ROMEO E GIULIETTA
LO SPETTACOLO
Autore: William Shakespeare Descrizione
Valerio Binasco è uno dei più apprezzati registi della nuova generazione. Queso spettacolo gli è valso il Premio Ubu 2011. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
ELISEO LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Donato Panìco
Romeo e Giulietta allo Smeraldo
È il momento di uno dei più grandi classici allo splendente Teatro Smeraldo di Milano: difatti, dal 14 al 19 febbraio va in scena ciò che il pubblico con una metonimia definirebbe il “teatro per eccellenza” ovvero "Romeo e Giulietta".
La tragedia, tra le più famose e rappresentate, è composta William Shakespeare tra il 1594 e il 1596, ambientata nel Cinquecento tra Verona e Mantova ed è considerata probabilmente la storia d’amore più famosa al mondo. Reinterpretata, riadattata e sconvolta dalle numerose messe in scena sin dagli albori della sua storia, la tragicomedia shakespeariana tratta dell’amore di due giovani appartenenti a due diverse famiglie della nobiltà veronese e tra loro rivali: Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti si incontrano e si amano di nascosto, sino alla tragica fine che si rivela così sconvolgente da placare finalmente la rivalità fra le due famiglie.
"Romeo e Giulietta", prodotto dal Teatro Eliseo di Roma, viene questa volta adattato da Fausto Paravidino e Valerio Binasco, per la regia dello stesso Binasco. Il regista rilegge l’opera del drammaturgo inglese, ponendo l’accento su alcuni dettagli che non sempre trovano spazio: ne esce una rappresentazione di circa tre ore, piuttosto originale nell’ambientazione un po’ modernizzata, quasi da fine ‘800, e per l’utilizzo di uno stile ironico e a tratti comico che rende la tragedia più fruibile per il vasto pubblico, smorzando lievemente il carattere grave della trama ad aumentandone la piacevolezza. Sviluppa, inoltre, piuttosto egregiamente alcuni personaggi ritenuti secondari, i quali rivivono così in ruoli di primaria importanza. Inoltre vi è una chiara scelta del messaggio principale da far emergere in questa rilettura: evocare la ricerca di una pace difficile, di una necessità di armonia intelligente e serenità evitando inutili violenze e contrasti socio-culturali. Tutti punti a suo favore che gli hanno valso il Premio Ubu 2011 per la miglior regia.
La produzione, in collaborazione con la Compagnia Gank e la Compagnia Gloriababbi Teatro, sotto la direzione di Valerio Binasco riesce ad avvalersi di un cast di primaria importanza tra i quali spicca il divo cinematografico Riccardo Scamarcio (“La meglio gioventù”, “Romanzo Criminale” e “Manuale d’amore”) che interpreta egregiamente il difficile ruolo di un Romeo fragile e debole. L’attore di origine pugliese soffre sul palco ed esplode con tutta la sua energia per trasmettere quelle emozioni degne di Romeo. Caratteristiche che gli sono valse il Premio Flaiano 2011 per questa interpretazione. Buona la performance di Milvia Marigliano, nel ruolo della balia di Giulietta, dotata di irresistibile comicità. Infine Deniz Ozdogan, ventottenne attrice turca nel difficile ruolo di Giulietta: ragazza dotata di grande presenza scenica, ottima gestualità ed espressività, le si deve senza dubbio attribuire il merito per aver modernizzato Giulietta trasformandola in una creatura più passionale, decisa, di carattere e irresistibile, seppur tuttavia, come da lei stessa affermato, la mancanza nella sua recitazione della musicalità tipica dell’italiano la penalizza ancora in maniera sostanziale. Visto il 17/02/2012 a Milano (MI) Teatro: Smeraldo La recensione di Gianmarco Cesario
Shakespeare e la regia pop di Binasco
“Romeo e Giulietta”, un dramma popolare, ecco come il regista Valerio Binasco ha definito il suo lavoro sul dramma shakespeariano. Un’operazione la sua che arriva dopo centinaia e centinaia di altre che hanno restituito e tolto a questo testo tutti i significati più disparati, spesso, ahimè, anche grossolanamente. Lavorarci su, come egli stesso dichiara, significava misurarsi, quindi con l’insidioso rischio del “già visto” e del banale. Ma il pericolo più grosso in cui Binasco rischiava di cadere era quello legato alla presenza nel cast, come protagonista nel ruolo di Romeo, di uno degli attori più popolari degli ultimi anni, popolarità legata al cinema. Naturalmente stiamo parlando di Riccardo Scamarcio, idolo di teen agers ma anche di più mature signore, che non aspettavano altro, probabilmente, che vedere il loro beniamino esibirsi in scena in aggressivi e virili duelli adolescenziali, così come avveniva in “Tre metri sopra il cielo”, film che lo ha reso popolare. Ma l’intelligente acume registico di Binasco ha letteralmente mischiato le carte e, così come accade in Inghilterra ed America, il divo ha lasciato posto all’attore. La scelta del regista è stata, infatti, quella di stemperare la presenza di Romeo-Scamarcio nel microcosmo pullulante di vite perdute che circonda la storia dei due amanti, i quali, seppur vittime dell’odio senza ragione, ne sono, in un certo senso, purgati, proprio grazie al loro tragico destino. L’attenzione si sposta, quindi, sugli uomini e le donne che, senza alcun motivo, combattono e si odiano, in una lotta senza speranza, dettata da mediocrità ed ottusa intolleranza. L’odio, pertanto, viene rappresentato con catatonica “normalità”, nessuna motivazione razziale o religiosa, che da “West Side Story” in poi hanno caratterizzato le rappresentazione degli ultimi 50 anni, nessun motivo storico o geopolitico, ma semplice insofferenza all’altro, una noiosa insofferenza che porta ad uccidere, come la cronaca spesso ci informa, il proprio vicino per un rumore molesto o perche ha l’auto parcheggiata troppo vicino alla nostra. Ed è per questo che i personaggi, in costumi frutto di una contaminazione tra antico e moderno, agiscono in un’anonima e desolata via di una qualsiasi città, tutti assimilabili a quella borghesia medio-alta del nord Italia in cui spesso questi odi senza motivo e senza rumore si palesano con crudele assenza di enfasi. Per una volta possiamo dire che un’opera shakespeariana viene, inoltre, servita da un cast la cui media qualitativa è molto soddisfacente, con due punte di diamante quali il bravissimo Filippo Dini (originale è riuscita la sua interpretazione di un Lorenzo giovane e reattivo, quasi irruento, così simile a quei volontari che nei quartieri italiani si fanno carico dell’educazione civica di una società perbenista ma senza coscienza) e la splendida Milvia Marigliano, che veste i succinti abiti di una nutrice che ricorda un rockstar, interpretandola con un’espressività astratta e senza leziosità, facendola apparire una borghesuccia di provincia, distratta e senza rigore etico, fino a diventare l’unica colpevole riconosciuta dei misfatti raccontati, sacrificata sull’altare del perbenismo dai suoi padroni. Riguardo ai due protagonisti va detto che Scamarcio è un Romeo contenuto e senza orpelli, spinto all’amore più dalla noia che dal bollore del sangue giovanile, utilizzando al massimo i suoi colori interpretativi e vincendo la prova del palcoscenico, mentre la scelta dell’attrice turca Deniz Ozdogan, che interpreta in maniera non sempre convinta una Giulietta senza slanci anch’essa, rappresenta, forse, l’unica piccola incoerenza dell’ottima regia di Binasco, in quanto la sua palese poca dimestichezza con la fonetica italiana rischia di creare l’equivoco di una diversità etnica tra i due amanti, cosa che invece è dichiaratamente non appartenente alle intenzioni del regista. Visto il 08/03/2011 a Roma (RM) Teatro: Eliseo SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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