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SUNSHINE
Sunshine

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LO SPETTACOLO

Autore: William Mastrosimone
Regia: Giorgio Albertazzi
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Camelia s.r.l.
Cast: Benedicta Boccoli, Sebastiano Somma

Descrizione
"Sunshine" e' una favola postmoderna che racconta dell'incontro tra un principe azzurro 'in agrodolce' e una giovane da salvare e redimere, sullo sfondo di Genova, citta' portuale di arrivi e partenze, con la sua anima malinconica e schiva. Armando e' un uomo forte, duro, ma anche dolce, che si aggrappa al senso che ha voluto dare alla sua vita, nel tentativo di non scivolare nel mondo di Sunshine. Crudelta' e tenerezza convivono nella messa in scena in cui gli spunti comici faranno da contrappunto a una partitura amara e spigolosa, grazie alla rilettura di Giorgio Albertazzi che e' ripartito dal testo originale per cercare le sfumature piu' sottili e rendere al meglio il magico e perverso gioco della seduzione.
Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

DUNI
v. Roma 10 - Matera (MT)
Tel: 0835 331812


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 13/01/2009 al: 13/01/2009)

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LE RECENSIONI


La recensione di Tania Croce

Una cabina trasparente con dentro uno specchio, riflette il corpo seminudo di una spogliarellista, chiusa nella sua gabbia di cristallo ad elargire piaceri a sconosciuti, sposati, facoltosi che la ammirano dall’altra parte del vetro, oppure a studenti come Roby, che s’innamora con l’immaginazione della bionda Sunshine (Benedicta Boccoli), l’attrazione del club Paradise… senza poterla nemmeno sfiorare. In una notte come tante, sotto un cielo carico di nuvole pronte per esplodere, Sunshine scappa dalla sua prigione di vetro e da un marito che non la ama e piomba nella dimora di Armando (Sebastiano Somma), un medico che lavora nelle ambulanze. L’esigenza di raccontare il suo dramma è incontenibile per l'ospite inattesa ed Armando, con la morte nel cuore per la fine del suo matrimonio, non si cura del dolore di un’anima ferita che come un’eco, rimbomba nel suo cuore. Dolore chiama dolore. Inizia così un duello ad armi pari, la delusione sentimentale, lo smarrimento che sfocia nella disperazione più totale. Sunshine ammira Armando, vede in lui un uomo nobile e generoso, che le offre del latte, un bagno caldo per fare una doccia rigenerante ed il suo accappatoio. Gesti intimi ma ingenui, traversano la camera da letto di Armando, dove avviene l’incontro tra i due personaggi solitari e bisognosi d’amore, in questa favola moderna troppo bella per essere vera. Alla grazia ed alla bellezza di Benedicta Boccoli che si cala alla perfezione nella parte della bionda Sunshine, si alterna il fascino di Sebastiano Somma, il noto attore televisivo che incarna la figura più amata dalle donne: il principe azzurro. E chissà se Armando e Sunshine vivranno felici e contenti… Roma, Vittoria, 26 febbraio 2009
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Voto: Voto del Redattore: Tania Croce


La recensione di Wanda Castelnuovo

La città di Genova - con il suo porto, le sue contraddizioni, le sirene delle navi e la musica di tanti cantautori bravi, capaci e tanto introspettivi da lasciare un segno indelebile non solo nella musica leggera, ma nella storia del costume - fa da sfondo a questa storia che parte dall’eros per arrivare alla tenerezza, alla comprensione e alla riscoperta di valori profondi che le avversità e le circostanze sfortunate della vita parevano avere relegato in un dimenticatoio. L’incipit della prima scena sembra non fare sperare bene: una donna fragile precipitata nel vortice di un rapporto assurdo ed egoistico con un marito che la induce a esibirsi a pagamento in un peep-show, locale in cui le “vedette” si atteggiano in evoluzioni erotiche chiuse in una cabina, sta ‘compiendo il proprio lavoro’ al Club Paradise con il nome seducente di Sunshine davanti a uno sprovveduto studente, Roby. L’incipit della seconda scena ci riporta a una situazione solo apparentemente più normale visto che la protagonista, mentre fugge terrorizzata perché inseguita dallo strampalato coniuge, irrompe ferita nella casa e nella vita di un serio e tormentato paramedico, Armando. Qui inizia il rapporto umano tra i due in un gioco di verità e menzogne, fiducia e paura, bontà e crudeltà, serietà e seduzione, confessioni e ritegni, provocazioni, insulti e rappacificazioni: una notte per conoscersi e comprendersi senza la mediazione dell’eros, ma l’incantesimo pare spezzarsi finché nello squallido ambiente del Club Paradise si avrà l’epilogo di questa storia in cui i due perdenti si trasformano in vincenti grazie all’amore. Storia apparentemente trasgressiva, ma profonda e delicata uscita dalla penna del drammaturgo americano William Mastrosimone (New Jersey, 1947) - che scrive per il tetro dove vanno “le persone intelligenti” - con un finale da favola. Ottimi i protagonisti guidati dalla mano di un Giorgio Albertazzi che non eccede: Benedicta Boccoli capace di rendere innocenza e malizia e Sebastiano Somma con il suo fascino così in voga oggi abile nell’interpretare l’asciuttezza e l’essenzialità di certi caratteri liguri. Milano, Teatro Nuovo, 10 dicembre 2008
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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Anita Curci

In questa serata fredda e piovosa, sortisce uno strano effetto doversi adattare alla psicogenesi di un romanzo incarnato in maniera frivola e pungente, romantica e crudele, svelatrice di arcani segreti tristemente profanati da tempo, e che appare tanto promettente in tema di calura. I protagonisti di questa favola dai toni a tratti realistici e crudi, a volte da soap opera irriverente, ci hanno mostrato come taluni temi possano essere tradotti in formula teatrale, nel bene e nel male. Benedicta Boccoli e Sebastiano Somma gl’interpreti dello spirito intimistico che ha moderato l’opera, tradotta, adattata e diretta da Giorgio Albertazzi, e tratta dal testo di William Mastrosimone, il drammaturgo americano autore del ‘Bang! Bang! You’re Dead!’ Ambientato nell’odierna Genova, l’ingranaggio narrativo ci conduce nel mondo privato di due persone, le quali si rincorrono e si sfuggono, rimanendo fatalmente legate, come calamitate da una forza incomprensibile, impalpabile, eppure persistente, concreta, laddove ruotano problemi di natura sociale ed esistenzialistica. Giochi impudenti, appassionati, ora idilliaci, poi spietati. Attacchi e rimandi, stoccate da scontro all’ultimo respiro. I duellanti vogliono conoscersi, ma non sarà chiaro abbastanza se per amarsi o colpirsi con maggiore impeto combattivo. L’intreccio pare di riconoscerlo, richiama a testi precedenti, a temi già trattati; nulla di avanguardistico. L’incipit affresca l’affinità tra un uomo e una donna non comune, ma questo, al giorno d’oggi, può rappresentare un banale dettaglio. I risvolti psicologici sono quelli quotidiani, rivelatori d’insofferenza e ricerca incondizionata dell’amore. Sunshine non rappresenta solo una merce, o un mero strumento per procurare piacere e momenti di spensieratezza, ma un congegno più complesso, inquietante. Poiché nella sua miseranda esistenza di donna-oggetto, riesce a conservare intatta la sua anima. I riferimenti al testo originale sono tutto ciò che probabilmente non svuota una messa in scena a tratti scandalosa, audace, dal finale scaduto in ordinaria retorica. Nessuna invenzione scenica, neanche uno slancio avveniristico verso un elaborato che poteva offrire retroscena più impegnativi nell’ambito dei rapporti tra materialità e spiritualità. Alcuna evoluzione dei significati, ancora più debole la sperimentazione di quella sacralità infranta che è la conservazione della propria dignità. Nessuna speculazione sull’analisi di quel legame che intercorre tra l’inferno di una vita non-vita vissuta per necessità e la frantumazione di moralismi per pura questione di cuore. Sunshine non è una prostituta come le altre, e lui, l’uomo protagonista, il mezzo della salvazione di lei, nonostante la sua durezza iniziale, riuscirà a tirare fuori paradossalmente ciò che ella ha di più casto. Un copione mieloso che, probabilmente, per intolleranza personale alle sdolcinatezze, non è parso di particolare incisività. Napoli, teatro Acacia, 28 novembre 2008
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Voto: Voto del Redattore: Anita Curci


La recensione di Monia Orazi

Tolentino (MC), Teatro Vaccaj, “Sunshine” di William Mastrosimone L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLA SEDUZIONE La leggerezza del mondo della notte e dell'amore finto si contrappone alla solidità di un sentimento costruito nella realtà. Un rapporto per finta, mediato da un vetro, a raccogliere sospiri e desideri irrealizzabili di tanti uomini, portato avanti dalla finta solarità di Sunshine, il raggio di sole che illumina le vite anonime, di tanti che sospirando dietro al vetro bramano di ricevere carezze e baci, sognati ma impossibili. La vita in vetrina, così vicina da sembrare reale, ma terribilmente lontana nel freddo tocco del vetro, si mescola alle emozioni di un contatto dal vero, di una passeggiata nell'esistenza di un uomo reale. In tre scene si materializza il gioco della seduzione, la dicotomia tra fragilità e virilità, tenerezza e crudezza che in questa commedia brillante, prodotta da Sabrina Ferilli, per la regia di Giorgio Albertazzi, contrappone ed unisce ad un tempo Sunshine (Benedicta Boccoli) ad Armando (Sebastiano Somma). Nella prima la Boccoli si dimena in un peep-show, davanti ad un ragazzo squattrinato, lancia messaggi ad alta gradazione erotica. Nella seconda Sunshine irrompe per caso una notte di pioggia nella vita di Armando. Un uomo terribilmente vero, che non si può tenere a distanza con un vetro. I giochetti da starlette in vetrina con lui non funzionano, è la vita con tutta la sua potenza. Sunshine è ferita ed ha bisogno di aiuto, lui aspetta dalla sua donna una telefonata che non arriva mai. E sulle note della canzone d'autore italiana, tra le parole nasce un amore, che apparentemente si spezza nel flusso incalzante del vissuto quotidiano. Ed infine arriva la terza scena, la solita vita da peep-show, la finta seduzione, ma Armando e le sue parole sincere liberano Sunshine da una finzione ormai insopportabile. L'amore, quello vero, trionfa. Una favola moderna, una commedia dal testo brillante ed ironico, che strappa applausi al pubblico. La recitazione rimane però “televisiva”; perfettamente calata nel ruolo e briosa Benedicta Boccoli, affiancata da un esperto e solido Sebastiano Somma, dalla caldissima voce cinematografica. I due si muovono all'interno di una scenografia essenziale ma accogliente. In visibilio, davanti a questa sorta di “fiction” teatrale la platea, composta in gran parte da donne, accorse solo per il fascino di Sebastiano Somma, che si sono sentite al termine dello spettacolo immerse in una sensazione di leggerezza, come dopo aver ballato un giro di valzer vorticoso, accanto ad un uomo magnifico. Visto a Tolentino(MC), Teatro Vaccaj, il 16/11/2007 Monia Orazi
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Voto: Voto del Redattore: Monia Orazi

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