FAUST
LO SPETTACOLO
Autore: Johann Wolfgang Goethe Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
DIEGO FABBRI Repliche passate (dal 07/11/2007 al: 11/11/2007) LE RECENSIONILa recensione di Roberto Rinaldi
Faust. Opera monumentale di Goethe scritto in tarda età, pubblicata postuma dopo la sua morte avvenuta nel 1832. Capolavoro che nel corso degli anni è diventata sempre più una sfida per molti attori e registi, di cui si sono viste edizioni e allestimenti, spesso improntate all'eccesso, o scenicamente assai discutibili. Un vero mito dell'uomo moderno, la vicenda è nota: la vendita della propri anima al diavola in cambio dell'onniscienza. Il Faust cede a Mefistole in cambio dell'eterna giovinezza, sapienza e potere, “per vivere più a lungo possibile e provare le cose più alte e tenebrose che appartengono all'uomo, tutto il bene e tutto il male, convinto che nulla potrà mai renderlo sazio”. Faust approfitta di tale potere a lui concesso da abusarne anche nei confronti di una giovane inerme, tanto da condurla alla follia e alla morte. Ma è lei stessa che saprà invocare il perdono per lui, quando Faust saprà redimersi dal male commesso. Faust non è solo questo s'intende, impossibile descrivere azione per azione, tanto e complessa è la sua storia e trama. Basti ricordare quanto visto nella bella ed esemplare messa in scena di Glauco Mauri che si avvale di una compagnia affiatata, e affiancato da Roberto Sturno con il quale si dividono i ruoli di Faust e Mefistofele, giocando in un rimando di doppi e di specchi. La scena è un tripudio di macchine sceniche che si muovono e s'innalzano, immerse nei fumi e in bagliori rossastri. Fuoco e fiamme, un diavolo che si erge e s'innalza sulla scena fino a svettare. Mauri affida alle mani sapienti dello scenografo Mauro Carosi, il compito di realizzare un modo magico e strabiliante, ludico, - tutta l'azione ha un sentore ludico che non guasta – e la costumista Odette Nicolette asseconda questo suo desiderio, disegnando variopinti costumi. Mauri opta per una sintesi drammaturgica che assembla tra loro le fasi più salienti, grazie alla traduzione e adattamento di Dario Del Corno risultata lineare e scorrevole. Faust si vende a Mefistofele, il vecchio diventa giovane e viceversa, Mauri è straordinario nell'immedesimarsi nei panni di un luciferino diavolo intrigante, spiritoso e accattivante. Sturno non è da meno nel doppio ruolo. La scena centrale che risulta più convincente di tutte è l'invenzione delle banconote e dei dignitari dell'imperatore travestiti da burattini, vere maschere da commedia dell'arte, in un improbabile processo farsa a carico di due personaggi, Filemone e Bauci, vittime del Faust diavolo, alla fine tornato tra gli esseri umani, pentito come sanno essere chi sa ascoltare la voce della propria coscienza. Grande prova di Mauri che diverte il pubblico travestito da clown con un costume sovradimensionato color verde mela. Sceglie il registro comico e ironico per spiegare il declino e la crisi dell'uomo nella società. Ma il gioco regge bene.
Bolzano Teatro Comunale 2 aprile 2009
La recensione di Angela Cotugno
Una fantastica scenografia marmorea dai diversi toni di rosso in continua trasformazione, fa da sfondo alle miserie dell’uomo. Faust, esimio studioso, vecchio e deluso, dopo una vita spesa alla ricerca del fine ultimo della vita stessa, trascina sé e i suoi grandi, inutili e polverosi libri, su di una grande lapide di marmo, sottile confine con quell’aldilà di cui non ha saputo trovare spiegazione. La disperata consapevolezza con cui ammette di non aver vissuto un solo giorno di gioia, sacrificando, invece, tutto, alla vana ricerca, richiama dalle viscere della terra Mefistofele che stringe un patto con lui. Il demonio gli propone un accordo; gli regalerà fama, gloria e potere in cambio della sua anima. Comincia, così, in uno scenario da fiaba, il racconto della metafora della vita e della complessità e contraddizione delle sue pulsioni. Il cast si muove in un meraviglioso gioco di luci ed effetti speciali. I due straordinari protagonisti, Glauco Mauri e Roberto Sturno, si scambiano vicendevolmente i ruoli del Faust giovane e di quello vecchio, in uno scenario che è in continuo divenire, mentre, intorno a loro, un gruppo di valentissimi attori: Dora Romano, Cristina Arnone, Marco Bianchi, Simone Pieroni, Alessandro Scavone, Francantonio, Mauro Barbiero, Alessandro Menin, tutti degni di nota per le impeccabili interpretazioni, creano un carosello di ambigui e bizzarri personaggi che, mettendo allo scoperto le più recondite debolezze umane, delineano il più completo panorama di volti che l’essere umano riesca a porre in essere. L’amore, la pazzia, l’odio, la rabbia, la delusione, la tenerezza, la perfidia, non c’è, un solo impulso umano che, non sia abilmente sottolineato in questa superba regia di Mauri, cui il pubblico, dopo tre ore di estasiato rapimento, tributa, giustamente, scrosci di applausi che richiedono svariate riaperture di sipario. A coronare e, dare rilievo a tanta maestria, i costumi di Odette Nicoletti che, sottolineando abilmente gli aspetti grotteschi delle più alte cariche politiche, religiose e sociali o, richiamando alla mente classiche rappresentazioni degli spettri della nostra anima, come il diavolo, la strega o l’angoscia, hanno contribuito non poco alla suggestione dello spettatore. Per gli amanti del vero teatro, un’occasione da non perdere assolutamente.
Napoli, teatro Bellini, 17 marzo 2009
La recensione di Alessandra Borini
Un esteso manto rosso copre l'intero palcoscenico in cui, da un lato, si erge, coperto anch'esso da questo enorme telo del colore delle fiamme, Mephisto che dialoga con il Padre Eterno del mondo terreno.
Questo è l'esordio del Faust di Mauri e Sturno, in scena ieri sera al Teatro Chiabrera di Savona.
Il Dottor Faust, il professore anziano, infelice, che decide di vendere l'anima al diavolo per un momento degno di essere vissuto. “Attimo fermati, che sei così bello” questo è ciò che Faust vuole riuscire a pronunciare ed è proprio questa la frase che sancisce l'accordo con Mephisto: se il diavolo riuscirà a fargli provare un'esperienza così positiva da volerla perpetuare nel tempo, allora Faust sarà suo schiavo e lo seguirà agli inferi.
Una riduzione teatrale del capolavoro ottocentesco di Goethe che vede i due grandi attori alternarsi i ruoli di Faust e Mephisto.
Entrambi sono Faust, due diverse visioni di uno stesso personaggio. Il Faust anziano (Mauri), tediato e afflitto da un sapere immenso che però nulla gli svela e non gli dona momenti unici e felici; il Faust ringiovanito (Sturno) grazie all'aiuto di Mephisto tutto preso dalla passione amorosa per Margherita (Arnone), ma che non riesce a trovare la soddisfazione nell'esistenza e che continua a ricercare ciò che non possiede.
Dall'inizio alla fine un mondo fiabesco che porta in scena personaggi come la Strega, un pagliaccesco e un po' effeminato Imperatore e la sua corte altrettanto assurda ed improbabile, una inquietante, ma molto ben riuscita, rappresentazione-personificazione dell'angoscia come essere coperto da un velo verde che assale e non lascia più liberi.
Grandi i due interpreti e tutta la compagnia, circondati da una fantastica e fantasticheggiante scenografia (Carosi) e abbigliati da appariscenti e sfarzosi costumi (Nicoletti).
Unica pecca la durata (tre ore), comprensibile vista la mole dell'originale goethiano, ma forse un po' pesante per il pubblico che ha però apprezzato con lunghi applausi a fine spettacolo, questa messa in scena della Compagnia Mauri-Sturno.
Savona, 1 aprile 2008 – Teatro Chiabrera – repliche 2,3 aprile 2008
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