THE HISTORY BOYS
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 5
LO SPETTACOLO
Autore: Alan Bennett Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
DUNI LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Elisabetta Vavassori
Una "storia" importante Otto giovani alle prese con gli esami, le lezioni di storia e la loro crescita: si tratta di formazione in piena regola. The History Boys è una commedia dai mille interrogativi, che ieri sera ha tenuto il folto pubblico del Teatro Comunale di Carpi inchiodato alle sedie per più di tre ore. È stata scritta nel 2004 da Alan Bennett, mentre la versione italiana ha avuto origine due anni fa per opera di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani. Nonostante i nomi dei protagonisti siano rimasti invariati, si può sicuramente dire che il contenuto humour inglese sia stato stemperato dall’accattivante vis comica italiana, per cui le battute, pronunciate con i giusti tempi e mimica, suscitano spesso ilarità (senza però indurre alla risata grossolana). D’altronde, quando si affronta il tema della vita, un pizzico d’ironia non guasta mai. Il protagonista è il professor Hector - interpretato dall’eccezionale Elio De Capitani – personaggio anticonvenzionale e anticonformista, che forgia le menti aperte dei suoi ragazzi con il pensiero libero, spingendoli all’amore per il sapere, quello privo di nozionismo. Insieme a lui l’insegnante di storia Mrs. Lintott, più ligia ai dettami della didattica, a cui si affianca un professore della sua stessa materia, il giovane Irwin, che invece ama spostare l’attenzione sul punto di vista originale con cui si possono guardare i fatti storici, a rischio e pericolo della verità. Ostile a tutti e tre è il Preside (senza nome, in quanto “genere universale”), che segue soltanto il sogno utilitaristico del prestigio della scuola, e poco sopporta le “originalità”. Infine ci sono loro, gli studenti, anime pure (ancora), intelletti vergini che, attenti e curiosi, assorbono le lezioni di vita e di pensiero con ragione critica e spirito dissacrante. Altri temi si aggiungono a questi e vengono osservati da più angolazioni, come quello dell’omosessualità, dei vizi e delle virtù umane. Tanti argomenti, quindi, incasellati in discorsi che richiedono l’attenzione continua dello spettatore, per questo oltre che agli attori il plauso va anche a chi ha composto la regia, rendendo agevole un testo ricco di citazioni, non sempre facili da afferrare. Questo piccolo cosmo popola una scena allestita come fosse una classe, con tavoli, lavagne, armadietti e numerose sedie che, spostate di continuo da una parte all’altra del palco, formano ogni volta ambienti che caratterizzano la situazione e predispongono lo spazio recitativo degli attori. Una menzione particolare va fatta per i bravissimi “studenti” che passano dalla declamazione di poesie, alle caricature di scene di film, all’intonare canzoni – con tanto di musica dal vivo e mosse in stile musical – con apparente semplicità d’interpretazione. E dopo tante risa e riflessioni si giunge al tragico epilogo: la sedia vuota di Hector testimonia la sua assenza. Tutti si riuniscono nel momento del commovente addio all’uomo, ma soprattutto al suo modo d’insegnare, troppo creativo e quindi destinato a perire in una società sempre più affarista e lontana dalle profondità della poesia.
Visto il 16/05/2012 a Carpi (MO) Teatro: Comunale La recensione di Alessandro Paesano
Una regia enfatica
The History Boys di Alan Bennett è una commedia del 2004, fortunatissima (ne è stato tratto anche un omonimo film, con lo stesso cast e lo stesso regista teatrali) in patria e in Italia il cui allestimento di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani ha ricevuto il premio Ubu 2011 come Miglior Spettacolo, mentre il testo della commedia, appena pubblicato per i tipi di Adelphi, tradotto da Mariagrazia Gini col discutibile titolo di Gli studenti di storia, ha visto già due edizioni in soli tre mesi. Ambientato in un college dello Yorkshire negli anni '80 The History Boys racconta di un gruppo di studenti che, dopo essersi diplomati a pieni voti, frequentano un corso di preparazione all'esame di ammissione a Cambridge e Oxford nel quale il loro professore di letteratura Hector insegna cultura generale - la cultura alta e quella pop(olare) secondo i dettami di Housman ogni conoscenza è preziosa che abbia o no la minima utilità per l'uomo, seguendo un modello didattico che negli anni '80 verrà poi sostituito dai target culturali e dai curricola. All'insegnamento di Hector si contrappone quello del nuovo insegnante di storia, Irwin, un supplente poco più grande degli studenti, il quale vede l'esame di ammissione più come una questione di strategia che di cultura e infatti finirà per fare il giornalista televisivo, nonché portavoce del Governo, come Bennet mostra in due scene ad apertura di entrambi gli atti, la seconda e più corposa delle quali espunta dall'edizione italiana.
The Histroy Boys si muove tra diverse concezioni della didattica (con vere e proprie discussioni in scena sul senso della memoria storica e su come si dovrebbe fare storia) e continue citazioni letterarie (Auden, Brooke, Eliott, Lakin passando per Shakespeare, Smith e Whitman) compresa la poesia uranista (cioè omoerotica dedicata a giovani ragazzi), la filosofia (Nietzsche, Wittgenstein) e la musica (suonata in scena alla tastiera) anche pop, in un continuo confronto ludico tra improvvisazioni teatrali in francese (ambientate in improbabili case d'appuntamento) e scene di film recitate dove, come nella migliore tradizione elisabettiana, i ragazzi interpretano anche i ruoli femminili. Visto il 04/05/2012 a Roma (RM) Teatro: India La recensione di Elena Dalmasso
Poesia e cinismo: una storia di oggi.
Magistrale. Semplicemente: degno di un grande maestro e riguardante la cultura. Cos’è la conoscenza, come si acquisisce, cosa significa essere colti, di cosa e su cosa si costruisce un patrimonio culturale, può la cultura essere generale? E soprattutto, qual è il valore di un vero maestro? Ci sono canoni per definirlo, criteri di valutazione? “The history boys”, di Alan Bennett, messo in scena da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani al teatro Elfo Puccini, racconta il percorso di otto ragazzi inglesi nel periodo pre-esame di ammissione al college. Otto personalità, otto storie diverse, otto punti di vista. Le loro vite – scolastiche e non – sono guidate ora da Hector (il bravissimo, avevamo dubbi?, Elio De Capitani), eclettico e anticonformista insegnante, poeta irriverente che gioca con la cultura e vive di citazioni, ora da Irwin (interpretato da Marco Cacciola), giovane insegnante apparentemente votato al valore dello stupire a tutti i costi, al “contro per forza”, ma in realtà fragile e insicuro. Il tutto sullo sfondo dello studio della storia e della poesia, grandi velieri di pensiero e di spirito critico dell’umanità. Cosa sono i fatti? Come si giudicano? Cosa serve per rendere un fatto storia o poesia? Come possiamo determinare il valore di un evento: dalle intenzioni? Dalle conseguenze? E ancora: qual è il valore della verità nella lettura a posteriori? Visto il 22/12/2010 a Milano (MI) Teatro: Elfo Puccini - sala Fassbinder SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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