GRIMMLESS
LO SPETTACOLO
Autore: Stefano Ricci Gianni Forte Descrizione
Una fantasmagorica immersione in apnea nei ghigori della fiaba, con il nuovo abbacinante e ustorio spettacolo Grimmless di Ricci/Forte. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Rinaldi Roberto Rinaldi LA LOCATION
ELFO PUCCINI SALA FASSBINDER Repliche passate (dal 14/02/2012 al: 19/02/2012) LE RECENSIONILa recensione di Claudio Finelli
Mentre la casa crolla La realtà e il suo doppio, la favola e il suo doppio, la verità in cui siamo quotidianamente devastati e la scarpetta di cristallo che non avremo mai nel guardaroba, la velenosa fenomenologia consolatoria dell’archetipo pre-disneyano e la raccapricciante quotidianità di violenza ed incomunicabilità che permea, giorno dopo giorno, le nostre esperienze: ecco il ring di dolore e brutalità in cui si consuma Grimmless, ring di sudore e parole che, morte le favole, somiglia alla nostra vita messa a nudo. Così, se da un lato Grimmless ci restituisce tutto l’abisso della nostra umana e mortale solitudine, dall’altro ci racconta anche dell’esistenza di una potenziale libertà creativa e identitaria, quella libertà incondizionata ed animale che vive nascosta nelle pieghe dei nostri desideri più inconfessabili, negli anfratti di una pansessualità ctonia ed ancestrale, a riparo dagli sguardi indiscreti di una borghesia senza qualità che preferisce gestire equilibri facendo lo slalom tra slogan e luoghi comuni. I bravissimi attori messi in scena da Stefano Ricci e Gianni Forte, cioè Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori e Anna Terio, ancor prima che interpreti sulla scena, sono doppi emblematici di una Storia che ci appartiene e ci coinvolge tutti, una Storia che sembra gravare su di noi come una potenza esterna e demiurgica, una Storia che, reiterando le proprie tossiche meravigliose bubbole di padre in figlio e di generazione in generazione, ci rende soggetti passivi di una maturazione affettiva e comportamentale sicuramente tronca e, come dire, priva di sostanza. Potrà sembrare un accostamento azzardato, ma per fissare la portata profetica e granitica di Grimmless è forse opportuno richiamare alla memoria i versi veri, terribili e crudi di un grande poeta contemporaneo, Carlo Bordini:
Noi, che stiamo vivendo l’inizio del tracollo della civiltà umana, Visto il 01/02/2013 a Napoli (NA) Teatro: Bellini La recensione di Roberto Mazzone
La mistificazione delle fiabe contemporanee
L’universo adolescenziale (questa volta proiettato verso la fanciullezza) è ancora una volta lo spunto, per il nuovo lavoro di RicciForte: Grimmless, spettacolo ormai rodato dopo circa un anno di rappresentazioni in giro per l’Italia, in scena fino al 19 febbraio presso il Teatro Elfo di Milano (sala Fassbinder). Visto il 14/02/2012 a Milano (MI) Teatro: Elfo - sala Fassbinder La recensione di Alessandro Paesano
E se lo stile diventasse maniera?
Instancabili e prolifici, dopo il successo romano di Some Disordered Christmas Interior Geometries dello scorso Natale Stefano Ricci e Giovanni Forte hanno continuato nel loro cammino di ricerca teatrale approdando a Grimmless (t. l. senza Grimm), incentrato sui famosi fratelli delle fiabe che tutti conosciamo, montato sui performer Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori e Anna Terio che da tempo lavorano con la coppia di autori. Visto il 29/03/2011 a Roma (RM) Teatro: India - sala A La recensione di Roberto Rinaldi
La favola della vita secondo Ricci e Forte Le fiabe? Illusioni transitorie, buone solo per sedare innocenti sonni infantili. Attenzione però: diventare adulti, senza aver prima ripulito ogni anfratto della propria coscienza/incoscienza da rassicuranti finali, si rischia di restare invischiati in una melassa zuccherina. Scorie ingannevoli come lo sono i paradisi artificiali dispensatori di miraggi. Mirabolanti comete svanite in un battibaleno. La vita vera, è “altro”. Un altrove per nulla rassicurante, anzi. E’ quella di Grimmless, dove è bandito per onestà intellettuale, il genere: “E tutti vissero felici e contenti”. Per Ricci/Forte le favole non hanno cittadinanza acquisita. Non fatevi ingannare dal cono azzurro e stelline dorate che indossa Giuseppe Sartori. Niente bacchetta magica per cantilenare “Bibidi bobidi bu”. Meglio una pistola per sparare ai suoi compagni/fratelli e colleghi si scena, intenti a giocare tra il pubblico. Non fa sconti a nessuno, non prova pietà. Non c’è posto per la fata turchina intrisa di compassione e caritatevole altruismo. No. Qui ci si difende a mani nude e al posto delle carezze volano sonori ceffoni. Biancaneve è trascinata per capelli e le mele servono da doloroso nastro trasportatore sui cui far scorrere il suo corpo inerme. I sette nani sono la salvezza della sua anima candida. Anna Gualdo/Cappuccetto Rosso, si libera dai suoi trascorsi infantili infelici. Piange e ti confessa come la sua vita è come una ferita che non rimargina. E’ da compatire: voleva danzare sulle punte dei piedi, ma il destino crudele e gli orchi materni non l’hanno permesso. Non le resta che tagliare con la motosega un tronco di legno vestito con il suo tutù rosa e le scarpette di raso. Recisione chirurgica di ambizioni castrate e mai sopite. Ancoraggi gravosi dove l’io non si è mai realizzato. La vita è quella che è, tanto vale usarla al meglio delle tue possibilità. Altro che favole! La casetta rosa plastificata è popolata da barbie di pelle bianca e scura. Una fa la trans e ti decanta il suo lussurioso catalogo di prestazioni sadomasochistiche. C’è ancora qualcuno che crede ai castelli incantati dove risiedono illibate giovinette in attesa del principe azzurro di turno? La nuda e cruda realtà sta dentro le case degli italiani. Vedi alla voce plastici da salotto televisivo nazional-popolare. Andrea Pizzalis racconta di aver perso la vita dentro quella villetta famigliare degli orrori. Il suo corpo giace per terra con la testa incappucciata. Tracce di sesso consumato. Realismo cinico, lo trovi tutti i giorni sulle pagine della cronaca nera. Hansel e Gretel viaggiano con i loro trolley dai colori acidi, e non disdegnano di darsene di santa ragione. Sono giochi perversi. Con tanto di stupro finale. Dall’alto pendono lampadari incappucciati da sembrare meduse fosforescenti. Piomberanno al suolo nel fracasso generale. Il tonfo è metafora di un crollo definitivo delle nostre umane certezze. Ma ad allietare l’anti favola pop, c’è un intervallo con la danza mimata delle gemelle Kessler in versione originale. Quelle sì che erano fiabe! Tra un monologo confessione e l’altro, arrivano come frecce spezzoni sonori di Handel, Bee Gees, Adam Ant, Pussicat Dolls. Troppo brevi perché dispensino gioia e felicità. La scrittura drammaturgica (Stefano Ricci cura la regia, Gianni Forte il testo) è qualcosa che assomiglia a una sentenza senza appello: “La fiaba è tragica, inesorabile. Condizione di una vita orientata. E morte e resurrezione. Non è più tempo di fiabe uomo! Non crederci, non è così la vita. E’ peggio”. E la favola ricomincia di nuovo: “C’era una volta un paese a forma di scarpa. Ora non c’è più!” Ogni riferimento è puramente reale. Se non bastasse, ecco comparire un tricolore deposto come tributo a un eroe scomparso. Siamo arrivati al capolinea. Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori, Anna Terio s’inginocchiano al suo capezzale. Che sia l’Italia? Corpi denudati e rivestiti di oro per una rappresentazione sacra e profana. Idolatria pura in decadente dissolvenza. Ultimi bagliori luccicanti di un mondo in vertiginoso disfacimento. C’entra qualcosa con il nostro reale? Secondo noi sì. Fiotti di neve artificiale sparati sull’impiantito della scena. Bianca e scivolosa come lo è la nostra fredda anima di comuni terreni. Loro, i sempre più generosi e bravi protagonisti, ballano scomposti nei loro goffi costumi. E spariscono da una porticina sul fondo. Un buco nero e profondo che non lascia scampo a nessuno. Visto il 4/02/2011 a Sesto Fiorentino (FI) Teatro: della Limonaia SEGNALIAMOGLI ANNUNCISPECIALE TURISMOLA NEWSLETTERIL CARTELLONEIN SCENA |