KARENINA - PROVE APERTE DI INFELICITÀ
LO SPETTACOLO
Autore: da Lev Tolstoj Descrizione
La genesi di un grande testo come Anna Karénina. Dai primi abbozzi all'opera compiuta, il tentativo di metter in scena "l'idea nel suo farsi". Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
FRANCO PARENTI SALA ANIMA LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Giuseppe Bucci
Anna Karenina, prove aperte di un capolavoro La parola, sopra ogni cosa. La passione nelle viscere di ogni cosa. La voce. Il corpo. Il buio e la luce. Un pianoforte a coda nero, il suo incanto, il suo grido stonato. "Anna Karenina, prove aperte di infelicità", scritto da Sonia Bergamasco ed Emanuele Trevi, è un viaggio (sorprendentemente astratto e carnale allo stesso tempo) nella genesi di uno dei romanzi più possenti della letteratura mondiale. Per Dostoevskij Anna Karenina "in quanto opera d'arte è la perfezione" Ma come nasce la perfezione? come, un capolavoro? La visione, improvvisa, di un gomito, nudo, elegante, di una donna infelice. L'ossessione di quella immagine che perseguita Tolstoj per anni. La morte cruenta, sui binari di un treno, dell'amante di un suo vicino di casa (una tale Anna). L'ossessione, di nuovo, di osservare, di scrutare, quel corpo lacerato. Fantasmi che non lo abbandonano costringendolo a rinunciare a qualsiasi altro progetto dopo "Guerra e pace" per dedicarsi, anima e corpo, a questa donna immaginaria che prende vita nelle sue fantasie, che, spinta da sentimenti violenti e sinceri si muove a disagio nella insopportabile, ingessata, alta società russa di fine '800 ed il cui nome diventa Anna solo dopo diverse stesure, dopo euforici periodi di fertilità creativa e profondissime crisi in cui tutto viene rimesso in discussione e addirittura cestinato. Ma è proprio questo che lo spettacolo, elegantemente diretto da Giuseppe Bertolucci ed impreziosito dal gioco di luci di Cesare Accetta, vuole rappresentare: il mistero e la magia della creazione di un'opera d'arte. Un capolavoro non nasce mai in modo semplice, anche se una volta finito sembra non poter essere mai stato scritto in alcun altro modo che quello in cui ci appare sotto gli occhi. Un capolavoro nasce dal più profondo dell'animo di un artista. Ne rispecchia il più intimo sentire. La fantasia non è altro che il riuscire a discendere nel proprio essere più recondito e reale, destinato a rimanere negli abissi se non scosso da improvvise intuizioni, da episodi totalmente estranei che ci aiutano, a volte costringono, a riconoscerlo e tirarlo fuori. Tuttavia, siamo solo all'inizio. ("E quando si vede la verità, che mai si può fare?" si chiede Anna Karenina) Da quella intuizione, da quell'insieme di sensazioni e sentimenti profondamente scossi, ma ancora privi di senso, da quella, vogliamo dire....ispirazione? comincia un fatiscossimo viaggio di esplorazione, una presa di coscienza dolorosa e nebulosa in cui l'artista procede a tratti, a tentoni, tirando fuori tutto e quasi tutto scartando dal superfluo, all'ingannevole, al falso, incasellando tra loro i concetti, i pensieri, le passioni più "reali", costruendo un complesso castello di emozioni fino al compimento ultimo dell'opera. "Come posso esprimere in parole quello che sento?" si chiede ancora Anna nel romanzo. Eppure Tolstoj c'è riuscito, ad esprimere in parole sentimenti devastanti per intensità e violenza, in una maniera così sublime che la Bergamasco si pone una domanda speculare: Come si può esprimere in voce la potenza che emerge dalla parola scritta dell'autore? Ecco quindi la scelta interpretativa singolare e indovinata. L'attrice rinuncia a qualsivoglia tentativo di "realismo" o "naturalezza" poichè più si tenta di avvicinarsi alla "verità" dello scritto di Tolstoj più inevitabilmente se ne darà una interpretazione personale, perciò stesso mendace. E allora quel che resta è affidarsi alla parola in quanto tale. Perfetta, sul palcoscenico, suadente, incisiva come una lama ma fredda, quasi manichea nella rappresentazione della prima parte dello spettacolo in cui esplora soprattutto la genesi del capolavoro interpretando l'autore stesso, la moglie ed una morbosa voce narrante, Sonia diventa, poi, parossisticamente isterica e sopra le righe quando si addentra nelle pagine del romanzo interpretando il tormento di Anna. Rinunciando alla immedesimazione con la Karenina ed a qualsiasi tentativo di renderla simpatica o "umana" ma riflettendo (più che il comportamento esteriore del personaggio) la folle disperazione della sua anima, quasi che quei deliri di gelosia e dolore accadano solo dentro di lei mentre, composta, impartisce ordini a una domestica o siede da sola su un divano. Ma l'omaggio più intenso al testo di Tolstoj vien fatto nel raccontare la sua possente capacità di far emergere dalla pagina scritta il delirio a cui porta la passione della carne. E qui la Bergamasco dà forse il meglio di se accompagnando le parole con cui l'autore descrive il carnale erotismo dei desideri della sua eroina ad un utilizzo del proprio corpo come strumento musicale vibrante e stonato complementare al pianoforte che divide con lei la scena. Suonandolo (splendido Chaikovsky) con amore e tormentandolo, facendosi possedere (in un amplesso memorabile) e possedendolo, lacerandolo fin nelle viscere e facendosi lacerare fino al suicidio, così inevitabile come coraggioso e consapevole atto di protesta contro una società regina dell'ipocrisia anche se, come lo stesso Tolstoj meravigliosamente scrive "in quell’attimo stesso inorridì di quello che faceva"... Uno spettacolo davvero da non perdere. Visto il 12/04/2012 a Roma (RM) Teatro: India La recensione di Donato Panìco
L'infelicità Karenina al Franco Parenti Il buio, le note di Čajkovskij, poi alcune flebili luci e appare una donna che suona il piano.
Nell’originalissima cornice del Teatro Franco Parenti va in scena, dal 11 gennaio al 5 febbraio 2012, “Karénina, prove aperte d’infelicità”, scritto da Emanuele Trevi e Sonia Bergamasco, diretto da Giuseppe Bertolucci e interpretato dalla stessa Bergamasco.
Dopo capolavori quali “Idiotas”, “Sonja” e “Shukshin’s stories”, al Teatro Franco Parenti continua così l’interessantissima rassegna teatrale “Dentro l’anima russa”, iniziativa che ha la capacità di mostrare la caratteristica unica della profonda e qualitativa letteratura russa. Lo spettacolo diretto da Giuseppe Bertolucci è qualcosa di molto più che un adattamento o una mera rilettura del grande capolavoro russo. Ne è la genesi: l’Anna Karènina fantasma, l’ossessione nella mente di Tolstoj, il tutto partendo dagli appunti disarticolati dello scrittore e dagli spunti che l’artista prende sia dalla realtà che lo circonda sia da altri autori russi come Puskin. Sonia Bergamasco, vincitrice del Nastro d’Argento come miglior attrice nel film “La maglio gioventù” e che ha già lavorato con Bertolucci come protagonista in “L’amore probabilmente”, mostra tutte il suo talento in questa rappresentazione: a metà fra protagonista e narratrice è qualcosa di più complesso, ovvero l’incarnazione dell’idea stessa del romanzo. La bravissima attrice milanese, diplomatasi in recitazione presso la scuola del Piccolo Teatro diretta da Giorgio Strehler e in pianoforte presso il Conservatorio Giuseppe Verdi da vita, proprio attraverso il pianoforte, ad uno spettacolo eccezionale: accompagna la recitazione con intermezzi musicali d’autore, inoltre vi sale sopra, ci si stende, lo picchia, lo accarezza, vi si infila dentro, sino a trasformarlo in quell’amante innocente e colpevole al tempo stesso che tiene in pena la Karénina. La Bergamasco è sublime, caratteriale, interpretando un ruolo unico con diverse voci: ora a parla come Tolstoj, poi come la moglie, infine è la Karènina. Sente il personaggio e il suo dramma e grazie all’ausilio di poche luci ben studiate riesce ora forte come acciaio ora fragile come un fantasma in un ruolo che le sembra cucito addosso a pennello sia dalla scrittura sia dalla direzione. Molto positiva, infine, anche la scelta del Teatro Franco Parenti che, utilizzando uno spazio adeguato, la Sala Tre, aumenta l’intimità dello spettacolo regalando così al pubblico un’emozione ulteriormente amplificata. Visto il 21/01/2012 a Milano (MI) Teatro: Franco Parenti - Sala Anima SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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