IL POVERO PIERO
LO SPETTACOLO
Autore: Achille Campanile Descrizione
La storia si svolge nel trafficato salotto di casa Davenza dove parenti ed amici arrivano per unirsi al dolore della signora Teresa, da poche ore vedova del suo amato marito, il povero Piero. Nonostante la volontà testamentaria del defunto di dare notizia della sua morte solo dopo le esequie, la casa si fa sempre più affollata e i dialoghi, partendo dalle svariate frasi di circostanza, arrivano a paradossali giochi di parole e scambi di persone che culmineranno in un inaspettato colpo di scena. Il povero Piero è un graffiante ritratto della società moderna, un'acuta osservazione dei vizi e delle piccole ipocrisie quotidiane in un carosello di personaggi ridicoli e spassosi, patetici e nevrotici, colti in un momento di alta ritualità. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diMonica Fabaro Monica Fabaro LA LOCATION
IL PRIMO LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Anita Curci
“Teatralmente” è una compagnia teatrale relativamente giovane e trova in Aurelio Ungaro un degno direttore; essa muove i suoi primi passi nel 2001 manifestando da subito la volontà di raggiungere quella benemerenza che le consentirà poi di proseguire con passione e decisione in un ambito, quello del teatro, che richiede fatiche e sacrifici non da poco. La troviamo oggi sul palcoscenico del teatro Il Primo a rappresentare una bizzarra commedia di Achille Campanile “Il povero Piero”, in gara per la quarta edizione della rassegna “L’Altro Sipario” per la Edi.S.Teatro.
Un merito che ho in animo di segnalare immediatamente scaturisce dalla sapiente capacità degli attori di essersi mossi, concentrandosi armonicamente, in un’area davvero imbarazzante e limitata, laddove, tuttavia, grazie allo spirito di adattamento e alla forza di determinazione, essi hanno dimostrato di sapere stemperare, con ammirevole abilità, disagi e inconvenienti di sorta, traendo dalla naturalezza dei gesti il migliore effetto possibile. Il testo, arrangiato da Aurelio Ungaro, in verità è parso un poco frettoloso nel doversi dipanare secondo un procedimento alquanto semplicistico, procurando l’impressione di vedere penalizzata la sua trama autenticamente complessa. E’ stato concesso, intanto, maggiore spazio a gag che, probabilmente, il copione originale non teneva in risalto. Si sa, la comicità di Campanile risiedeva nell’esplicazione del fenomenico paradossale, lambendo e poi affondando nel vortice dell’assurdo, tanto da essere ingiustamente considerato dai suoi contemporanei, durante i primi anni di carriera, una sorta di dissennato pazzoide, qualità che, invece, lo condussero dritto nelle fauci di quella leggendaria genialità creativa che tanto lo caratterizzò.
“Il povero Piero”, secondo la lettura di Aurelio Ungaro, ripercorre le fila di una sceneggiatura ispirata all’idea di fare luce sulle umane ipocrisie, quelle che non serbano sentimenti puri, considerazione e riguardo o schietta commozione, verso la sofferenza, la debolezza del prossimo, nemmeno di fronte a momenti di particolare drammaticità come, nel caso specifico, quello della morte, ma solo la fredda indifferenza utile ad ostentare il vacuo e rude perbenismo alimentato dalla stramba pretesa di una superiorità platealmente sterile. Ancora c’imbattiamo in quel meccanismo che ci vuole compartecipi di un giuoco stravagante, il quale vede nell’etichetta e negli obblighi sociali l’irrinunciabile salvezza; ma anche in questo caso essa rappresenta di nuovo solo l’autentica finzione e, in virtù di tale argomentazione, non può salvare da nulla. Permette invece di porre le basi a certezze inalienabili, quali l’assurdità di taluni convincimenti e la loro inservibilità di fronte allo scopo ultimo della vita. Concetti serissimi che tuttavia Campanile diluiva e traduceva in satira, in macchiette davvero godibili sotto ogni punto di vista, ma che sul palco de Il Primo non pare, invero, di scorgere. E’ parso, al contrario, tutto ridotto ad una artigianale farsa, laddove si è riso gradevolmente e dove gli attori si sono spesso mostrati interpreti graziosi e gioviali. Ognuno di essi si è calato con scrupolosità nei panni del personaggio da identificare e ciò, tranne diverse occasioni di impappinamento lessicale – sulle quali non si può sorvolare se si vuole auspicare, con la dovuta onestà, un vero salto di pregio -, ha reso possibile il verificarsi di circostanze governate da genuino talento collettivo.
Napoli, teatro Il Primo, 18 aprile 2008
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