Autore: Annibale Ruccello Regia: Annibale Ruccello Compagnia/Produzione: Gli Ipocriti Cast: Isa Danieli, Luisa Amatucci, Lello Serao, Adriano Mottola
Descrizione
Il testo che ha rivelato fuori dalla ristretta cerchia dei suoi estimatori un giovane ma già grande drammaturgo napoletano morto troppo presto.
A dare voce al mondo visionario di Ruccello la più grande delle attrici partenopee, Isa Danieli, per uno spettacolo pensato come una dedica.
Capolavoro della drammaturgia di Annibale Ruccello, Ferdinando fu giudicato uno degli spettacoli più significativi della stagione ’85/’86 e lo stesso avvenne in occasione la ripresa, nel 1996, a dieci anni dal
“E non si chiamava neppure Ferdinando!” con questa battuta termina il “Ferdinando” di Annibale Ruccello, opera scritta in poco più di venti giorni partendo da questa battuta finale.
A vent’anni dalla scomparsa di colui che sarebbe stato definito la“ voce più interessante del teatro italiano”, Isa Danieli torna ad interpretare il ruolo di Donna Clotilde che Annibale Ruccello
scrisse appositamente per lei. La regia dello spettacolo, ripresa dalla stessa Danieli, è quella originale di Ruccello. La Compagnia “Gli Ipocriti” ed Isa Danieli hanno deciso di riportare in scena questo pluripremiato testo che fu giudicato uno degli spettacoli più significativi della stagione ‘85- ’86.
“Mi porto appesa al cuore un’assenza –sono le parole scritte dall’attrice- ed un dolce ricordo che non voglio qui raccontare; ma la voglia di raccontare una storia bellissima e amara in una lingua straordinaria, quella sì, è forte e caparbia. La racconterò senza forzature così come la raccontammo allora con Annibale...”.
La storia è ambientata in una decadente e decaduta villa della zona vesuviana, un anno prima della presa di Roma da parte dell’esercito italiano, luogo in cui si sono rintanate due donne: Donna Clotilde, una baronessa borbonica che dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie vi si è rifugiata serrandosi nel letto e nel dialetto come segno di disprezzo per la nuova cultura piccolo borghese, che si va affermando dopo l’unificazione, e donna Gesualda, sua compagna di “prigionia”, una cugina povera che svolge presso di lei l’ambiguo ruolo di infermiera/carceriera scandendo le giornate fra pasticche, acque termali e farmaci vari. Le due donne ricevono quotidianamente un ospite: il parroco del paese, Don Catellino, prete meschino ed ambiguo che ha traffici con la nuova classe politica in ascesa. Tutto sembra definitivo quando l’arrivo imprevisto e repentino di un giovane nipote di Donna Clotilde getterà lo scompiglio nella villa. Il nipote in questione è, appunto, Ferdinando, di una bellezza morbosa e strisciante, che riuscirà a conquistare lentamente tutti i protagonisti della storia, intrecciando promiscue relazioni con le due donne e con il prete, facendo così scoppiare tutte le contraddizioni ed i veleni sopiti sotto la polvere e le ragnatele.
Lo spettacolo emoziona e coinvolge , lascia una traccia sul cuore, suscita ricordi lontani , insegna , vibra, coinvolge con la sua “napoletanità” antica e nel contempo attuale.
La sensazione che personalmente ho avuto è stata quella di non essere a teatro, bensì di trovarmi dietro al buco di una serratura, dietro le “lastre” di una finestra a spiare un lontano pezzo di vita, di storia e d’amore.