non facile attuazione. Il rischio del confronto con allestimenti di storica rilevanza artistica, l’affannosa ricerca di una chiave di lettura originale o per lo meno non banale, o, ancora, l’importanza di dare un senso alla rappresentazione tanto da non farla risultare uno spettacolo di piatta routine, sono spesso la contropartita che registi e produttori devono pagare, infatti, per aver scelto testi che nei cartelloni stimolano più facilmente l’appetito di un pubblico sempre più anoressico nei confronti del nuovo, soprattutto in teatro. “Il Berretto a Sonagli”, nella fattispecie, è uno dei testi più rappresentati di Pirandello, che risulta tra gli autori più “saccheggiati” dall’ attualmente povera (soprattutto di idee) industria teatrale, ed ora, ad oltre tre lustri dal precedente allestimento, il siciliano purosangue Sebastiano Lo Monaco riveste ancora una volta i panni di Ciampa, rimettendo in scena la regia che allora fu di Mauro Bolognini. In una scenografia che rappresenta, anziché un tradizionale interno occlusivo (che evocherebbe anche una certa oppressione socio-psicologica ben denunciata dal dramma), un ridente terrazzino siciliano, Beatrice Fiorica(l’attrice Maria Rosaria Carli), accavallando le gambe sotto il cocente sole siciliano fra un urletto ed una macchinazione da regina Grimilde di ”disneiana” memoria, compie il suo disegno di vendetta nei confronti del marito, sospetto fedigrafo, e della di lui ipotetica amante, sposa dello povero scrivano Ciampa, il tutto con l’ accompagnamento musicale di una colonna sonora ingombrante ed in alcuni casi poco attinente. Ma tutto ciò non è il peggio. Quello su cui non riusciamo assolutamente a tacere è la scelta di una comicità ai limiti del peggior cabaret televisivo contemporaneo, della cui responsabilità non sappiamo se imputare il regista Bolognini o Lo Monaco. Non è possibile, comunque, rimanere insensibili alle battute che Fifì la Bella (Claudio Mazzenga) è costretto a reiterare per rendere una comicità di facile presa ma di dubbia qualità, o alle continue allusioni sulla sua stoltezza da parte di quasi tutti i personaggi, tanto da renderlo lo sciocco del villaggio. E soprattutto è assolutamente inaccettabile la quantità di tic con cui vengono interpretati i tre personaggi maschili, tic che hanno il loro culmine del balletto che sempre Fifì si trova a ballare inconsapevolmente con Ciampa, con successiva, inconcepibile, allusione alle gemelle Kessler. Non siamo per un teatro filologico, né tantomeno per un unicità interpretativa di un testo teatrale, ma è indubbio che certe operazioni di cosiddetto svecchiamento vadano fatte con gusto ed a ragion veduta. A nulla serve il discorso che dopo i saluti finali Lo Monaco sceglie di fare al pubblico in sala, ricordando di come Pirandello, secondo quanto avrebbe riportato la buonanima di Donna Paola Borboni, avesse accettato i lazzi con cui si erano esibiti i fratelli De Filippo in occasione della messinscena del medesimo dramma, in barba ai critici puristi: quella era ben altra storia, non giustifica l’operazione, e poi, come si dice? “excusatio non petita, accusatio manifesta”.

Visto il 25/11/2009 a Napoli (NA) Teatro: Acacia

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Voto: Voto del Redattore: Gianmarco Cesario


La recensione di Wanda Castelnuovo

IL BERRETTO A SONAGLI

Ha debuttato il 20 ottobre al Teatro Nuovo di Milano (e resterà in cartellone fino al 1° novembre) l’ennesima versione di uno dei più famosi drammi di Luigi Pirandello (Agrigento 1867 - Roma 1936). Molto amato dal pubblico, “Il berretto a sonagli” lo è anche dai grandi attori che hanno sempre visto in Ciampa un personaggio dalle mille sottili sfaccettature con cui misurarsi al culmine della maturità artistica, fornendo spesso interpretazioni indimenticabili. Il testo pirandelliano nella sua linearità è fra quelli che più fanno riflettere e nell’apparente levità analizza con amarezza la società, condannando con durezza il ‘perbenismo delle apparenze’ che non condanna ‘il peccato’, ma chi lo denuncia. ‘Lo scandalo’ è il perno della parte pubblica del dramma: lo cerca la moglie - tradita secondo le voci del paese - il personaggio più moderno dell’ambiente in cui vive, ed è il motivo per cui la donna viene condannata dalla madre e dal fratello che si sentono messi all’indice per quanto avvenuto. Il perbenismo imperante infatti non ammette atteggiamenti e azioni che possano scalfirne la levigata superficie: qualsiasi scalfittura porterebbe al crollo del castello di apparenze a meno che chi la provoca non sia dichiaratamente ‘fuori’ dal contesto. Interessante nella sua marginalità la figura dell’anziana domestica - voce di una cultura semplice, legata agli insegnamenti della Chiesa - attraverso cui l’autore denuncia la connivenza dell’istituzione ecclesiale con la società delle apparenze. La figura di Ciampa emerge nettamente per la profonda e commovente umanità del suo dramma anche privato: uomo del popolo, ricco di saggezza, ha individuato i limiti della società e vi si è ricavato una nicchia in cui poter vivere e difendere il proprio amore per la moglie. Ha elaborato una sua filosofia (le due corde comportamentali che ognuno di noi ha) che altro non è se non la saggezza di agire in modo da non essere emarginato. È a Ciampa (uomo reale in un mondo di figurine) che Pirandello affida il suo grido di denuncia nell’amaro finale. Ottima e molto affiatata la compagnia in cui svetta l’interpretazione di Sebastiano Lo Monaco, un Ciampa più giovane di quanto siamo abituati a vedere, ma più rispondente al testo e consono al dramma personale di cui è vittima. L’attore ha reso ottimamente questo personaggio solo in apparenza grottesco, senza eccessi e senza quelle sbavature verso una facile comicità che purtroppo coinvolgono gli altri interpreti (salvo l’anziana domestica). Scorrevole la regia di Mauro Bolognini cui peraltro vanno addebitati alcuni passaggi alla ricerca di una troppo facile risata. Dramma attualissimo, ora e sempre perché sono mutate e muteranno alcune chiavi di lettura, ma una società caratterizzata dal ‘perbenismo dell’apparenza’ esiste ed esisterà specialmente in epoche in cui alcuni valori paiono essere messi in sordina e i falsi miti della ricchezza e del potere assurgono a valori. E allora per non divenire ‘soggetto di scandalo’ non resta che usare la ‘chiave civile’ del Ciampa o indossare il ‘berretto a sonagli’.

Visto il 20/10/2009 a Milano (Mi) Teatro: Nuovo

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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Elena Aggius Vella

Ne “Il berretto a sonagli”,come in molte altri suoi capolavori,Pirandello fa si che la gelosia sia la causa della distruzione della famiglia. La vicenda si svolge nella provincia siciliana;la moglie(Beatrice Fiorica) di un rispettabile notaio scopre che suo marito la tradisce con la moglie di un suo dipendente(Ciampa). Beatrice vuole vendicare il disonore portatole dal marito. Ma il suo piano non le porterà la rivalsa da lei sperata;infatti nella sua vendetta Beatrice non aveva pensato a Ciampa(che pur sapendo tutto stava zitto per evitare l'irreparabile). Così Ciampa si trova messo in ridicolo davanti a tutto il paese ,come se avesse un berretto a sonagli calcato in testa;l'unico modo per riaquistare rispettabilità è far passare per pazza Beatrice. Anche in quest'opera l'umorismo pirandelliano tocca alti livelli,la risata è assicurata ma “il sentimento del contrario“lascia l'amaro in bocca. La tipica risata liberatoria, proposta più volte da Pirandello ,è recitata magistralmente da Beatrice ,prima ,e da Ciampa, dopo, In conclusione:bravissimi tutti gli attori,da mettere in evidenza il conosciutissimo Lo Monaco che,come direbbe Pirandello,si è trasformato nel personaggio.
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Voto: Voto del Redattore: Elena Aggius Vella

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