A FRONTE ALTA
LO SPETTACOLO
Autore: Antonello Cossia Descrizione
La storia portante, il filo rosso che unisce è quella di un pugile, atleta della nazionale azzurra che rappresentò l’Italia ai giochi olimpici di Melbourne in Australia nel millenovecentocinquantasei. Un articolo comparso in un giornale sportivo australiano, qualche giorno dopo l’incontro, riportava la cronaca del primo e unico combattimento, sostenuto da questo atleta in quella competizione. Aveva incontrato agli ottavi di finale colui che in seguito vinse la medaglia d’oro per la categoria dei pesi piuma, un pugile russo, Vladimir Safronov il suo nome, molto forte, che mandò tutti i contendenti al tappeto, tranne uno: “giovane proveniente da un paese del sud, che faceva il muratore nella sua città”. Nell’articolo però, per un errore di stampa il nome non viene riportato esattamente, non regalandogli la soddisfazione pubblica di essere riuscito, in un impresa che gli altri avevano mancato, in quel contesto... Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diLa Redazione La Redazione LA LOCATION
IL PICCOLO LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Claudio Finelli
Grandi le aspettative per l’atteso debutto nazionale di Antonello Cossia che porta in scena “A fronte alta”, monologo di cui è autore, regista ed interprete e che nasce dalla propria memoria di vissuto per definirsi, gradulmente, come articolata opera di bricolage sentimentale, i cui elementi sono racconti, suggestioni, figure e ritratti sopravvissuti all’oblio del tempo perché conservati dall’intensità affettiva del lessico familiare.
La narrazione si svolge nel lontano 1956: siamo nel dopoguerra e siamo in un mondo che cercava di trovare precari equilibri tra gli slanci ingenuamente fiduciosi del Presidente Gronchi e le ignobili speculazioni edilizie laurine che sfiguravano il sud, in un mondo tragicamente diviso tra tensioni politiche ed ideologiche e drammatici fatti di cronaca (i minatori di Marcinelle, la misteriosa morte di Mattei, l’Andrea Doria che cola a picco, la protesta ungherese), in un mondo di grande miseria ma anche di grandi convinzioni, in un mondo in cui era possibile imbattersi in uomini che lottavano per riscattare il proprio passato ed autodeterminare il proprio destino.
Il protagonista del monologo è il padre dell’autore, Agatino, campione italiano dei pesi piuma nel 1955 e nel 1956, scelto per rappresentare la nazionale azzurra di Boxe alle olimpiadi australiane del’56, un giovane muratore meridionale che, dotato di tenacia e grande umanità, avrebbe incontrato, agli ottavi di finaledi Melbourne, il campione russo Vladimir Safranov da cui sarebbe stato sconfitto, ma “a fronte alta” appunto, cioè senza andare al tappeto, come invece sarebbe accaduto a tutti coloro che sfidarono Safranov fino alla vittoria finale del russo.
La materia, indubbiamente assai suggestiva ed evocativa in potenza, sembra venir meno nella realizzazione scenica, come se Antonello Cossia pagasse una sorta di scotto al contenuto fin troppo autobiografico del suo plot, come se per pudore o bizzarro eccesso di discrezione l’autore avesse deciso di adottare una cifra stilistica inspiegabilmente media, quasi di neutra ed incomprensibile circospezione drammatica.
Così, un’interpretazione sostanzialmente incolore e, a tratti, perfino monocorde, indebolisce le potenzialità d’affabulazione della storia, reprimendo e svilendo qualsiasi efficacia comunicativa della parola narrata; a poco giova, infine, l’interessante e felice allestimento dello spazio scenico ideato Raffaele Florio che, meglio utilizzato, avrebbe quantomeno contribuito ad un più agile funzionamento delle dinamiche relative alla messinscena.
Napoli, Teatro Mercadante, 19 febbraio 2007
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